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Georgia, frana travolge un hotel a Shovi: almeno 11 morti e 25 dispersi

(reuters)
La violenta ondata di fango, innescata da piogge torrenziali, si è abbattuta sull’area del resort che sorge nella regione montuosa di Racha. Il premier Garibashvili mobilita l’esercito
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TBILISI – Almeno 11 morti, 25 i dispersi. Di un’incantevole, verdissima vallata affacciata sulle vette del Caucaso, nella Georgia nordoccidentale, non resta più nulla: tutto è ricoperto da una fanghiglia monocolore. Nella regione di Racha, famosa per la natura e le acque termali, stretta tra la Russia e il territorio separatista dell’Ossezia del Sud, c’è una minuscola località chiamata Shovi, che attira turisti in tutte le stagioni. E lì un resort, il Sunset Shovi.

Giovedì 3 agosto, alle 16:00 ora locale, una disastrosa frana, innescata da piogge torrenziali, si è abbattuta sull’area e ha provocato l’esondazione del vicino fiume Buba. Una valanga di melma e detriti ha investito in pieno il terreno antistante l’hotel, insieme ad alcuni chalet che costellavano la valle. Anche due ponti nei pressi di Shovi sono stati spazzati via, complicando l’accesso dei soccorsi alla zona colpita dalla catastrofe.

Le operazioni di salvataggio sono iniziate in serata, più di 200 persone sono state evac…

TBILISI – Almeno 11 morti, 25 i dispersi. Di un’incantevole, verdissima vallata affacciata sulle vette del Caucaso, nella Georgia nordoccidentale, non resta più nulla: tutto è ricoperto da una fanghiglia monocolore. Nella regione di Racha, famosa per la natura e le acque termali, stretta tra la Russia e il territorio separatista dell’Ossezia del Sud, c’è una minuscola località chiamata Shovi, che attira turisti in tutte le stagioni. E lì un resort, il Sunset Shovi.

Giovedì 3 agosto, alle 16:00 ora locale, una disastrosa frana, innescata da piogge torrenziali, si è abbattuta sull’area e ha provocato l’esondazione del vicino fiume Buba. Una valanga di melma e detriti ha investito in pieno il terreno antistante l’hotel, insieme ad alcuni chalet che costellavano la valle. Anche due ponti nei pressi di Shovi sono stati spazzati via, complicando l’accesso dei soccorsi alla zona colpita dalla catastrofe.

Le operazioni di salvataggio sono iniziate in serata, più di 200 persone sono state evacuate in elicottero tra giovedì e venerdì. Interrotte durante la notte, sono riprese con le prime luci dell’alba. Ancora stamattina, il bilancio era di due morti, ma con il passare delle ore ha iniziato ad aggravarsi, mentre diminuiscono le speranze di trovare in vita i 25 di cui non si ha alcuna notizia. Le attività sono svolte da due elicotteri Mi-8 e 400 tra soccorritori e volontari.

Non è chiaro al momento per quale motivo i soccorsi siano stati sospesi nel corso della notte, mentre l’opposizione punta il dito contro la mancanza di elicotteri adatti alle operazioni notturne di ricerca e salvataggio. L’ombudsman georgiano, Levan Ioseliani, ha rilasciato una dichiarazione molto critica nei confronti del governo, affermando che “purtroppo la mancanza di attrezzature tecniche necessarie per affrontare una tale crisi è divenuta ancora una volta evidente, e questo è direttamente correlato alla protezione del diritto alla vita e alla salute”.

Il premier georgiano Irakli Garibashvili si è recato venerdì mattina sulla zona del disastro, così come il presidente del parlamento e diversi membri della maggioranza. Garibashvili ha annunciato che lunedì 7 agosto sarà giorno di lutto nazionale, e ha stigmatizzato i “politici perdenti” e i media “immorali” che lo stanno accusando in queste ore per non aver preparato il Paese a fronteggiare emergenze come quella accaduta a Shovi. In particolare, la polemica verte sull’acquisto, annunciato e mai portato a termine, di tre elicotteri.

La presidente Salomè Zourabichvili ha richiamato la Georgia alla concordia: “Oggi è il momento di unirci e superare insieme questa tragedia”.

Merab Gaprindashvili, geologo alla National Environment Agency, riporta il sito locale OC Media, ha descritto la frana come il peggior disastro naturale avvenuto nella Georgia occidentale dai tempi del terremoto di Racha del 1991. Secondo una sua valutazione preliminare, avrebbe innescato il movimento di circa cinque milioni di metri cubi di terreno. Lo scienziato ha inoltre citato il “pronunciato scioglimento” di due ghiacciai, dal nome Buba e Tbilisa e situati vicino al confine con la Russia, come importante fattore scatenante della marea di fango che ha travolto Shovi.

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