Niger, il golpe continua: arrestati quattro ministri. Parigi ordina l’evacuazione dei cittadini francesi da Niamey
di Leonardo MartinelliTunisi — Nonostante a livello internazionale si rafforzi il fronte contro i golpisti, i militari che hanno preso il potere in Niger non demordono e reagiscono in maniera sempre più dura. Ieri hanno arrestato quattro ministri del Governo di Mohamed Bazoum, il presidente che è stato destituito (ma che in realtà non si è dimesso e resta prigioniero dei militari all’origine del putsch, nella sua residenza ufficiale).
Abdourahmane Tiani, il nuovo uomo forte di Niamey, e l’intera giunta stanno rapidamente adottando una retorica ostile alla Francia, ex potenza colonizzatrice, che coincide con un certo sentimento popolare, da tempo alimentato insidiosamente dagli specialisti di Wagner sui social. E che già ha funzionato negli ultimi anni a sostegno dei colpi di Stato prima in Mali e poi nel Burkina Faso, passati dall’orbita occidentale a quella russa.
I golpisti, in una dichiarazione letta alla televisione nazionale, hanno accusato i francesi di voler «intervenire militarmente» per rimett…
Tunisi — Nonostante a livello internazionale si rafforzi il fronte contro i golpisti, i militari che hanno preso il potere in Niger non demordono e reagiscono in maniera sempre più dura. Ieri hanno arrestato quattro ministri del Governo di Mohamed Bazoum, il presidente che è stato destituito (ma che in realtà non si è dimesso e resta prigioniero dei militari all’origine del putsch, nella sua residenza ufficiale).
Abdourahmane Tiani, il nuovo uomo forte di Niamey, e l’intera giunta stanno rapidamente adottando una retorica ostile alla Francia, ex potenza colonizzatrice, che coincide con un certo sentimento popolare, da tempo alimentato insidiosamente dagli specialisti di Wagner sui social. E che già ha funzionato negli ultimi anni a sostegno dei colpi di Stato prima in Mali e poi nel Burkina Faso, passati dall’orbita occidentale a quella russa.
I golpisti, in una dichiarazione letta alla televisione nazionale, hanno accusato i francesi di voler «intervenire militarmente» per rimettere al potere Bazoum e, «con la complicità di alcuni nigerini, di aver tenuto una riunione alla sede della Guardia nazionale del Niger per ottenere le necessarie autorizzazioni». Parigi ha smentito in maniera secca.
Questa mattina, “di fronte al deterioramento della situazione”, Parigi ha ordinato l’evacuazione dei cittadini francesi da Niamey, "molto presto e in pochissimo tempo". Lo ha riferito il sito di Le Figaro, citando un messaggio dell'ambasciata francese a Niamey in cui si annuncia che "si sta preparando un'operazione di evacuazione per via aerea" dopo il golpe della scorsa settimana. La mossa solleva interrogativi anche per gli altri occidentali che si trovano ora a Niamey. Su richiesta di Repubblica la Farnesina fa sapere che per ora l’Italia non parla di “evacuazione”.
La Francia ha negato pure le informazioni per cui avrebbe utilizzato “mezzi letali” per disperdere le migliaia di manifestanti, che si erano materializzati domenica dinanzi alla sua ambasciata. Sventolavano bandiere russe e cartelli con scritto “Abbasso la Francia” e “Viva Putin” e avevano appiccato al fuoco all’entrata e tentato di penetrare all’interno. Secondo alcuni responsabili nigerini presenti sul posto, il personale di sicurezza della sede diplomatica avrebbe sparato contro la folla. Ancora fake news, secondo Parigi.
Intanto, dopo che già la Francia e l’Ue avevano congelato i loro aiuti allo sviluppo e quelli finanziari diretti, ieri la Germania e la Spagna hanno fatto altrettanto. A livello internazionale si conferma il pugno duro contro Tiani e compagnia, perfino al di là delle aspettative. Domenica un vertice straordinario della Comunità degli Stati dell’Africa dell’Ovest (Ecowas) aveva deciso la sospensione «immediata» di «tutte le transazioni commerciali e finanziarie» con il Niger e fissato un ultimatum di una settimana: se entro quella scadenza Bazoum non ritornerà al potere, ci sarà il «ricorso alla forza».
Gli interventi militari dell’organizzazione sono rari (l’ultimo fu in Gambia nel 2017, per permettere al presidente eletto di prendere le sue funzioni), ma apparentemente l’Ecowas, che già ha dovuto sospendere l’adesione di Mali, Guinea e Burkina Faso, tra il 2021 e il 2022, per i golpe militari, non vuole perdere anche una pedina così importante per la strategia occidentale come il Niger.
La nuova giunta di Niamey, comunque, insiste. Ieri ha arrestato quattro ministri del Governo di Bazoum (quelli degli Interni, del Petrolio, delle Miniere e dei Trasporti), un ex ministro e il capo del Partito nigerino per la democrazia e il socialismo, al potere con Bazoum (lui stesso ne era stato uno dei fondatori nel 1990). A proposito, per la prima volta dall’inizio del colpo di Stato, mercoledì scorso, è stata diffusa una sua foto, a dire il vero sorridente.
L’ha postata su Facebook Mahamat Idriss Déby Itno, presidente del Ciad, che l’ha incontrato nella sua residenza. Déby Itno, che sta cercando di mediare, è andato a Niamey e ha postato poi una foto pure con il generale Tiani, che ha incontrato a ruota. Ieri, dopo giorni di silenzio, la Russia si è espressa esplicitamente su quanto sta accadendo nel Niger. Il Cremlino ha invocato «il rapido ripristino dello stato di diritto» e si è smarcato da Prigozhin: «non abbiamo la stessa linea». Senza, però, specificare se Bazoum deve ritornare al potere. Ieri, intanto, con discrezione, a Niamey è arrivato Ibrahim Traoré, presidente (golpista) del Burkina Faso.