Bicicletta, famiglia e legge: ecco chi è Jack Smith, il super procuratore che ha incriminato Trump
dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK – Rapido, indipendente, aggressivo. L’uomo che ha incriminato due volte Donald Trump (prima per le carte riservate sottratte alla Casa Bianca e ritrovate in un gabinetto del resort di Mar-a-Lago e ora per l’incitamento alla rivolta del 6 gennaio), il super procuratore Jack Smith, è di quelli che non guardano in faccia nessuno, almeno a giudicare dalla sua storia.
Cinquantaquattro anni e tre uniche passioni, il lavoro, la famiglia – sua moglie è la filmmaker Katy Chevigny, che fra gli altri ha prodotto “Becoming”, il documetario su Michelle - e il ciclismo, è un veterano del Dipartimento di Giustizia dalle poche parole e dalla carriera inappuntabile, che in passato si è occupato di liti sanitarie, abusi della polizia, corruzione e crimini di guerra.
«Se fossi uno che si lascia intimorire dal rischio di perdere una causa in tribunale, dovrei trovarmi un altro lavoro», ha detto in una delle sue rare interviste. E il ministro della Giustizia Merrick Garland lo scorso novembre l…
NEW YORK – Rapido, indipendente, aggressivo. L’uomo che ha incriminato due volte Donald Trump (prima per le carte riservate sottratte alla Casa Bianca e ritrovate in un gabinetto del resort di Mar-a-Lago e ora per l’incitamento alla rivolta del 6 gennaio), il super procuratore Jack Smith, è di quelli che non guardano in faccia nessuno, almeno a giudicare dalla sua storia.
Cinquantaquattro anni e tre uniche passioni, il lavoro, la famiglia – sua moglie è la filmmaker Katy Chevigny, che fra gli altri ha prodotto “Becoming”, il documetario su Michelle - e il ciclismo, è un veterano del Dipartimento di Giustizia dalle poche parole e dalla carriera inappuntabile, che in passato si è occupato di liti sanitarie, abusi della polizia, corruzione e crimini di guerra.
«Se fossi uno che si lascia intimorire dal rischio di perdere una causa in tribunale, dovrei trovarmi un altro lavoro», ha detto in una delle sue rare interviste. E il ministro della Giustizia Merrick Garland lo scorso novembre lo ha scelto proprio per questo: in virtù della sua esperienza nel condurre casi ad alto rischio contro entità e politici di peso, negli Stati Uniti e pure all’estero, secondo “special consuel” - procuratore speciale, cioè - ad indagare su Trump cinque anni dopo Robert Mueller. Sì, l’ex capo dell’Fbi cui toccò il compito di scandagliare la melma del “Russiagate” mentre The Donald era ancora alla Casa Bianca, salvo poi partorire con un dossier pieno di dubbi ma senza certezze.
Garland aveva chiamato Smith proprio per assicurare un’indagine indipendente: giacché lui, ministro nominato da Biden, presidente in cerca di nuovo mandato nel 2024, poteva essere tacciato di conflitto d’interesse.
Nato il 5 giugno 1969, John Luman Smith, è cresciuto a Clay, sobborgo di Syracuse, New York. Ha studiato in un’università pubblica, la State University of New York di Oneonta, non lontano dalla capitale dello stato, Albany, e grazie a voti altissimi e a una laurea con lode è entrato nella prestigiosissima Harvard. Dopo ha però fatto comunque una lunga gavetta: occupandosi di contenzioni sanitari, crimini violenti, frodi finanziarie e corruzione pubblica. Distinguendosi fin da subito, dicono gli ex colleghi che già ne alimentano la leggenda: così preciso e concentrato, che gli avvocati consigliavano ai praticanti di seguire i suoi processi e prendere appunti.
La sua prima indagine veramente importante, è stata quella sulla brutale aggressione di Abner Louima, immigrato haitiano che nel 1997 fu stuprato dalla polizia in un commissariato di Brooklyn con un manico di scopa. In seguito è approdato al Dipartimento di Giustizia. Dal 2008 al 2010 ha lavorato per l'International Criminal Court all'Aia, ma il Dipartimento lo ha richiamato per guidare la Public Integrity Section, l'unità per l'integrità pubblica, dove, dal 2010 al 2015, ha guidato soprattutto indagini su politici corrotti. Tra questi, pure il deputato repubblicano Rick Renzi, perdonato da Trump nelle ultime ore della sua presidenza. Nel 2018 è tornato all'Aia per occuparsi dei crimini di guerra in Kosovo. Ed era proprio in Olanda che viveva quando a novembre Garland lo ha richiamato in patria.
La sua competitività non si limita alla legge. Appassionato maratoneta e ciclista dal 2002 fa gare di triathlon (pure se come nuotatore è un po’ debole) partecipando a competizioni in Germania, Brasile, Canada e Danimarca. Nello sport non è stato sempre fortunato. Anni fa è stato investito da un camion mentre andava in bicicletta, fratturandosi gravemente il bacino. E pure il suo rientro a Washington è stato ritardato da un incidente in bici che lo ha costretto a restare in Europa qualche settimana di più. Per i repubblicani è il nuovo nemico numero uno, e già lo accusano di essere politicizzato. Ma lui non ci bada.