Gli ammutinati del Niger non cedono. Ore decisive per evitare la guerra
di Leonardo MartinelliTUNISI — All’Ecowas, la Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale, ritengono un intervento militare in Niger “l’ultima opzione”. Ma resta una possibilità reale, in vista dell’ultimatum che l’organizzazione ha lanciato al generale Abdourahamane Tiani, dal colpo di stato del 26 luglio il nuovo uomo forte di Niamey. Anche perché lui e i suoi compagni, al di là di tutto, sembrano far quadrato: tengono duro.
Se entro domenica Tiani non accetterà di rimettere al potere Mohamed Bazoum, il presidente del Niger, democraticamente eletto due anni fa, che ancora resta prigioniero nella sua residenza ufficiale, le truppe dell’Ecowas, presieduta dalla Nigeria, il gigante dell’area, entreranno in azione.
Per evitare il peggio, però, sono in corso mediazioni incrociate, mentre ieri sera a Parigi è atterrato un terzo aereo…
TUNISI — All’Ecowas, la Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale, ritengono un intervento militare in Niger “l’ultima opzione”. Ma resta una possibilità reale, in vista dell’ultimatum che l’organizzazione ha lanciato al generale Abdourahamane Tiani, dal colpo di stato del 26 luglio il nuovo uomo forte di Niamey. Anche perché lui e i suoi compagni, al di là di tutto, sembrano far quadrato: tengono duro.
Se entro domenica Tiani non accetterà di rimettere al potere Mohamed Bazoum, il presidente del Niger, democraticamente eletto due anni fa, che ancora resta prigioniero nella sua residenza ufficiale, le truppe dell’Ecowas, presieduta dalla Nigeria, il gigante dell’area, entreranno in azione.
Per evitare il peggio, però, sono in corso mediazioni incrociate, mentre ieri sera a Parigi è atterrato un terzo aereo e un quarto (e ultimo) era previsto nella notte, tutti provenienti da Niamey, per evacuare i francesi (la comunità europea più numerosa sul posto e la più minacciata: sono i “cattivi” ex colonizzatori) e altri stranieri, che hanno preferito fuggire. Un volo è stato organizzato pure dall’Italia, atterrato a Ciampino.
Intanto, fino a venerdì i capi di stato maggiore dei Paesi dell’Ecowas sono riuniti ad Abuja, la capitale della Nigeria, proprio per "preparare questa eventualità”, il blitz, ha detto Abdel-Fatau Musah, commissario alla sicurezza dell’organizzazione, dopo aver specificato che si tratta di “un’ultima opzione”. E ha confermato che una delegazione dell’Ecowas era partita alla volta di Niamey per mediare con Tiani e compagnia.
La speranza tra i Paesi dell’organizzazione dell’Africa occidentale è che i golpisti cedano. Il colpo di stato è nato dalla volontà di Tiani di evitare il suo siluramento, in quanto capo della Guardia presidenziale, deciso da Bazoum. Ma il generale è un personaggio “divisivo” nell’esercito nigerino. E se lo scaricassero?
Altri elementi, però, indicano una certa determinazione dei golpisti: ieri uno di loro, il generale Salifou Mody, è partito alla volta di Bamako, dove ha incontrato gli alti dirigenti del Mali. Questo Paese e il Burkina Faso, governati dai militari dopo i colpi di Stato rispettivamente del 2020 e del 2022, hanno già indicato che considererebbero l’intervento militare dell’Ecowas "come una dichiarazione di guerra”.
I regimi di Mali e Burkina Faso, passati nell’orbita russa, hanno già buttato fuori i soldati francesi di stanza da loro per l’operazione anti-jihadista Barkhane, poi trasferiti in gran parte (1500) nel Niger.
A partire dalla notte di martedì, tre voli da Niamey a Parigi (e un quarto era previsto nella notte scorsa) hanno riportato a casa almeno 600 francesi, oltre a cittadini di altre nazionalità (su quello organizzato da Roma, c’erano 87 persone, fra cui 36 italiani). Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha detto di "escludere qualsiasi iniziativa militare occidentale, perché sarebbe percepita come una nuova colonizzazione” (a Niamey ci sono anche 350 soldati italiani).
"Riteniamo che la minaccia di usare la forza in un Paese sovrano non contribuirà alla de-escalation e a risolvere i suoi problemi”, ha detto Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo (Mosca continua a lanciare appelli alla pace ma non difende mai direttamente Bazoum).
Chi appare particolarmente determinato ad agitare lo spettro di un intervento militare è Bola Tinubu, presidente della Nigeria da poco più di due mesi. Proprio questo Paese ha interrotto ieri la fornitura di elettricità al Niger (che dipende dalla Nigeria per il 70% dell’approvvigionamento), in linea con le sanzioni economiche decise dall’Ecowas.
Tinubu teme pericolose infiltrazioni jihadiste e l’arrivo di rifugiati dal Niger. E soprattutto che l’ennesimo golpe nell’area possa far venire qualche “brutta idea” pure a Lagos (e il gigante Nigeria non può “cadere”, soprattutto nell’ottica degli interessi occidentali).