✕

Barchini-kamikaze, Kiev va all’attacco nei porti di Crimea

Danneggiata una petroliera russa all’àncora nello Stretto di Kerch. È la risposta al blocco navale imposto dopo lo stop all’intesa sul grano
2 minuti di lettura

ODESSA - E due. Dopo la nave d’assalto anfibia “Olenegorskij Gornjak”, sventrata venerdì mattina nel porto del mar Nero di Novorossijsk — considerato impenetrabile da Mosca — prima dell’alba di ieri un drone marino ha centrato la sala macchine della supepetroliera “Sig”, vecchia conoscenza dei servizi ucraini: dal 2017 era nel mirino per la sistematica violazione delle sanzioni petrolifere. Con il transponder AIS disattivato riforniva il porto militare russo di Tartus, in Siria, triangolando con la costa russa del mar Nero e con Feodosia, in Crimea. Per Kiev non è finita qui: il Servizio di trasporto marittimo e fluviale annuncia una «minaccia militare» a sei porti russi: «Le aree marittime interne ed esterne dei porti di Anapa, Novorossijsk, Gelendzhik, Tuapse, Sochi e Taman».

Caduto l’accordo sul grano, il 20 luglio la Difesa russa aveva dichiarato «obiettivi legittimi» le navi civili che avessero forzato il blocco nel mar Nero trasportando cereali. Potrebbero nascondere…

ODESSA - E due. Dopo la nave d’assalto anfibia “Olenegorskij Gornjak”, sventrata venerdì mattina nel porto del mar Nero di Novorossijsk — considerato impenetrabile da Mosca — prima dell’alba di ieri un drone marino ha centrato la sala macchine della supepetroliera “Sig”, vecchia conoscenza dei servizi ucraini: dal 2017 era nel mirino per la sistematica violazione delle sanzioni petrolifere. Con il transponder AIS disattivato riforniva il porto militare russo di Tartus, in Siria, triangolando con la costa russa del mar Nero e con Feodosia, in Crimea. Per Kiev non è finita qui: il Servizio di trasporto marittimo e fluviale annuncia una «minaccia militare» a sei porti russi: «Le aree marittime interne ed esterne dei porti di Anapa, Novorossijsk, Gelendzhik, Tuapse, Sochi e Taman».

Caduto l’accordo sul grano, il 20 luglio la Difesa russa aveva dichiarato «obiettivi legittimi» le navi civili che avessero forzato il blocco nel mar Nero trasportando cereali. Potrebbero nascondere armi, diceva Mosca. Il giorno dopo era arrivata la replica ucraina: «Tutte le navi dirette nei porti russi o nei porti ucraini occupati possono essere considerate trasportatrici di merci militari». Mosca ha poi attaccato con missili e droni i porti a Odessa, sul Mar Nero e lungo il Danubio. Ora ecco la risposta concreta di Kiev.

L’ultimo viaggio della “Sig” era terminato l’1 agosto: secondo il monitoraggio di BlackSeaNews era rientrata a zavorra, cioè scarica, gettando l’ancora in rada appena fuori lo stretto di Kerch. L’Ucraina lo considera suo «mare territoriale». Il video girato dal barchino suicida senza pilota mostra il motoscafo virare finocentrare la petroliera. L’azione è stata rivendicata di fatto dai servizi segreti ucraini. Il capo del Sbu, Vasyl Malyuk, scrive su Telegram che «qualsiasi esplosione riguardi le navi russe o il ponte di Crimea è un assolutamente logica ed efficace». Se i russi vogliono che cessino, «usino l’unica opzione: lasciare le nostre acque territoriali e la nostra terra».

L’Onu invita «le parti interessate ad astenersi da retorica o azioni che possano intensificare il conflitto». «Gli avvocati del diavolo escono allo scoperto solo quando l’Ucraina reagisce», replica Kiev. La Russia, invece, promette vendetta: «Gli attacchi terroristici di Kiev non rimarranno senza risposta, le loro menti saranno ritenute responsabili». E ha lanciato una salva di missili Khinzal, mirando sulla zona di Kiev e, soprattutto, colpendo lo stabilimento della Motor Sich a Zaporizhzhia, una fabbrica di motori marittimi. Una risposta mirata.

Il primo agosto Zelensky aveva ricevuto un rapporto classificato dal capo dell’intelligence militare Kirilo Budanov: «Gli occupanti sentiranno le conseguenze del nostro lavoro. Sul serio», disse. La novità si chiama Magura V5. È un progetto ideato e realizzato in Ucraina: un mostro da 270mila dollari, lungo 5,5 metri e capace di volare sull’acqua a più di 40 km all’ora con autonomia di 60 ore e 800 chilometri. Lo caricano con 450 chili di tritolo, lo governano con un joystick da riva, seguendolo con il gps e la telecamera di bordo. Non è intercettabile da siluri e missili, e se non identificato per tempo mette fuori gioco anche le mitragliatrici.

In una registrazione audio l’equipaggio della “Sig”, superpetroliera da 6,5 tonnellate varata nel 2014, avverte che il drone ha allagato la sala macchine e la sala pompe. In panne, la trainano in secca i rimorchiatori. Non si sono rischiate catastrofi ambientali: era all’ancora «con zavorra» e «serbatoi vuoti», dice il comandante intercettato.

Leggi i commenti