Russia, trasforma la facciata del suo market in un manifesto pacifista: condannato per aver screditato le forze armate
di Riccardo RicciMOSCA - Un imprenditore della regione di Leningrado che ha trasformato il suo negozio di alimentari in un “tazebao”, un manifesto politico, Dmitrij Skurikhin, è stato condannato per “reiterato discredito dell’esercito russo”. Il 48enne padre di cinque figli trascorrerà il prossimo anno e mezzo in carcere per aver dipinto manifesti a sostegno dell’Ucraina.
A partire dall'annessione della Crimea, nel 2014, aveva acquisito notorietà per aver esposto slogan politici sulla facciata del suo market, un piccolo edificio a Russko-Vysotskoe, cittadina di qualche migliaio di anime alle porte di San Pietroburgo di cui era stato anche consigliere comunale.
Le attenzioni delle autorità, le accese reazioni dei locali e le sporadiche minacce gli avevano dato conferma dell’efficacia del suo stile di comunicazione provocatorio: fare di tutto quanto in suo possesso un tazebao.
Nel gennaio 2021 la polizia gli ha sequestrato l’auto sulla quale si stagliavano a lettere cubitali blu le parole “Dì no …
MOSCA - Un imprenditore della regione di Leningrado che ha trasformato il suo negozio di alimentari in un “tazebao”, un manifesto politico, Dmitrij Skurikhin, è stato condannato per “reiterato discredito dell’esercito russo”. Il 48enne padre di cinque figli trascorrerà il prossimo anno e mezzo in carcere per aver dipinto manifesti a sostegno dell’Ucraina.
A partire dall'annessione della Crimea, nel 2014, aveva acquisito notorietà per aver esposto slogan politici sulla facciata del suo market, un piccolo edificio a Russko-Vysotskoe, cittadina di qualche migliaio di anime alle porte di San Pietroburgo di cui era stato anche consigliere comunale.
Le attenzioni delle autorità, le accese reazioni dei locali e le sporadiche minacce gli avevano dato conferma dell’efficacia del suo stile di comunicazione provocatorio: fare di tutto quanto in suo possesso un tazebao.
Nel gennaio 2021 la polizia gli ha sequestrato l’auto sulla quale si stagliavano a lettere cubitali blu le parole “Dì no a Putin”. Arrestato di lì a poco, durante una manifestazione per chiedere la liberazione dell’oppositore Aleksej Navalny, che era stato appena incarcerato al suo ritorno dalla Germania, Skurikhin ha trascorso 20 giorni in detenzione senza potersi radere. Di quella barba lunga e brizzolata avrebbe fatto l’ennesimo messaggio contro la repressione.
Mesi dopo, a un processo amministrativo per la collaborazione con Russia Aperta, ong dichiarata dalle autorità "non grata", si è presentato in tribunale indossando un berretto con la scritta “Non riconosco Putin come presidente”.
Sulle pareti del minimarket negli anni si sono avvicendati circa duecento tra slogan e manifesti. Con l’avvio dell’operazione militare in Ucraina, Skurikhin si è concentrato sulle tematiche pacifiste e sulle pareti sono man mano apparsi i nomi delle città più colpite scritti a pennello con vernice rossa. Ogni intervento delle forze dell’ordine per il ripristino del cosiddetto decoro pubblico è costato all’imprenditore multe da poche centinaia di rubli.
Solo con l’introduzione, nel marzo 2022, della legge che prevede la responsabilità penale per le critiche nei confronti dell’esercito, contro Skurikhin sono stati aperti i primi procedimenti giudiziari. Il primo, nel settembre 2022, per un manifesto con la frase "Andate all'inferno con la vostra moghilizatsja": un gioco di parole sui termini “moghila” e “mobilizatsja”, rispettivamente “tomba” e “mobilitazione”. “Con un governo così, quella è la strada”, recitava il resto del cartello.
Dopo l'avvio del processo è stato messo ai domiciliari, ma ciò non gli ha impedito di compiere il gesto che lo avrebbe condotto nuovamente al banco degli imputati. Il 24 febbraio di quest’anno in occasione dell’anniversario dell’inizio delle ostilità si è fatto fotografare con in mano un cartello dalla scritta "Ucraina perdona". Due sole parole nelle quali, come da lui più volte asserito in tribunale, non si possono in alcun modo ravvisare i segni di un discredito per l’esercito. "Comprendo che sono state adottate delle leggi – ha detto rassegnato – queste leggi vanno contro la Costituzione del nostro Paese, consentendo alle forze dell'ordine di farmi causa per aver espresso la mia opinione onestamente".
Pur rinnegando l’autorevolezza del tribunale imposto dalle autorità con la legge, Skurikhin ha voluto trasformare anche il suo processo in una protesta politica. “Il dibattito sui miei manifesti non dovrebbe avvenire in tribunale, ma in onda sui media. La nostra società sarebbe il tribunale”, ha detto servendosi della possibilità di ultima parola riservata agli imputati al termine di un procedimento. “Per comprendere se stiamo andando nella direzione giusta o stiamo rotolando a tutta velocità verso il pendio”.