TUNISI — Man mano che la scadenza dell’ultimatum (domenica prossima) si avvicina, quando l’Ecowas (la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest) ha promesso di intervenire militarmente in Niger, se la nuova giunta al potere non si ritirerà, i nuovi equilibri e schieramenti nel Sahel si consolidano. Mali, Burkina Faso e ormai anche Guinea, i tre Paesi che prima del Niger, in meno di tre anni, sono stati teatri di golpe, i militari ai vertici si schierano dalla parte di Abdourahamane Tiani, il nuovo uomo forte a Niamey, e promettono di combattere al suo fianco.
E così, nei giorni scorsi, Salifou Modi, numero due di Tiani, è andato a Bamako, dove ha incontrato Assimi Goita, il presidente della giunta del Mali, che l’anno scorso aveva buttato fuori dal Paese…
TUNISI — Man mano che la scadenza dell’ultimatum (domenica prossima) si avvicina, quando l’Ecowas (la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest) ha promesso di intervenire militarmente in Niger, se la nuova giunta al potere non si ritirerà, i nuovi equilibri e schieramenti nel Sahel si consolidano. Mali, Burkina Faso e ormai anche Guinea, i tre Paesi che prima del Niger, in meno di tre anni, sono stati teatri di golpe, i militari ai vertici si schierano dalla parte di Abdourahamane Tiani, il nuovo uomo forte a Niamey, e promettono di combattere al suo fianco.
E così, nei giorni scorsi, Salifou Modi, numero due di Tiani, è andato a Bamako, dove ha incontrato Assimi Goita, il presidente della giunta del Mali, che l’anno scorso aveva buttato fuori dal Paese i soldati francesi attivi in Barkhane, l’operazione che Parigi coordinava contro i jihadisti nell’Africa subsahariana. 1500 di quei militari erano stati spostati proprio in Niger, ancora fedele all’Occidente. Nel frattempo, sono almeno 1600 i mercenari di Wagner a essere arrivati in Mali. Sia questo Paese che il Burkina Faso hanno stretto alleanze con la compagnia di Prigozhin e fonti diplomatiche di Niamey confermano che ci sono stati contatti tra Wagner e ammutinati nigerini.
Modi si è poi spostato a Ouagadougou, per incontrare Ibrahim Traoré, l’uomo forte del Burkina Faso dopo il golpe del settembre 2022: lo stesso che al vertice Russia-Africa di fine luglio ha detto che il suo Paese condivide «con i russi il destino di popoli dimenticati dal mondo». Mali e Burkina Faso, in un comunicato comune, hanno indicato che l’intervento militare dell’Ecowas rappresenterebbe per loro “una dichiarazione di guerra”, posizione poi condivisa pure dalla Guinea.
Bandiere russe sventolavano ieri durante le manifestazioni che si sono tenute a Niamey e nel resto del Niger per la festa dell’indipendenza. Si scandivano gli slogan «Abbasso la Francia» e “Viva Putin”, ma la folla è rimasta tranquilla, anche a Niamey. In ogni caso, Tiani e i suoi tengono duro. Ieri hanno sospeso la diffusione nel Paese di Rfi (Radio France International) e della tv France 24, espressione all’estero del servizio pubblico francese e particolarmente seguite nei Paesi africani.
Il gruppo France Média Monde, da cui dipendono, ha condannato «una decisione presa al di fuori di ogni cornice convenzionale e legale». Quanto a Mohamed Bazoum, il presidente democraticamente eletto due anni fa, spodestato dai militari il 26 luglio, si trova ancora prigioniero dei golpisti nella sua residenza ufficiale. Ma ieri la giunta ha deciso di tagliare l’elettricità all’edificio.
La situazione in Niger è presa sul serio da tutti. Fino a ieri, grazie a cinque voli Niamey-Parigi, la Francia ha evacuato 1079 stranieri, tra cui 577 francesi. E ieri il presidente americano Joe Biden ha lanciato un appello alla «liberazione immediata di Bazoum e della sua famiglia e al mantenimento della democrazia in Niger». Mentre in serata a Niamey è arrivata una delegazione dell’Ecowas per cercare di mediare con i golpisti. Resta ancora la speranza di fermare la macchina dell’intervento militare.