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Sesso, mullah e videotape. Iran, i filmati che svelano l’ipocrisia al potere

La rabbia sui social per il leak che mostra in un rapporto omosessuale un uomo del dipartimento anti-vizio. Pochi giorni prima un caso analogo
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Una serie di leaks sulla vita sessuale di funzionari e mullah sta mettendo in imbarazzo le autorità iraniane, con decine di iraniani che denunciano l’ipocrisia del sistema - in un Paese in cui l’omosessualità è vietata e punita – e mentre il governo è impegnato in una nuova campagna contro le donne che non indossano il velo.

La storia inizia nella provincia di Gilan, nel Nord dell’Iran, dove Reza Tsaghati si occupava di far rispettare i “valori islamici” per conto del ministero della Cultura e dell’orientamento islamico e organizzava workshop sul’ “l’hijab e la castità”. Cinque giorni fa è stato sospeso dall’incarico dopo la diffusione online di un video che lo mostrerebbe mentre ha rapporti sessuali con un altro uomo. Condiviso migliaia di volte, è stato pubblicato da un canale Telegram legato dell’opposizione in Germania, Radio Gilan.

Non è possibile verificare con certezza e in maniera indipendente se la persona nel video sia Tsaghati, ma è stato lo stesso …

Una serie di leaks sulla vita sessuale di funzionari e mullah sta mettendo in imbarazzo le autorità iraniane, con decine di iraniani che denunciano l’ipocrisia del sistema - in un Paese in cui l’omosessualità è vietata e punita – e mentre il governo è impegnato in una nuova campagna contro le donne che non indossano il velo.

La storia inizia nella provincia di Gilan, nel Nord dell’Iran, dove Reza Tsaghati si occupava di far rispettare i “valori islamici” per conto del ministero della Cultura e dell’orientamento islamico e organizzava workshop sul’ “l’hijab e la castità”. Cinque giorni fa è stato sospeso dall’incarico dopo la diffusione online di un video che lo mostrerebbe mentre ha rapporti sessuali con un altro uomo. Condiviso migliaia di volte, è stato pubblicato da un canale Telegram legato dell’opposizione in Germania, Radio Gilan.

Non è possibile verificare con certezza e in maniera indipendente se la persona nel video sia Tsaghati, ma è stato lo stesso ministero della Cultura, indirettamente, a chiamarlo in causa sostenendo che non c’erano stati “rapporti negativi” sul suo conto prima di questo episodio.

L’ufficio di cui Gilan era responsabile ha rilasciato una dichiarazione parlando del "sospetto passo falso del direttore dell'orientamento islamico". Il caso ora è in mano alle “autorità giudiziarie per un attento esame", scrivono i funzionari, accusando chi ha diffuso il video di voler "indebolire l'onorevole fronte culturale della Rivoluzione islamica".

L’indignazione della Rete: “Ipocrisia del Sistema”  

Pochi giorni prima un altro mullah dello stesso dipartimento “anti-vizio”, Mehdi Haghshenas, era stato messo da parte con discrezione per lo stesso motivo: immagini di un suo rapporto intimo con un altro uomo diffuse online. Di Haghshenas molti si ricordano perché fu particolarmente solerte nel condannare Vida Movahed, una delle prime attiviste contro il velo obbligatorio, arrestata quando nel 2017 si tolse l’hijab e salì su una colonnina elettrica sventolando un velo bianco in segno di protesta.

I leaks hanno suscitato una ondata di indignazione tra gli utenti iraniani. Sotto accusa non c’è, ovviamente, l’omosessualità. Tutt’altro. “Questi casi devono servire a denunciare l’ipocrisia del sistema, che reprime ogni libertà e impone con la forza la sua presunta morale, e a far fare un passo avanti sui diritti Lgbt+ in Iran”, spiega Arash, un attivista iraniano che vive in Europa.

La repressione degli omosessuali 

L’Iran è uno dei Paesi al mondo con le leggi più severe contro l’omosessualità, punita nei casi più espliciti anche con la pena di morte. La comunità Lgbt+ deve affrontare discriminazioni quotidiane, pure esporre una bandiera arcobaleno può comportare un alto rischio.

Gli ultraconservatori iraniani fatto della battaglia contro l’omosessualità uno dei cardini della retorica anti-occidentale. Durante un recente viaggio in Uganda, il presidente iraniano Ebrahim Raisi ha accusato le nazioni occidentali “di promuovere l'idea dell'omosessualità” per “porre fine alla generazione degli esseri umani”.

L’affaire Tsaghati arriva a poco più di un mese dall’anniversario di un anno dalla morte di Mahsa Amini, la 22enne arrestata dalla polizia morale perché non indossava correttamente il velo e deceduta due giorni dopo in ospedale. Il movimento pro-democrazia nato dal quel lutto si è battuto per mesi nelle strade e sulle piazze virtuali chiedendo l’abolizione del velo obbligatorio e maggiori diritti politici e civili.

La disobbedienza civile ha contagiato diversi settori della società, dalle università alle aziende, e in molte parti del Paese le donne si rifiutano di indossare l’hijab. Il governo prova a fermare il vento con nuove punizioni: multe, il sequestro della patente, il blocco dei conti corrente, ma fatica a reprimere una generazione che rivendica libertà di scelta.

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