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La polizia sulle proteste in Francia: “È una guerra”. E la sinistra insorge: “Clima da sedizione”

(afp)
Alliance e Unsa Police hanno affidato la loro rabbia per le rivolte scatenate dopo l’uccisione di Nahel a un comunicato che ha acceso lo scontro politico nel Paese
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NANTERRE – «Orde di selvaggi», «parassiti» da «combattere». E ancora: «I poliziotti sono in battaglia perché questa è una guerra». E infine: «Domani, faremo la resistenza e il governo dovrà prenderne coscienza». Due dei principali sindacati di polizia francese, Alliance e Unsa Police, hanno affidato la loro rabbia per le rivolte scatenate dopo l’uccisione di Nahel a un comunicato che ha acceso lo scontro politico in una Francia già incandescente.

La sinistra si è scagliata contro le associazioni di categoria denunciando una «minaccia di sedizione». Il leader della France Insoumise Jean-Luc Mélenchon ha parlato di un’invocazione alla guerra civile che rischia di diventare «un comportamento omicida».

Dallo stesso partito, il deputato Ugo Bernalicis ha chiesto una sanzione per «istigazione ad armarsi contro l’autorità dello Stato» mentre il deputato Frédéric Mathieu e l’eurodeputata Karima Deli hanno annunciato di voler sporgere denuncia.

«Non sono parole troppo violente, descrivo…

NANTERRE – «Orde di selvaggi», «parassiti» da «combattere». E ancora: «I poliziotti sono in battaglia perché questa è una guerra». E infine: «Domani, faremo la resistenza e il governo dovrà prenderne coscienza». Due dei principali sindacati di polizia francese, Alliance e Unsa Police, hanno affidato la loro rabbia per le rivolte scatenate dopo l’uccisione di Nahel a un comunicato che ha acceso lo scontro politico in una Francia già incandescente.

La sinistra si è scagliata contro le associazioni di categoria denunciando una «minaccia di sedizione». Il leader della France Insoumise Jean-Luc Mélenchon ha parlato di un’invocazione alla guerra civile che rischia di diventare «un comportamento omicida».

Dallo stesso partito, il deputato Ugo Bernalicis ha chiesto una sanzione per «istigazione ad armarsi contro l’autorità dello Stato» mentre il deputato Frédéric Mathieu e l’eurodeputata Karima Deli hanno annunciato di voler sporgere denuncia.

«Non sono parole troppo violente, descrivono soltanto quello che sta succedendo nella realtà. Capisco che qualcuno possa sentirsi scosso ma siamo poliziotti sindacalisti e abbiamo il dovere di raccontare la verità», dice Cristophe Crepin, del sindacato minore Pro Police, difendendo i colleghi.

«Per trovare una soluzione definitiva dobbiamo iniziare a chiamare le cose con il loro nome — aggiunge Crepin che ha lavorato durante le rivolte del 2005 e nota come le nuove generazioni di manifestanti siano cambiate. «Sono dei bambini che scendono in strada e spaccano una vetrina soltanto per pubblicare un video sui social network. Non hanno ideali. Non possiamo certo dire che questi casseur sono dei ragazzini gentili che vanno a fare shopping».

Ora però persino alcuni rappresentanti della corporazione hanno preso distanza dal documento della discordia costringendo Alliance e Unsa a chiarirsi. «Siamo in guerra è un’immagine di quello che i nostri colleghi devono sopportare sul campo» e poi «quando parliamo di resistenza intendiamo la resistenza sindacale».

Un momento difficile per i sindacati di polizia già nel ciclone dopo il tweet dell’organizzazione di destra France Police che si congratulava con gli agenti coinvolti nell’omicidio di Nahel perché «neutralizzando il veicolo hanno protetto la loro vita e quella degli altri». Immediata la reazione del ministro dell’Interno Gérald Darmanin che ha chiesto lo scioglimento dell’associazione definendola un “corpuscolo” che non rappresenta la polizia.

«Non commento», risponde Crepin che in passato ha lavorato anche per Unsa e France Police ma ci tiene a poter aggiungere un’ultima riflessione. «Quello che sta succedendo con le rivolte non ha niente a che vedere con la morte del giovane Nahel sulla quale la magistratura deve poter aver il tempo di indagare con tutta calma». 

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