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Germania, nuovo caso di spionaggio: l’assistente parlamentare dell’ultradestra lavorava per Putin

(afp)
Il suo obiettivo era rallentare le forniture dei tank Leopard all’Ucraina. Ma un’inchiesta del settimanale Spiegel e del sito investigativo The Insider lo ha smascherato
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BERLINO – Il suo uomo di riferimento a Mosca era un certo “Alexei”. Il suo compito, quello di rallentare le forniture dei tank Leopard all’Ucraina intasando i tribunali tedeschi di ricorsi e facendo campagne filorusse attraverso i parlamentari dell’Afd. Ma uno scoop del settimanale Spiegel e del sito investigativo The Insider lo ha smascherato: Vladimir Sergienko, sulla carta un semplice assistente parlamentare dell’Afd, era in realtà una spia di Putin infiltrata nell’ufficio del deputato di ultradestra Eugen Schmidt.

Da lì, spinto da un agente dei servizi segreti russi Fsb dal nome in codice “Alexei”, Sergienko orchestrava campagne di propaganda antiucraine e aveva intentato una causa contro l’invio di armi tedesche a Kiev per rallentarne il via libera. Cinquantadue anni, nato a Leopoli ma naturalizzato tedesco, l'infiltrato aveva scritto a marzo una mail al suo referente moscovita in cui sprizzava ottimismo sulla possibilità di ritardare l’invio dei carri armati. Per affrontar…

BERLINO – Il suo uomo di riferimento a Mosca era un certo “Alexei”. Il suo compito, quello di rallentare le forniture dei tank Leopard all’Ucraina intasando i tribunali tedeschi di ricorsi e facendo campagne filorusse attraverso i parlamentari dell’Afd. Ma uno scoop del settimanale Spiegel e del sito investigativo The Insider lo ha smascherato: Vladimir Sergienko, sulla carta un semplice assistente parlamentare dell’Afd, era in realtà una spia di Putin infiltrata nell’ufficio del deputato di ultradestra Eugen Schmidt.

Da lì, spinto da un agente dei servizi segreti russi Fsb dal nome in codice “Alexei”, Sergienko orchestrava campagne di propaganda antiucraine e aveva intentato una causa contro l’invio di armi tedesche a Kiev per rallentarne il via libera. Cinquantadue anni, nato a Leopoli ma naturalizzato tedesco, l'infiltrato aveva scritto a marzo una mail al suo referente moscovita in cui sprizzava ottimismo sulla possibilità di ritardare l’invio dei carri armati. Per affrontare le spese legali aveva chiesto a Mosca di mandargli 93mila euro.

Il caso piomba sul tavolo dell’intelligence tedesca a pochissimi mesi da un altro caso, ben più grave, che aveva scosso la Germania. E che aveva travolto gli stessi servizi segreti: Carsten Linke, ufficiale del Bundesnachrichtendienst, l’intelligence esterna, si era rivelato un doppiogiochista al soldo dei russi. L’Fsb lo aveva incaricato dall’autunno del 2022 di trasmettere a Mosca l’esatta posizione dei sistemi missilistici anti-aerei Himars e Iris-T nascosti in Ucraina. Ma in un folto documento consegnato attraverso un intermediario a Mosca, Linke avrebbe rivelato agli uomini di Putin anche dettagli sensibili sui tentativi di penetrazione dell’intelligence tedesca nelle reti criptate russe.

Ad agosto dello scorso anno, la Zeit aveva rivelato invece che al ministero dell’Economia aveva individuato due spie russe in un dipartimento particolarmente sensibile: quello per le politiche energetiche. I due funzionari pubblici avevano cercato disperatamente di difendere Nord Stream nel mezzo della crisi tra Berlino e Mosca sul controverso gasdotto. Quando lo scandalo era esploso, il presidente della Commissione parlamentare per i servizi segreti, Roderich Kiesewetter (Cdu), aveva parlato di una “probabile punta dell’iceberg”.

Dall’inizio della guerra, la Germania ha ammesso in effetti che i tentativi di Mosca di infiltrare barbe finte nel paese sono aumentati. Non a caso, Berlino ha deciso nell’ultimo anno e mezzo di espellere 40 diplomatici russi. E il capo del Verfassungsschutz, dei servizi interni Thomas Haldenwang ha detto che i suoi uffici “stanno intraprendendo enormi sforzi per scongiurare l’arrivo di persone che potrebbero essere legate ai servizi russi”. Da gennaio del 2022 le autorità tedesche hanno anche inasprito i controlli e le regole per i visti per chi arriva dalla Paese di Putin.

Ma il rischio è anche quello che Mosca tenti di inviare i cosiddetti “illegali”, spie altamente addestrate che dai tempi della Rivoluzione d’ottobre vengono infiltrate in Paesi stranieri come cellule dormienti. Sono agenti che conducono una vita apparentemente normale finché Mosca non le attiva. A quel punto devono assolvere il compito per cui sono stati mandati in missione. Che può essere il tentativo di avvicinare qualcuno per spiarlo a missioni più inquietanti come l’attentato a un’infrastruttura sensibile. Il numero uno dei servizi Haldenwang ha rivelato che anche “il rischio di azioni di sabotaggio è aumentato”, dopo l’aggressione russa in Ucraina.

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