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Niger, 30mila sostenitori dei golpisti si radunano allo stadio prima della scadenza dell’ultimatum

(afp)

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Una prova di forza poche ore prima del termine fissato dall’Ecowas per un possibile intervento militare a difesa del presidente eletto Bazoum. Che avrebbe però molte incognite, a cominiciare dalle alleanze del fronte anti-golpisti
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Scade a mezzanotte l’ultimatum lanciato ai golpisti del Niger, che hanno preso il potere il 26 luglio (e da allora tengono prigioniero Mohamed Bazoum, il presidente democraticamente eletto due anni fa). Nelle ultime ore prima della fatidica scadenza, 30mila persone si sono riunite nello stadio di Niamey, dove hanno acclamato alcuni rappresentanti della giunta, i nuovi padroni del Paese, e hanno sventolato bandiere del Niger e della Russia: una vera prova di forza. Dopo la scadenza, l’intervento militare promesso dall’Ecowas, la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest, può scattare a ogni momento, anche se qualche incertezza pesa sul fronte anti-golpisti.

L’operazione avrà bisogno dell’apporto fondamentale della Nigeria, il gigante dell’area, con 2…

Scade a mezzanotte l’ultimatum lanciato ai golpisti del Niger, che hanno preso il potere il 26 luglio (e da allora tengono prigioniero Mohamed Bazoum, il presidente democraticamente eletto due anni fa). Nelle ultime ore prima della fatidica scadenza, 30mila persone si sono riunite nello stadio di Niamey, dove hanno acclamato alcuni rappresentanti della giunta, i nuovi padroni del Paese, e hanno sventolato bandiere del Niger e della Russia: una vera prova di forza. Dopo la scadenza, l’intervento militare promesso dall’Ecowas, la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest, può scattare a ogni momento, anche se qualche incertezza pesa sul fronte anti-golpisti.

L’operazione avrà bisogno dell’apporto fondamentale della Nigeria, il gigante dell’area, con 214 milioni di abitanti e un esercito importante (e ha un confine comune con il Niger di 1500 km). Il presidente Bola Tinubu è il più agguerrito nel voler stoppare i golpisti di Niamey. Ma sabato il Senato nigeriano ha condotto una riunione a porte chiuse, dove ha bocciato la volontà di intervenire militarmente. Nonostante il voto contrario, il presidente può comunque andare oltre ed è quello che ha intenzione di fare.

La Costituzione prevede che l’esercito possa combattere all’estero senza l’approvazione del Senato in caso di “rischio immediato o pericolo”, che è quello che Tinubu vede nel colpo di stato in Niger, giudicato il “golpe di troppo”, dopo quelli vissuti da altri tre Paesi nel Sahel (Mali, Burkina Faso e Guinea) negli ultimi tre anni. Il problema è che l’etnia hausa, in tutto 80 milioni di persone, vive tra il nord della Nigeria e il Niger. Per loro sarebbe come farsi guerra tra “fratelli”.

L’Algeria non fa parte dell’Ecowas, ma confina con il Niger a nord-ovest (su mille km). Sabato sera il presidente Abdelmadjid Tebboune ha dichiarato che l’intervento in Niger verrebbe considerato “una minaccia diretta” per il suo Paese, aggiungendo minaccioso: “Non ci sarà nessuna soluzione senza di noi”. Da mesi l’Algeria tiene una posizione ambigua tra la Russia (Tebboune ha incontrato Vladimir Putin in giugno) e l’Occidente.

Ritorniamo all’Ecowas. I capi di stato maggiore di undici dei Paesi membri hanno concordato un piano di attacco, senza fornire dettagli e tempistica. Per ora, a parte la Nigeria, solo il Senegal ha detto chiaro e tondo che renderà disponibili i propri militari. Ma è probabile che lo faccia pure la Costa d’Avorio. Quanto al Benin, che confina con il Niger, sta applicando le sanzioni economiche decise dall’Ecowas ma è poco probabile che partecipi a un’eventuale missione militare.

Infine, il Ciad (con il quale il Niger confina a est) non fa parte dell’Ecowas ma è un fedele alleato dell’Occidente e della Francia. Comunque, il presidente Mahamat Idriss Déby Itno, che ha sventato un tentativo di golpe nell’ottobre 2022 e appare assai fragile a casa propria, ha messo le mani avanti: non parteciperà con le sue truppe all’intervento.

Dalla parte dei golpisti di Niamey, invece, si sono schierati, pronti a intervenire pure militarmente, i tre Paesi nelle mani di giunte militari, anche se, viste le difficoltà dei loro eserciti a gestire già l’emergenza jihadista nei propri territori, non è chiaro quali siano i loro margini per intervenire. Assimi Goita, l’uomo forte del Mali, starebbe consigliando Abdourahamane Tiani, il capo della giunta nigerina, e l’avrebbe messo in contatto con Wagner, già presenti in Mali con 1600 mercenari.

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