Trump di nuovo arrestato e rilasciato: “Un’altra incriminazione e vinco le elezioni”
dalla nostra inviata Anna LombardiWASHINGTON — “Donald Trump Matter”: è lo slogan, parodia di quello dove si proclamava che a contare erano le vite degli afroamericani, che Jeff Monroe, 32 anni, di Nashville, Tennessee, ostenta sulla t-shirt, mentre davanti alla Barrett Prettyman Us Federal Courthouse, il tribunale federale, stringe una bandiera con scritto: “Trump 2024 or Death”, morte.
Sventola con tale sforzo quasi a voler creare l’illusione che ad attendere l’ex presidente davanti al tribunale della capitale un tempo epicentro del suo potere ci sia un numero di sostenitori maggiore di questa manciata di irriducibili che per sembrare di più si sono disposti in fila lungo Constitution Avenue: ad appena 600 metri da quella Capitol Hill presa d’assalto il 6 gennaio 2021. Sì, l’attacco di cui Trump è chiamato a rispondere, perché, secondo le tesi formulate dal team del procuratore speciale Jack Smith, parte di un piano basato sull’uso di bugie al fine di…!-->!-->
WASHINGTON — “Donald Trump Matter”: è lo slogan, parodia di quello dove si proclamava che a contare erano le vite degli afroamericani, che Jeff Monroe, 32 anni, di Nashville, Tennessee, ostenta sulla t-shirt, mentre davanti alla Barrett Prettyman Us Federal Courthouse, il tribunale federale, stringe una bandiera con scritto: “Trump 2024 or Death”, morte.
Sventola con tale sforzo quasi a voler creare l’illusione che ad attendere l’ex presidente davanti al tribunale della capitale un tempo epicentro del suo potere ci sia un numero di sostenitori maggiore di questa manciata di irriducibili che per sembrare di più si sono disposti in fila lungo Constitution Avenue: ad appena 600 metri da quella Capitol Hill presa d’assalto il 6 gennaio 2021. Sì, l’attacco di cui Trump è chiamato a rispondere, perché, secondo le tesi formulate dal team del procuratore speciale Jack Smith, parte di un piano basato sull’uso di bugie al fine di capovolgere il risultato delle elezioni. Trenta mesi dopo, ad assediare l’area, protetta da barriere metalliche e carri spazzaneve ci sono soprattutto giornalisti: e qualche turista attratto dal circo mediatico.
Blindare il resto della città non è stato necessario. Joe Biden è al mare, il Congresso chiuso per ferie, e sui canali di estrema destra è rimbalzato per giorni l’ordine di «non cadere nella trappola di Washington».
L’ex presidente sotto accusa – in abito blu e cravatta rossa come i colori della bandiera – entra nell’aula 22 affiancato dai legali, alle 15.45, dopo aver affrontato la presa d’impronte digitali e schivato per l’ennesima volta la foto segnaletica che il suo popolo vorrebbe invece per trasformarla in icona. «Ancora un’altra incriminazione e avrò vinto le elezioni» aveva scritto sul suo social Truth poche ore prima. Ma davanti alla giudice Moxila Upadhyaya (e al procuratore Smith, cui non rivolge nemmeno un saluto o un’occhiata) appare meno spavaldo. Ha fornito le generalità, assicurato di non aver preso farmaci che alterano la lucidità e poi si è rivolto a lei una sola altra volta per dichiararsi «Not guilty», non colpevole. «È una giornata molto triste per l’America, questa è una persecuzione di un oppositore politico», dice poi in aeroporto.
«Certo sarebbe stato meglio se le incriminazioni di New York e Miami fossero arrivate dopo Washington perché sono meno gravi. Averlo già visto in tribunale per motivi triviali ha invece assuefatto i suoi sostenitori», dice a Repubblica Lawrence Douglas, professore di diritto dell’Amherst College. E pazienza se ancora non si sa chi del suo circolo magico ha fornito agli investigatori i particolari di quella giornata che hanno contribuito a formulare l’accusa (ma si sussurrano i nomi dell’ex capo dello staff Mark Meadows e del genero Jared Kushner).
La linea di difesa dei suoi avvocati è già chiara: il discorso prima dell’assalto fu pronunciato in “buona fede”, sotto la garanzia costituzionale del Primo Emendamento, che garantisce la libertà d’espressione. «Poteva funzionare se lo avessero accusato di incitamento alla violenza», commenta Douglas. «Ma per Smith le violenze sono solo parte di una cospirazione più ampia. E poi essere mal informati, “illusi”, non vuol dire essere incapaci di comprendere la realtà». La prossima udienza è dietro l’angolo: fissata per il 28 agosto e fino ad allora Trump non potrà avere contatti con altri testimoni.