Papa Francesco a Lisbona: “L’Europa trovi vie creative per la pace in Ucraina”
dal nostro inviato Iacopo ScaramuzziLISBONA- Dinanzi al Palàcio Nacional de Belém papa Francesco assiste pensieroso agli onori militari che si protraggono. Sfilano i soldati, una nave militare ormeggiata a largo esplode le cannonate a salve. Il palazzo presidenziale affaccia sul fiume Tago, che pochi chilometri oltre sfocia sull’oceano: da lì partirono i conquistadores, il piazzale è dominato dalla statua di Alfonso de Albuquerque, l’ammiraglio che iniziò l’impero delle Indie, poco più là sorge il monumento dedicato a Enrico il Navigatore che da qui salpò per conquistare il “nuovo mondo”. Pochi mesi fa un francobollo emesso dall’ufficio filatelico vaticano sostituiva il sovrano che precede i soldati con la figura del Papa che guida i ragazzi della Giornata mondiale della gioventù (Gmg): fu ritirato in 24 ore, evocava il colonialismo e per giunta con il primo Papa latino-americano della storia. Un cortocircuito. Passato e presente si intrecciano a Lisbona e Jorge Mario Bergoglio cita la storia per suggerire gli errori ch…
LISBONA- Dinanzi al Palàcio Nacional de Belém papa Francesco assiste pensieroso agli onori militari che si protraggono. Sfilano i soldati, una nave militare ormeggiata a largo esplode le cannonate a salve. Il palazzo presidenziale affaccia sul fiume Tago, che pochi chilometri oltre sfocia sull’oceano: da lì partirono i conquistadores, il piazzale è dominato dalla statua di Alfonso de Albuquerque, l’ammiraglio che iniziò l’impero delle Indie, poco più là sorge il monumento dedicato a Enrico il Navigatore che da qui salpò per conquistare il “nuovo mondo”. Pochi mesi fa un francobollo emesso dall’ufficio filatelico vaticano sostituiva il sovrano che precede i soldati con la figura del Papa che guida i ragazzi della Giornata mondiale della gioventù (Gmg): fu ritirato in 24 ore, evocava il colonialismo e per giunta con il primo Papa latino-americano della storia. Un cortocircuito. Passato e presente si intrecciano a Lisbona e Jorge Mario Bergoglio cita la storia per suggerire gli errori che non andrebbero ripetuti: il nazionalismo, il colonialismo, la guerra.
“Anziano continente”
La Gmg può essere “per il vecchio continente – possiamo dire l’anziano continente – un impulso di apertura universale”, ha detto Francesco nell’incontro con le autorità portoghesi al centro culturale di Belém. Proprio a Lisbona fu firmato nel 2007 il trattato che impegnava l’Unione europea a impegnarsi per la pace, lo sviluppo sostenibile, la tutela dei diritti umani, ha ricordato il Papa, che ha mutuato il lessico dell’esplorazione nei mari per domandare all’Europa: “Verso dove navighi, se non offri percorsi di pace, vie creative per porre fine alla guerra in Ucraina e ai tanti conflitti che insanguinano il mondo? E ancora, allargando il campo: quale rotta segui, Occidente? La tua tecnologia, che ha segnato il progresso e globalizzato il mondo, da sola non basta; tanto meno bastano le armi più sofisticate, che non rappresentano investimenti per il futuro, ma impoverimenti del vero capitale umano, quello dell’educazione, della sanità, dello stato sociale”.
Non solo Occidente
Dalla “capitale più a ovest dell’Europa continentale”, Bergoglio ha parlato di “un multilateralismo più ampio del solo contesto occidentale”. In un paese naturalmente atlantista, per posizione geografica e cultura, ha sottolineato che il mondo ha bisogno “di vera Europa”: “Ha bisogno del suo ruolo di pontiere e di paciere nella sua parte orientale, nel Mediterraneo, in Africa e in Medio Oriente”.
“Tornerò ringiovanito”
Francesco, 86 anni, è il Papa più anziano di una Gmg: nel 2002 a Toronto Giovanni Paolo II aveva 82 anni, Benedetto XVI a Madrid nel 2011 ne aveva 84. L’agenda è serrata, undici discorsi in cinque giorni, incontri continui, una trasferta al santuario di Fatima sabato mattina. Gli acciacchi si fanno sentire, ma dopo l’operazione di giugno anziché rallentare Bergoglio ha accelerato. Consapevole che il tempo passa spinge sul pedale delle riforme. “Tornerò ringiovanito”, ha assicurato ai giornalisti sul volo da Roma.
Spera che i giovani di Lisbona, meno numerosi che nelle precedenti edizioni, contribuiscano a scuotere la Chiesa e la società. Indica con schiettezza i problemi, dall’inquinamento che trasforma “le grandi riserve di vita in discariche di plastica”, alle minacce alla vita umana (“Verrebbe anche qui da dire: verso dove navigate, Europa e Occidente, con lo scarto dei vecchi, i muri col filo spinato, le stragi in mare e le culle vuote?”).
L’incontro con le vittime di abusi
Ai vescovi e ai sacerdoti che a sera incontra al monastero “dos Jerònimos” raccomanda di non farsi prendere “dalla tristezza dolciastra e dal cinismo ironico” di fronte al secolarismo, al calo di vocazioni, nonché alla “rabbia” per gli abusi sessuali, che anche nella Chiesa portoghese hanno abbondato, e al “grido di dolore delle vittime, sempre – ha precisato – da accogliere e da ascoltare”.
Di lì a poco, nella sede della nunziatura apostolica, Francesco ha ricevuto un gruppo di 13 persone, vittime di abuso da parte di membri del clero, accompagnate da alcuni rappresentanti delle istituzioni della Chiesa portoghese incaricate della tutela dei minori. “L’incontro – ha riferito la sala stampa della Santa Sede – si è svolto in un clima di intenso ascolto ed è durato più di un’ora, concludendosi poco dopo le 20.15”.
Una commissione indipendente incaricata dalla conferenza episcopale portoghese ha pubblicato un rapporto, a febbraio del 2023, che ha certificato 512 testimonianze, su un totale di 564 ricevute, relative a casi avvenuti tra il 1950 e il 2022. Jorge Mario Bergoglio, che nel 2019 ha voluto in Vaticano un vertice sugli abusi con i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo, ha già incontrato vittime di abusi avvenuti in diverse circostanze, in particolare durante un viaggio in Irlanda, sempre nel 2018, e poi, a Roma, le vittime di un noto prete abusatore cileno, Fernando Karadima, e più di recente un gruppo vittime inglesi di religiosi comboniani.
Oltre le bandiere
“Lisbona può suggerire un cambio di passo”, sostiene in un discorso impreziosito da citazioni del poeta Fernando Pessoa e dello scrittore José Saramago. “Se da molte parti oggi si respira un clima di protesta e insoddisfazione, terreno fertile per populismi e complottismi”, insiste, “la Giornata mondiale della gioventù è occasione per costruire insieme”. Lungo le strade della capitale portoghese lo salutano folle di ragazzi punteggiate dalle bandiere degli oltre duecento paesi presenti, dall’Italia agli Stati Uniti, dalla Polonia al Brasile alle Filippine. Bandiere nazionali di un popolo che il Papa invita a guardare oltre i confini, verso l’oceano, un orizzonte più largo, perché “sembra che le ingiustizie planetarie”, avverte, “le guerre, le crisi climatiche e migratorie corrano più veloci della capacità, e spesso della volontà, di fronteggiare insieme tali sfide”.