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Il Niger celebra l’indipendenza dalla Francia. Migliaia i manifestanti schierati con i golpisti

Biden ha invocato "la liberazione immediata del presidente Bazoum”. Tagliata l’elettricità al presidente, ancora prigioniero. Sostengono il colpo di Stato Mali e Burkina Faso
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Erano migliaia oggi a manifestare nel centro di Niamey, la capitale del Niger, per i 63 anni dall’indipendenza dell’ex colonia francese. E come da copione si sono viste sventolare molte bandiere del Niger ma anche tante russe, mentre si scandivano gli slogan “Abbasso la Francia e “Viva Putin”.

La folla era chiaramente schierata dalla parte dei golpisti, che dal 26 luglio hanno in mano il potere. È rimasta, comunque, tranquilla: non si è ripetuto l’assalto all’ambasciata di Francia, visto domenica scorsa.

La situazione, però, resta tesa in città, nell’attesa dell’ultimatum lanciato dall’Ecowas, la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale: se il generale Abdourahamane Tiani, il nuovo uomo forte di Niamey, non accetterà entro domenica di arrendersi e di rimettere al potere Mohamed Bazoum…

Erano migliaia oggi a manifestare nel centro di Niamey, la capitale del Niger, per i 63 anni dall’indipendenza dell’ex colonia francese. E come da copione si sono viste sventolare molte bandiere del Niger ma anche tante russe, mentre si scandivano gli slogan “Abbasso la Francia e “Viva Putin”.

La folla era chiaramente schierata dalla parte dei golpisti, che dal 26 luglio hanno in mano il potere. È rimasta, comunque, tranquilla: non si è ripetuto l’assalto all’ambasciata di Francia, visto domenica scorsa.

La situazione, però, resta tesa in città, nell’attesa dell’ultimatum lanciato dall’Ecowas, la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale: se il generale Abdourahamane Tiani, il nuovo uomo forte di Niamey, non accetterà entro domenica di arrendersi e di rimettere al potere Mohamed Bazoum, il presidente in carica prima del golpe, democraticamente eletto due anni fa, l’Ecowas interverrà militarmente sul posto. Bazoum si trova ancora prigioniero nella sua residenza ufficiale, ma resiste e non ha ancora accettato di dimettersi. Oggi i golpisti gli hanno tagliato l’elettricità.

Vista la situazione e un’ostilità sempre più pronunciata nei confronti dei francesi, Parigi sta concludendo un’ampia operazione di evacuazione dei connazionali residenti in Niger, che hanno espresso la volontà di partire, e anche di numerosi stranieri.

Per il momento sono quattro i voli atterrati a Parigi da Niamey e l’ultimo, il quinto, è previsto nel pomeriggio di giovedì. Finora sono arrivate a Parigi 1079 persone in fuga dal Niger, tra cui 577 francesi.

Ieri un volo militare italiano aveva portato a Roma 87 persone, di cui 36 italiani. Restano, invece, in Niger 1500 soldati francesi, che erano stati trasferiti l’anno scorso dal Mali, dopo che era naufragata Barkhane, l’operazione anti-jihadista pilotata dai francesi in tutto il Sahel. In Niger, finora la pedina strategicamente più importante per l’Occidente nell’area, si trovano anche mille soldati americani, 350 italiani e un centinaio di tedeschi.

Proprio stamani il presidente americano Joe Biden ha lanciato un appello per "la liberazione immediata del presidente Bazoum e della sua famiglia e per il mantenimento della democrazia in Niger, frutto di lotte intense”. Finora gli Stati Uniti erano rimasti prudenti nei confronti del problema nigerino, ma ormai la vicenda obbliga tutti, anche a livello internazionale, a prendere posizione.

Dalla parte del Niger dei golpisti si sono schierati Mali e Burkina Faso, due Paesi che negli ultimi due anni sono caduti nelle mani di giunte militari, poi scivolate nell’orbita russa. Intanto ad Abuja, capitale della Nigeria, i capi di stato maggiore dei Paesi dell’Ecowas stanno preparando un’eventuale operazione militare. Preoccupa la capacità organizzativa dell’organizzazione ad assicurare un intervento del genere.

La Nigeria, il gigante dell'area da tutti i punti di vista, avrebbe un ruolo fondamentale, anche a livello di contributo di soldati e risorse a una missione internazionale. Oggi, comunque, Aissata Tall Sall, ministra degli Esteri del Senegal, ha assicurato l’invio di militari del proprio Paese. La Nigeria ha deciso di bloccare le forniture di elettricità al Niger, che ne assicura il 70% del totale.

Oggi, fortunatamente, la manifestazione per ricordare l’indipendenza del Niger si è svolta nella calma, nonostante i partecipanti esprimessero tutti un sentimento fortemente anti-francese e anti-occidentale. L’appello a partecipare era stato lanciato da M62, una coalizione di organizzazioni della società civile di tendenza sovranista.

“A noi interessa solo la nostra sicurezza – ha detto Issiaka Hamadou, imprenditore, ai giornalisti dell’Agence France Presse, durante la manifestazione -. La Russia, la Cina o la Turchia, se vogliono, possono aiutarci. Ma noi non vogliamo che lo facciano i francesi, che ci sfruttano e ci saccheggiano dal 1960, subito dopo l’indipendenza. Sono rimasti qui da allora e non è cambiato niente. A cosa sono serviti?”.

Il Niger è uno dei Paesi più poveri del mondo e negli ultimi anni le infiltrazioni jihadiste hanno reso la vita impossibile, soprattutto nella regione delle “tre frontiere”, sul confine con Mali e Burkina Faso.

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