Myanmar, grazia parziale per Aung San Suu Kyi: cadono 5 delle 19 condanne
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Grazia, parziale, per Aung San Suu Kyi. Ma la leader birmana “rimarrà agli arresti domiciliari”. Secondo la televisione di Stato, Suu Kyi ha diritto all'amnistia per cinque dei 19 capi d'accusa per i quali è stata giudicata colpevole. "Non sarà però liberata", dice una fonte anonima all’agenzia di stampa Reuters. Il portavoce della giunta, Zaw Min Tun, ha dichiarato che la grazia comporterà uno sconto di pena di sei anni.
Il regime militare potrebbe sfruttare la parziale grazia a Suu Kyi per provare a darsi una “ripulita” di immagine, mentre continua a governare un Paese finito sull’orlo di una guerra civile. Un segnale simbolico verso la comunità internazionale, ma nulla di concreto al momento.
Proprio ieri, infatt…
PECHINO - Grazia, parziale, per Aung San Suu Kyi. Ma la leader birmana “rimarrà agli arresti domiciliari”. Secondo la televisione di Stato, Suu Kyi ha diritto all'amnistia per cinque dei 19 capi d'accusa per i quali è stata giudicata colpevole. "Non sarà però liberata", dice una fonte anonima all’agenzia di stampa Reuters. Il portavoce della giunta, Zaw Min Tun, ha dichiarato che la grazia comporterà uno sconto di pena di sei anni.
Il regime militare potrebbe sfruttare la parziale grazia a Suu Kyi per provare a darsi una “ripulita” di immagine, mentre continua a governare un Paese finito sull’orlo di una guerra civile. Un segnale simbolico verso la comunità internazionale, ma nulla di concreto al momento.
Proprio ieri, infatti, la giunta ha annunciato l’estensione dello stato di emergenza per altri sei mesi, fino al 31 gennaio, facendo svanire le speranze di tenere le elezioni che erano state promesse ad agosto di quest’anno. Dopo aver estromesso il governo democraticamente eletto di Suu Kiy, lo stato di emergenza sarebbe dovuto durare un anno. Ma il governo militare lo ha prorogato di sei mesi in sei mesi per “motivi di sicurezza”. Lo stato di emergenza consente ai militari di assumere tutte le funzioni di governo, conferendo al capo del consiglio militare al potere, il generale Min Aung Hlaing, poteri legislativi, giudiziari ed esecutivi.
Arrestata nel febbraio del 2021 quando l’esercito prese il potere in Myanmar con un colpo di Stato, la premio Nobel per la pace Suu Kyi è stata condannata a 33 anni di carcere per una serie di accuse, tra cui corruzione, possesso illegale di walkie-talkie e mancato rispetto delle restrizioni sul coronavirus.
La settimana scorsa Suu Kyi è stata trasferita dalla prigione della capitale Naypyidaw e portata in un edificio governativo. Il provvedimento annunciato dalla giunta golpista fa parte di un'amnistia per più di 7mila prigionieri in occasione della Quaresima buddista. La giunta ha anche graziato l'ex presidente Win Myint, anch'egli arrestato dopo il golpe di due anni fa.
Precipitato sull’orlo di una guerra civile, da quando i militari hanno preso il potere in Myanmar secondo la Assistance Association for Political Prisoners più di 3.800 persone sono state uccise dalle forze governative fino ad oggi e oltre 19mila sono i detenuti. Un conflitto che, secondo le Nazioni Unite, ha causato più di un milione di sfollati.