Germania, operazione “costi veri”: il supermercato aumenta il prezzo dei prodotti per tener conto dell’impatto ambientale
dal nostro corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO – Quanto costerebbe un piatto popolarissimo in Germania come i würstel se si aggiungessero i costi ecologici? Se si assorbissero nel prezzo gli oneri per renderlo meno dannoso per la natura e per l’uomo? Il discounter Penny ha tentato l’esperimento e il risultato fa già discutere. Perché rischia di essere un boomerang.
L’operazione “Costi veri” è stata annunciata in pompa magna e campeggia sulla homepage del famoso ipermercato. Durerà una settimana e funzionerà così. A nove prodotti verrà applicato in tutte le 2.150 filiali tedesche un prezzo che Penny considera pieno, ossia comprensivo delle spese che si sostengono lungo la filiera produttiva per proteggere l’ambiente e la salute.
In altre parole, lo scontrino assorbe la quota di sostanze nocive che vengono emesse durante la produzione (e non le eventuali conseguenze sulla salute del consumo dei würstel o altri prodotti poco sani). Insomma, l’uso di pesticidi, le emissioni di Co2, eccetera.
BERLINO – Quanto costerebbe un piatto popolarissimo in Germania come i würstel se si aggiungessero i costi ecologici? Se si assorbissero nel prezzo gli oneri per renderlo meno dannoso per la natura e per l’uomo? Il discounter Penny ha tentato l’esperimento e il risultato fa già discutere. Perché rischia di essere un boomerang.
L’operazione “Costi veri” è stata annunciata in pompa magna e campeggia sulla homepage del famoso ipermercato. Durerà una settimana e funzionerà così. A nove prodotti verrà applicato in tutte le 2.150 filiali tedesche un prezzo che Penny considera pieno, ossia comprensivo delle spese che si sostengono lungo la filiera produttiva per proteggere l’ambiente e la salute.
In altre parole, lo scontrino assorbe la quota di sostanze nocive che vengono emesse durante la produzione (e non le eventuali conseguenze sulla salute del consumo dei würstel o altri prodotti poco sani). Insomma, l’uso di pesticidi, le emissioni di Co2, eccetera.
Quattrocento grammi di würstel costeranno per una settimana 6,01 e non 3,19 euro, l’88% in più; un pacco da 300 grammi di formaggio tipo groviera 4,84 invece di 2,49 euro, il 94% in più, e così via. Lo scopo dell’operazione è dimostrare, al contrario, che nei prodotti biologici la differenza tra i due prezzi è minima. Lo schnitzel vegano, ad esempio, costerà solo qualche centesimo in più: 2,83 contro 2,69 euro; lo yoghurt biologico 1,56 invece di 1,19 euro.
Ma in tempi di inflazione alta, un’operazione del genere è piuttosto discutibile. Rischia solo di alimentare l’ansia nei consumatori già vessati da prezzi che lo scorso autunno sono aumentati in media del 10% al mese, in Germania. E l’obiettivo, quello di sensibilizzare i clienti sull’uso di prodotti bio e vegani, o invogliarli a pagare di più per i prodotti "tossici”, rischia di finire in secondo piano.
Al contrario, l’operazione sembra un lamento sui costi sostenuti dalle imprese per rendere i prodotti sostenibili. Ed è quasi un invito a chi non può permettersi prodotti sani ad arrabbiarsi con il governo o con la Ue che impongono, giustamente, determinati vincoli sui prodotti alimentari per non avvelenare l’ambiente e non compromettere la salute dei cittadini.