Niger, al via oggi l’evacuazione dei cittadini francesi. Tajani: “Volo speciale per i connazionali”
di Leonardo MartinelliTUNISI – Evacuazione immediata: vista la situazione sempre più tesa e pericolosa in Niger (e l’aggressività esplicita nei confronti degli ex colonizzatori), la Francia ha deciso stamani di evacuare i propri cittadini dal Paese, ormai nelle mani di una giunta militare, dopo il golpe iniziato lo scorso mercoledì. Già nella tarda mattinata i primi aerei militari cominceranno a decollare dall’aeroporto civile di Niamey, la capitale, in direzione di Parigi. Abdourahmane Tiani, il nuovo uomo forte del Niger, ha accettato di aprire eccezionalmente lo spazio aereo, dopo aver deciso nei giorni scorsi di bloccare entrate e uscite dal territorio nazionale.
L’operazione è prevista su due giorni. L’obiettivo delle autorità francesi è di portare fuori dal Niger 1500 per…
TUNISI – Evacuazione immediata: vista la situazione sempre più tesa e pericolosa in Niger (e l’aggressività esplicita nei confronti degli ex colonizzatori), la Francia ha deciso stamani di evacuare i propri cittadini dal Paese, ormai nelle mani di una giunta militare, dopo il golpe iniziato lo scorso mercoledì. Già nella tarda mattinata i primi aerei militari cominceranno a decollare dall’aeroporto civile di Niamey, la capitale, in direzione di Parigi. Abdourahmane Tiani, il nuovo uomo forte del Niger, ha accettato di aprire eccezionalmente lo spazio aereo, dopo aver deciso nei giorni scorsi di bloccare entrate e uscite dal territorio nazionale.
L’operazione è prevista su due giorni. L’obiettivo delle autorità francesi è di portare fuori dal Niger 1500 persone, tra le quali in realtà solo 850 francesi, gli altri sono i cittadini di altri Paesi. Intanto la Farnesina, con il ministro Tajani, fa sapere che un volo speciale è stato messo a disposizione dei connazionali.
Rimarranno, invece, almeno per il momento, i 1500 soldati francesi presenti nel Niger e qui trasferiti l’anno scorso dal Mali, dopo che anche quel Paese era passato sotto il dominio di una giunta militare (e sotto l’influenza della Russia e dei mercenari di Wagner). Intanto la Farnesina dice a Repubblica che "non vogliamo parlare di evacuazione", anche se la situazione e potrebbe evolvere già nelle prossime ore.
Parigi (al pari di un ampio e deciso fronte internazionale) continua a sostenere Mohamed Bazoum, il presidente destituito (ma che non si è ancora dimesso: resta prigioniero dei militari nella sua residenza ufficiale). La giunta, ieri, ha addirittura accusato la Francia di voler “intervenire militarmente”, opzione che è stata smentita ieri sera da Catherine Colonna, ministra degli Esteri. “È una falsità – ha detto -. Bisogna smontare queste fake news e non cadere nelle provocazioni”, accennando agli slogan anti-francesi che sono stati scanditi domenica (assieme ai “Viva Putin”) in una manifestazione di sostenitori della giunta (tra cui tanti giovani, che in questo Paese poverissimo credono in questo cambiamento di regime). In quell’occasione varie persone avevano appiccato il fuoco all’esterno della sede diplomatica e avevano tentato di entrarvi, prima di essere disperse con i lacrimogeni.
Intanto lunedì sera il Burkina Faso e il Mali, che confinano con il Niger e sono già caduti sotto il potere di golpisti militari filorussi, hanno dichiarato che qualsiasi intervento militare con l’obiettivo di rimettere al potere Bazoum sarebbe considerato come “una dichiarazione di guerra” nei loro confronti e provocherebbe “l’adozione di misure di legittima difesa a sostegno delle forze armate e del popolo del Niger”. Domenica un vertice straordinario della Comunità degli Stati dell’Africa dell’Ovest (Ecowas) aveva deciso la “sospensione immediata di tutte le transazioni commerciali e finanziarie” con il Niger e fissato un ultimatum di una settimana: se entro quella scadenza Bazoum non ritornerà al potere, ci sarà il “ricorso alla forza”. Gli interventi militari sono rari (l’ultimo in Gambia per permettere al presidente eletto di essere insediato), ma apparentemente l’Ecowas, che già ha dovuto sospendere l’adesione di Mali, Guinea e Burkina Faso, tra il 2021 e il 2022, per i golpe militari vissuti da questi Paesi, non vuole perdere anche una pedina così importante per la strategia occidentale come il Niger.
Nell’ambito dell’escalation in atto a Niamey, ieri la giunta ha disposto l’arresto di quattro ministri del Governo del presidente Bazoum, tra cui quello del Petrolio, Abba Sani Issoufou, figlio di Mahmadou Issoufou, predecessore e mentore politico di Bazoum. I due avevano fondato nel 1990 il Partito nigerino per la democrazia e il socialismo, finora al potere. Issoufou è un personaggio molto rispettato in Niger, che stava cercando di mediare tra Bazoum e Tiani. Quest’ultimo è il capo della Guardia presidenziale dal 2011, quando proprio Issoufou, appena eletto presidente, lo aveva nominato alla guida di questo corpo militare, che aveva creato quell’anno. Tiani era poi rimasto sempre fedele a Issoufou. Nel 2021, quando Bazoum aveva preso il potere, democraticamente eletto, aveva deciso di confermare Tiani in quel ruolo. Ma negli ultimi mesi la situazione era degenerata fra i due e Bazoum pensava di rimuoverlo. Sarebbe una delle ragioni del golpe, l’intenzione del generale Tiani di restare in sella.