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Larry Sabato: “Ora per Trump è più facile la corsa per la nomination, ma l’America non lo voterà”

(afp)
“Comunque vada, i repubblicani sono soggiogati da lui. Temo nuove violenze. La base è composta da fanatici, sono come un culto”. L’intervista al capo del Center for Politics
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NEW YORK — “Quella formulata da Smith è un’incriminazione solida, più seria delle precedenti. Il tentativo di annullare la volontà popolare e impedire il pacifico trasferimento di potere operato da Trump, d’altronde, ci riguarda tutti. Fu un attacco al cuore della democrazia. Se avesse avuto successo, oggi l’America sarebbe un Paese autoritario”.

Larry Sabato, 70 anni, è il politologo a capo del Center for Politics dell’Università della Virginia, autore di numerosi saggi e di una influente newsletter sempre ricca di informazioni politiche, la Sabato’s Crystal Ball.

Quanto influirà la nuova incriminazione sul futuro politico di Trump?

“Per lui è cosa buona e cattiva insieme. È in cima ai sondaggi del suo p…

NEW YORK — “Quella formulata da Smith è un’incriminazione solida, più seria delle precedenti. Il tentativo di annullare la volontà popolare e impedire il pacifico trasferimento di potere operato da Trump, d’altronde, ci riguarda tutti. Fu un attacco al cuore della democrazia. Se avesse avuto successo, oggi l’America sarebbe un Paese autoritario”.

Larry Sabato, 70 anni, è il politologo a capo del Center for Politics dell’Università della Virginia, autore di numerosi saggi e di una influente newsletter sempre ricca di informazioni politiche, la Sabato’s Crystal Ball.

Quanto influirà la nuova incriminazione sul futuro politico di Trump?

“Per lui è cosa buona e cattiva insieme. È in cima ai sondaggi del suo partito e dipingersi come vittima lo aiuterà nella corsa alla nomination. Ma le elezioni sono un’altra cosa. Gli americani tengono alla loro democrazia: non lo voteranno. Certo, ho letto anch’io il sondaggio del New York Times secondo cui oggi è testa a testa con Biden. Ma questo dipende più dalla debolezza di Joe che dalla forza di Donald: alla fine perderà”.

Nel partito repubblicano c’è ancora qualcuno in grado di competere con Trump? Chi sperava in DeSantis rischia di restare deluso.

“Variabili sono ancora possibili. Ho imparato che, quando sono in gioco figure controverse, non bisogna cercare di indovinare con troppo anticipo cosa riserva il futuro. Sì, Trump è 37 punti avanti a Ron DeSantis, il suo competitor più importante. Ma figure come Tim Scott e Vivek Ramaswamy stanno iniziando ad emergere. Il problema, semmai, è un altro…"

Prego.

“Comunque vada, i repubblicani sono soggiogati da Trump. Resterà in gara solo chi non lo ha mai criticato apertamente e promette di graziarlo in caso di vittoria. Per questo DeSantis si è precipitato a dire che i giudici di Washington sono di parte e il processo va spostato, per questo gli altri tacciono. Hanno paura di Donald: e ancor di più della sua base, rancorosa e violenta. Il che rende ogni potenziale vincitore repubblicano eticamente inadatto a guidare il Paese”.

Teme nuove violenze?

“La sua base è composta da fanatici. Gente con cui non si può ragionare: credono solo alle loro fonti d’informazione, per quanto assurde siano, e a ciò che il loro leader dice. Sono assimilabili a un culto. Non vale per tutti i repubblicani, certo, ma per lo zoccolo duro di sostenitori di Trump. E dunque i rischi di eventi sfortunati sono concreti: al punto da aver spinto i servizi segreti a incrementare il budget di chi è preposto a prevenirli e contrastarli. Di sicuro, affronteremo una campagna avvelenata a prescindere da chi sarà il candidato”.

Cosa farà Trump ora?

“Negherà, insulterà, infiammerà i suoi ultras. Attaccherà pubblicamente chiunque si metta sulla sua strada. E in privato continuerà a pagare avvocati davvero ottimi, che faranno di tutto per posticipare e allungare i tempi di un qualsivoglia processo. Attaccandosi ad ogni cavillo: compresa la buona fede. Già dicono che in base alle informazioni in suo possesso, il 6 gennaio lui pensava davvero che le elezioni fossero state rubate...”.

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