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Caldo “brutale” negli Usa: dopo un mese con 48 gradi, presto a Phoenix un nuovo picco

Scese a 41, le temperature in Arizona torneranno a salire. Proprio alla vigilia del viaggio di Biden in uno dei più importanti swing-state d’America
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NEW YORK – Phoenix respira: si fa per dire. Dopo 31 giorni consecutivi a 48 gradi la temperature nella capitale dell’Arizona si è fatta più mite e oggi sono previsti 41 gradi “appena”. Ma il sollievo sarà solo temporaneo.

Da giovedì le temperature torneranno infatti a salire: nel weekend è previsto un nuovo picco, proprio alla vigilia del viaggio di Joe Biden in quello che è uno dei più importanti swing-state d’America, stato in bilico insomma (nel 2022 fu uno dei pilastri della sua vittoria, risultato contestatissimo da Donald Trump).

Un caldo “brutale” lo definiscono i giornali americani. E pazienza se gli abitanti della città chiamata come l’araba fenice capace di rinascere dalle sue ceneri, fondata dai pionieri nel 1867 in quella che non a caso si chiama Valle del Sole nella parte nor…

NEW YORK – Phoenix respira: si fa per dire. Dopo 31 giorni consecutivi a 48 gradi la temperature nella capitale dell’Arizona si è fatta più mite e oggi sono previsti 41 gradi “appena”. Ma il sollievo sarà solo temporaneo.

Da giovedì le temperature torneranno infatti a salire: nel weekend è previsto un nuovo picco, proprio alla vigilia del viaggio di Joe Biden in quello che è uno dei più importanti swing-state d’America, stato in bilico insomma (nel 2022 fu uno dei pilastri della sua vittoria, risultato contestatissimo da Donald Trump).

Un caldo “brutale” lo definiscono i giornali americani. E pazienza se gli abitanti della città chiamata come l’araba fenice capace di rinascere dalle sue ceneri, fondata dai pionieri nel 1867 in quella che non a caso si chiama Valle del Sole nella parte nord orientale del deserto di Sonora, sono abituati alle alte temperature.

La media a luglio tocca sempre i 40 gradi eppure la città prospera grazie all’importante sistema di canali – i primi 217 chilometri furono realizzati dai nativi della tribù Hohokam secoli fa – che ne hanno fanno un’importante centro agricolo a dispetto del clima (oggi è soprattutto un centro tecnologico, sede di importanti startup).

Il caldo quest’anno è però anomalo anche qui. Da oltre un mese il termometro registra almeno 45 gradi, record che batte quello del 1974, quando il caldo estremo durò 18 giorni consecutivi, elevando Phoenix sul triste podio di città più calda d’America (e fra le più calde al mondo). Un eccesso che sta mettendo a dura prova perfino una città abituata a quello altrove già considerato un inferno.

Gli ospedali, per dire, sono al limite: e scottature, colpi di sole, collassi hanno già mandando in tilt i pronto soccorsi. Il numero di morti è superiore alla media (già 274 legate all’ondata di calore), tanto che proprio come ai tempi del Covid si è dovuto ricorrere a camion frigoriferi per conservarne i corpi fino al funerale.

Le attività di una città culturalmente e lavorativamente vivace sono ai minimi termini, in strada non si respira. I condizionatori stressati ai limiti della loro potenza vanno continuamente in blocco. I residenti, manco a dirlo, sono psicologicamente al limite: e i giornali locali sono pieni di storie di persone che affermano di volersi trasferire altrove.

Ma chi soffre di più sono senz’altro i senza tetto. Rifugi e motel messi a disposizione della municipalità sono strapieni: e lasciano fuori tanti che di giorno si rifugiano nei centri commerciali, ma la notte letteralmente boccheggiano.

A patire non sono però solo gli esseri umani. Il caldo è così eccessivo da far morire perfino i “saguaro”, i cactus giganti tipici del deserto di Sonora, non lontano da Phoenix solitamente capaci di vivere fino a 200 anni e invece si stanno seccando insieme ad altre piante grasse resistenti alle alte temperature, come l’agave e i cespugli di creosoto.

Non essendoci sollievo neanche di notte, spiegano gli studiosi del Desert Botanical Garden, le piante non riescono infatti a “raffreddarsi”, si disidratano e sono più soggette a infezioni e agli attacchi da parte degli insetti.

Lunedì President Biden, “fresco” di una settimana di vacanze nel suo Delaware, sarà proprio in Arizona (e poi in New Mexico e Utah). Un viaggio originariamente organizzato per promuovere i primi risultati del suo Inflation Reduction Act firmato esattamente un anno fa: il maggior investimento mai fatto dagli Usa per combattere insieme inflazione e cambiamenti climatici, un investimento di circa 370 miliardi di dollari proprio per ridurre le emissioni di gas serra del 40 per cento entro la fine del decennio.

Una sorta di inizio di campagna elettorale, insomma, per ricordare agli elettori che l’economia statunitense è in crescita (del 2,4 per cento, meglio del previsto nel secondo trimestre) e l'inflazione drasticamente in calo rispetto ai massimi del 2022, ottimi risultati, di cui però, secondo gli analisti per ora gli elettori non vedono.

Ma il caldo soffocante e persistente che lo accoglierà in Arizona lo costringerà ad affrontare principalmente l’aspetto climatico del Ira: nel Sud degli Stati Uniti, come nel resto del mondo, non c’è più tempo.

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