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Russia, Navalny condannato ad altri 19 anni di carcere di "regime speciale"

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La nuova sentenza per "estremismo" si somma agli undici anni e mezzo per "frode" e altre accuse. Protesta dell'Occidente. L'oppositore: "Equivale all'ergastolo, ma resistete"
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Mosca — Ci sono soltanto sedie vuote nell’aula improvvisata allestita nella colonia penale di massima sicurezza IK-6 di Melekhovo dove è detenuto Aleksej Navalny. A dispetto delle promesse, neppure i genitori Anatolij e Ljudmila — che non lo vedono da più di un anno — vengono fatti entrare per ascoltare il verdetto per la nuova accusa di “estremismo”.

Per loro e il risicato pubblico di giornalisti accreditati arrivati sin qui da Mosca dopo oltre quattro ore di viaggio, l’oppositore russo 47enne non è che una figura sgranata su uno schermo in quello che solitamente era un refettorio.

Tuta nera da carcerato, scavato, capelli rasati, oramai un’ombra dell’oratore che un tempo arringava le folle di manifestanti nelle piazze di Mosca, ma…

Mosca — Ci sono soltanto sedie vuote nell’aula improvvisata allestita nella colonia penale di massima sicurezza IK-6 di Melekhovo dove è detenuto Aleksej Navalny. A dispetto delle promesse, neppure i genitori Anatolij e Ljudmila — che non lo vedono da più di un anno — vengono fatti entrare per ascoltare il verdetto per la nuova accusa di “estremismo”.

Per loro e il risicato pubblico di giornalisti accreditati arrivati sin qui da Mosca dopo oltre quattro ore di viaggio, l’oppositore russo 47enne non è che una figura sgranata su uno schermo in quello che solitamente era un refettorio.

Tuta nera da carcerato, scavato, capelli rasati, oramai un’ombra dell’oratore che un tempo arringava le folle di manifestanti nelle piazze di Mosca, ma sorridente.
Stringe la mano al suo coimputato Daniel Kholodny, ex manager del suo canale YouTube, si siede a gambe incrociate, chiacchiera, gesticola.

Quando arriva il giudice Andrej Suvorov, viene attivato anche l’audio del videocollegamento, ma la sua voce è appena udibile. Impiega meno di dieci minuti per leggere il verdetto, rapidità insolita in un processo russo.

«Diciannove anni», sente qualcuno in sala, ma nessuno ne ha davvero certezza finché quattro ore dopo gli avvocati confermano: 19 anni di “regime speciale” e 500mila rubli (circa 5mila euro) di multa per Navalny e otto anni per Kholodny. «Abbracciamoci», dice Aleksej a Daniel prima che lo schermo torni nero.

I circa 40 sostenitori che si sono radunati davanti alla colonia, a 250 chilometri da Mosca, e non sono stati fatti entrare, non sono sorpresi. I Paesi occidentali protestano: una «conclusione ingiusta di un processo ingiusto», dice Washington, una «flagrante ingiustizia» la Germania, una «vessazione giudiziaria» la Francia. «Rilascio immediato», chiede la Ue. Tutto inutile, secondo lo studente 18enne Aleksandr Shubin: «Finché Putin resterà al potere, non cambierà nulla».

I 19 anni si vanno a sommare agli 11 anni e mezzo di carcere che Navalny sta già scontando per “frode” e altre accuse giudicate “politiche” per un totale di 30 anni e mezzo. L’equivalente di una «condanna all’ergastolo», la definisce lo stesso Aleksej attraverso il suo team invitando i sostenitori a «non perdere la volontà di resistere».

Condanna che per di più andrà scontata in una colonia “a regime speciale” dove di solito vengono reclusi gli ergastolani e i “recidivi particolarmente pericolosi”. Regime che prevede: celle costantemente illuminate e con sbarre supplementari a porte e finestre, divieto di parlare con gli altri detenuti, corrispondenza e visite negate nei primi 10 anni di mandato, permesso di lavarsi soltanto due volte a settimana, passeggiate in un cortile privo di luce solare, spostamenti in posizione piegata con le manette dietro la schiena e sotto scorta.

Sopravvissuto un avvelenamento con l’agente nervino Novichok e confinato in una “cella d’isolamento” già 17 volte in un anno e mezzo, Navalny ha 47 anni e, secondo i calcoli dei media russi, ne avrà 74 quando sarà rilasciato nel 2050. Per non contare un annunciato processo per “terrorismo” che prevede l’ergastolo.

Persino un nazionalista come Sergej Markov, ex consigliere del Cremlino, si chiede: «Non è un po’ troppo? Perché questa crudeltà? Non è un assassino». Implacabile l’ex leader Dmitrij Medvedev. «Sic fata voluerunt», commenta in latino. Così ha voluto il destino.

Dice bene Abbas Galljamov: «Facendo quello che fa, Navalny sta facendo qualcosa che né Putin né nessun altro membro dell’establishment russo può fare. Scrive una storia alternativa del Paese. Quello di cui il popolo russo sarà orgoglioso, non di cui dovrà vergognarsi». L’ex portavoce del presidente russo, oggi oppositore in esilio, ricorda che oltre a Navalny in carcere per accuse politiche ci sono Ilja Jashin e Vladimir Kara-Murza e tanti russi sconosciuti ai più. «In generale, come si diceva nell’antica Rus’: Non c’è villaggio senza un uomo giusto».

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