✕

Ucraini all’attacco della flotta di Mosca, colpita un’altra nave con i droni marini. Kiev avverte: “Nel mirino sei porti russi”

Ascolta l'audio

Dopo la “Olenegorskij Gornjak”, sventrata la petroliera Sig vicino al ponte di Crimea. La risposta di Kiev alle minacce del Cremlino sulle navi che attraversano il Mar Nero
3 minuti di lettura

Con due attacchi in meno di 24 ore, due navi di importanza strategica per l’apparato navale bellico russo sono state messe fuori uso dai servizi segreti ucraini. Dopo la nave d’assalto anfibia “Olenegorskij Gornjak”, sventrata venerdì mattina nel porto del mar Nero di Novorossijsk, considerato impenetrabile da Mosca, prima dell’alba di sabato un secondo attacco con un drone marino ha centrato la sala macchine della petroliera Sig, una vecchia conoscenza dei servizi ucraini: dal 2017 era nel mirino per la sistematica violazione delle sanzioni petrolifere. Con il transponder AIS opportunamente disattivato, caricava prodotti petroliferi raffinati a Feodosia, in Crimea, e li consegnava al porto militare russo di Tartus, in Siria, per sostenere le operazioni belliche nel Paese.

Kiev ha già chiarito che questi due attacchi non sono una mossa estemporanea e isolata, come lo era stata l’affondamento clamoroso dell’ammiraglia Moskva con un drone siluro. Il sito dell’istituz…

Con due attacchi in meno di 24 ore, due navi di importanza strategica per l’apparato navale bellico russo sono state messe fuori uso dai servizi segreti ucraini. Dopo la nave d’assalto anfibia “Olenegorskij Gornjak”, sventrata venerdì mattina nel porto del mar Nero di Novorossijsk, considerato impenetrabile da Mosca, prima dell’alba di sabato un secondo attacco con un drone marino ha centrato la sala macchine della petroliera Sig, una vecchia conoscenza dei servizi ucraini: dal 2017 era nel mirino per la sistematica violazione delle sanzioni petrolifere. Con il transponder AIS opportunamente disattivato, caricava prodotti petroliferi raffinati a Feodosia, in Crimea, e li consegnava al porto militare russo di Tartus, in Siria, per sostenere le operazioni belliche nel Paese.

Kiev ha già chiarito che questi due attacchi non sono una mossa estemporanea e isolata, come lo era stata l’affondamento clamoroso dell’ammiraglia Moskva con un drone siluro. Il sito dell’istituzione statale State Hydrogeography, cioè il Servizio di trasporto marittimo e fluviale ucraino, ha annunciato “una minaccia militare” per sei porti della Federazione Russa: “Le aree marittime interne ed esterne dei porti di Anapa, Novorossiysk, Gelendzhik, Tuapse, Sochi e Taman”.

Il 20 luglio, annunciando il ritiro russo dall’accordo sul grano, il ministero della Difesa di Mosca aveva dichiarato “obiettivi legittimi” le imbarcazioni civili che avessero forzato il blocco navale nel mar Nero continuando a trasportare cereali perché avrebbero potuto nascondere armi. Il giorno dopo era arrivata la replica ucraina: “Tutte le navi che andranno nei porti della Federazione russa o nei porti ucraini occupati possono essere considerate trasportatrici di merci militari”. Nei giorni successivi, Mosca ha attaccato con missili e droni le infrastrutture portuali ucraine sul Mar Nero e a Odessa, poi anche quelle lungo il corso ucraino del Danubio. Ora è arrivata la risposta concreta di Kiev.

L’ultimo viaggio della Sig era terminato il primo agosto: secondo il gruppo di monitoraggio BlackSeaNews, la petroliera era rientrata a zavorra, quindi scarica, gettando l’ancora in rada appena fuori lo stretto di Kerch, in quello che l’Ucraina considera il suo “mare territoriale”. Il video girato da bordo del barchino suicida senza pilota mostra il motoscafo virare fino a inquadrare davanti a sé la petroliera per poi centrarla lungo una murata all’altezza della sala macchine.

Anche questa volta, come già nel caso dell’attacco alla nave d’assalto, non ci sono dubbi sulla matrice dell’azione: è stata rivendicata di fatto dai servizi segreti ucraini. Il capo del Sbu, Vasyl Malyuk, ha scritto su Telegram che “qualsiasi esplosione riguardi le navi della Federazione Russa o il ponte di Crimea è un passo assolutamente logico ed efficace in relazione al nemico”. Se i russi vogliono che le “esplosioni” smettano, “usino l'unica opzione perché questo accada: lasciare le acque territoriali dell'Ucraina e la nostra terra. E prima lo faranno, meglio sarà per loro”.

Questi attacchi danno corpo alle parole del primo agosto del presidente Zelensky, che parlava dopo aver ricevuto un rapporto classificato del capo dei servizi segreti militari Kirilo Budanov: “Gli occupanti sentiranno sicuramente le conseguenze del nostro lavoro. Lo sentiranno sul serio”.
La novità messa in campo si chiama Magura V5: secondo Kiev è un progetto interamente locale, ideato e realizzato in Ucraina, mostrato con orgoglio una settimana fa a un inviato della Cnn nelle prove in acqua. Era appena stato presentato alla Fiera internazionale dell'industria della difesa (dal 25 al 28 luglio) a Istanbul. È un piccolo mostro da 270mila dollari, lungo 5 metri e mezzo e altro mezzo metro in tutto, capace di volare sull’acqua a 22 nodi (più di 40 chilometri all’ora) con un’autonomia di 60 ore e più di 800 chilometri.

Lo caricano come una salciccia con 450 chili di tritolo, lo governano con un joystick da riva, seguendolo con il gps e guidandolo con le immagini della telecamera di bordo. È così piccolo da non essere intercettabile dai siluri e dai missili, e sufficientemente veloce da mettere fuori gioco – se non viene identificato per tempo – anche le mitragliatrici.

È stata diffusa una registrazione audio in cui l'equipaggio della petroliera colpita avverte che la nave è in panne e non può muoversi autonomamente perché la sala macchine è allagata. Il drone ha centrato la sala macchina e le pompe. Anche la Sig, come la nave d’assalto, è stata trainata in porto. Due marinai sarebbero leggermente feriti. L’operazione, dal punto di vista tattico, è stata perfetta: non si è rischiata nessuna catastrofe ambientale perché la nave, secondo la comunicazione intercettata del comandante dopo l’incidente (e al contrario di quanto scritto dai primi commenti dei canali telegram ucraini) era all’ancora “con zavorra” e con “i serbatoi vuoti”.

La Sig è una delle più grandi petroliere della Federazione Russa. Stazza di 6,500 tonnellate, era stata varata nel 2014 e secondo BlackSeaNews aveva fatto sponda almeno 21 volte portando petrolio in Crimea al porto di Feodosia prima che venisse realizzato il ponte di Kerch, “con il trasmettitore AIS spento” per evitare le sanzioni. Da lì, spostava prodotti petroliferi raffinati al porto siriano di Tartus per le truppe e i mezzi militari russi in Siria. Anche qui “con il sistema AIS spento”, secondo il sito che ha braccato la nave con le immagini satellitari, e secondo cui la petroliera e il suo armatore ha probabilmente un contratto a lungo termine con la Difesa russa. Sia l’armatore che la nave sono sotto sanzioni dell'Ucraina e degli Stati Uniti.

Leggi i commenti