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Podolyak: “Per noi Gedda un successo. I paesi neutrali hanno capito la natura della guerra di Putin”

(reuters)
L’intervista al portavoce di Zelensky: “La presenza di Pechino è un evento storico. Ha una comprensione molto più profonda dei processi in atto rispetto a Mosca”
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ODESSA — I princìpi non si toccano, assicura il primo consigliere del presidente ucraino, Mikhailo Podolyak: «È stato un vertice molto produttivo. Siamo soddisfatti».

Perché lo ritiene un successo?

«Ci ha permesso di risolvere vari problemi. Ha formulato una piattaforma universale preliminare per uscire dalla guerra».

Vi siete ammorbiditi?

«I contorni sono delineati in modo abbastanza consensuale. Senza eccezioni, tutti i partecipanti aderiscono alla posizione secondo cui il futuro accordo di pace deve basarsi sull’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina. Ed è stata definita la composizione dei partecipanti, tra cui molti paesi del Global South e, soprattutto, Brasile, Cina, India, oltre a influenti rappresentanti del continente africano. Ci sono cambiamenti fondamentali nell’agenda politica globale. I Paesi cercano soluzioni. Stanno parlando. Discutono. Valutano realisticamente i processi, la natura della guerra, la qualità degli argomenti delle parti».

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ODESSA — I princìpi non si toccano, assicura il primo consigliere del presidente ucraino, Mikhailo Podolyak: «È stato un vertice molto produttivo. Siamo soddisfatti».

Perché lo ritiene un successo?

«Ci ha permesso di risolvere vari problemi. Ha formulato una piattaforma universale preliminare per uscire dalla guerra».

Vi siete ammorbiditi?

«I contorni sono delineati in modo abbastanza consensuale. Senza eccezioni, tutti i partecipanti aderiscono alla posizione secondo cui il futuro accordo di pace deve basarsi sull’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina. Ed è stata definita la composizione dei partecipanti, tra cui molti paesi del Global South e, soprattutto, Brasile, Cina, India, oltre a influenti rappresentanti del continente africano. Ci sono cambiamenti fondamentali nell’agenda politica globale. I Paesi cercano soluzioni. Stanno parlando. Discutono. Valutano realisticamente i processi, la natura della guerra, la qualità degli argomenti delle parti».

Perché la Russia non era invitata?

«Ha una posizione esclusivamente distruttiva e non è pronta per il ritorno alle norme del diritto internazionale. È importante che i lavori abbiano coinvolto invece Paesi che solo ieri dubitavano della natura di genocidio di questa guerra e credevano fosse possibile negoziare con Mosca attraverso concessioni».

Siete pronti ad abbandonare il principio di non avviare negoziati senza liberazione dei territori?

«È un principio base. E finora non si parla di negoziati con la Russia».

Quali erano i vostri obiettivi?

«Discutere come finire la guerra. Finire, e non passare ad altri formati. Non trasformarla in un conflitto congelato. Dovevamo spiegare agli Stati che hanno ancora dubbi che può essere conclusa solo col ripristino di integrità territoriale sovranità, e ci siamo riusciti».

Cosa altro avete ottenuto?

«Abbiamo stabilito un nuovo processo politico globale in cui la Russia non è un soggetto. Non può più infrangere le regole. E abbiamo spiegato agli attori internazionali perché non esiste un’opzione di “neutralità”: porta a guerre senza fine e alla rottura definitiva delle regole».

Qual era l’obiettivo minimo?

«Convincere il “sud globale” che non esiste “opzione di compromesso”. Basta discussioni, si perde tempo».

Su cosa siete disposti a discutere?

«Sicurezza alimentare, ambientale, nucleare. Riformattazione delle istituzioni internazionali».

Vi fidate della Cina?

«La sua presenza è un evento storico. Ha una comprensione molto più profonda della storicità dei processi in atto rispetto alla Russia. Pensa al futuro, mentre la Russia nella sua attuale forma politica se ne andrà tra mesi. La sua partecipazione indica un cambiamento nell’approccio sui metodi di risoluzione della guerra».

La crisi in Africa influisce su quella Ucraina?

«La Russia vuole dominare l’Africa con la fame, corruzione, controllo sui governi, povertà. C’è lei dietro il cosiddetto “colpo di stato militare” nel Niger. È la loro solita tattica: distogliere l’attenzione e intensificare il conflitto. La pace e lo stato di diritto nel mondo possono essere ripristinati solo eliminando il regime di Putin».

Gli attacchi ai porti russi continueranno?

«Indubbiamente sì. La guerra torna da chi l’ha scatenata. Garantiamo libertà e sicurezza della navigazione. Siamo pronti a difendere il diritto internazionale e non abbiamo paura della Russia».

Perché attaccate i porti russi?

«È estremamente importante ridurre le loro capacità logistiche».

La controffensiva non produce i risultati sperati: questo cambia i vostri piani di pace?

«La distruzione dell’esercito russo che di cui tutti avevano paura dovrebbe svolgersi in tre o quattro settimane? Abbiamo carenza di missili a lungo raggio, aviazione, proiettili di grosso calibro. Ma stiamo andando avanti, chilometro dopo chilometro, esattamente come previsto dal nostro Stato Maggiore».

Ci sarà un altro inverno di attacchi russi, di freddo e black out?

«È ovvio, la natura terroristica degli attacchi russi è fuori di dubbio. Sì, ci aspettiamo che con il primo freddo la Russia riprenda ad attaccare le infrastrutture critiche dell’Ucraina».

La missione vaticana, ora a Pechino, può avere un ruolo?

«La retorica del Papa dimostra ancora il fraintendimento della natura della guerra, e dell’entità della distruzione e della minaccia. Insiste nel trovare “iniziative creative” per porre fine alla guerra e condanna produzione e proliferazione delle armi. Non ha senso. Creatività è proteggere le nostre famiglie».

La Russia dice che non ci sono condizioni per negoziare.

«E durante il vertice ha lanciato un massiccio attacco missilistico. È il miglior argomento su cosa vogliano davvero».

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