Stati Uniti, come un milionario tech sta finanziando la propaganda di Pechino
di Massimo BasileNEW YORK - Quando Neville Roy Singham aveva diciotto anni, figlio di uno storico, era attivista di un gruppo maoista-nazionalista. Un giorno decise di andare in bocca al leone capitalista, e si fece assumere in una fabbrica della Chrysler a Detroit, per diffondere le sue idee anticapitaliste.
Era il 1972, l’anno del primo calcolatore manuale e quello del soldato giapponese uscito dalla jungla nell’isola di Guam, e che pensava ci fosse ancora la Seconda guerra mondiale. Cinquantuno anni dopo, Singham ha molti più soldi di quando era uno studente, in compenso ha perso tutti i capelli ma non un grammo delle sue idee maoiste. Secondo una indagine condotta dal New York Times, sarebbe lui il carismatico milionario finanziatore di un network internazionale che diffonde la propaganda di Pechino, utilizzando no profit americane e straniere.
Singham The Socialist, il socialista, sarebbe il benefattore dietro molte cause portate avanti dalla sinistra radicale. Il milionario maoista avrebb…
NEW YORK - Quando Neville Roy Singham aveva diciotto anni, figlio di uno storico, era attivista di un gruppo maoista-nazionalista. Un giorno decise di andare in bocca al leone capitalista, e si fece assumere in una fabbrica della Chrysler a Detroit, per diffondere le sue idee anticapitaliste.
Era il 1972, l’anno del primo calcolatore manuale e quello del soldato giapponese uscito dalla jungla nell’isola di Guam, e che pensava ci fosse ancora la Seconda guerra mondiale. Cinquantuno anni dopo, Singham ha molti più soldi di quando era uno studente, in compenso ha perso tutti i capelli ma non un grammo delle sue idee maoiste. Secondo una indagine condotta dal New York Times, sarebbe lui il carismatico milionario finanziatore di un network internazionale che diffonde la propaganda di Pechino, utilizzando no profit americane e straniere.
Singham The Socialist, il socialista, sarebbe il benefattore dietro molte cause portate avanti dalla sinistra radicale. Il milionario maoista avrebbe messo in piedi una rete di gruppi no profit e società di comodo per lavorare a stretto contatto con i media legati al governo cinese e finanziare la propaganda a livello globale. Da un think tank in Massachusetts a uno spazio eventi a Manhattan, dalla nascita di un partito politico in Sudafrica a organizzazioni giornalistiche in India e Brasile, Singham muoverebbe i fili, o meglio pacchi di dollari per finanziarie le iniziative.
I soldi avrebbero avuto un effetto taumaturgico anche su alcune no profit: una di queste, citate dal New York Times, è il gruppo Code Pink. Una volta criticava la Cina per le continue violazioni dei diritti civili, adesso difende la linea del governo nel confinare il popolo uiguri, che il resto del mondo considera un crimine contro l’umanità. Questi gruppi avrebbero ricevuto finanziamenti dagli Stati Uniti, attraverso donazioni di almeno 275 milioni di dollari.
Singham, 69 anni, vive gran parte del tempo a Shanghai, dove una delle sue società produce uno show su YouTube finanziato in parte dal dipartimento propaganda municipale. Il mese scorso il milionario ha partecipato a un workshop organizzato dal Partito comunista, per promuovere a livello internazionale l’immagine del partito. La sua agenda ha stampati una falce e martello. Gli uffici vicini a suo, nel palazzo di Shanghai, sono occupati da una compagnia il cui obiettivo è “far conoscere agli stranieri i miracoli che la Cina ha prodotto sulla scena mondiale”.
La piattaforma creata da questo ricco maoista americano, che ha costruito le sue fortune nel campo del software, fondando una società a Chicago, la Thoughtworks, produce video su YouTube che raccolgono milioni di visualizzazioni. Da mesi si concentrano su messaggi pro-Cina in chiave Taiwan. I cattivoni, secondo la sua narrazione, sono sempre gli altri, mentre Pechino punta al progresso globale.
Singham e il suo staff hanno incontrato politici, allenato candidati in Africa, finanziato la campagna elettorale in Sudafrica e foraggiato movimenti di protesta a Londra. Tutti uniti da un filo rosso: edulcorare l’immagine della Cina nel mondo. E la beffa per gli Stati Uniti è che facendo capo a una serie di no profit americane, il maoista gode anche di sgravi fiscali.
Ma lui come si presenta? Alla richiesta di chiarimento avanzata dal New York Times, Singham ha risposto: “Nego in modo categorico qualsiasi suggestione che io possa essere membro o fiancheggiatore di un governo o di un partito politico. Io mi muovo solo seguendo i miei ideali, che mi accompagnano da una vita”. Cioè da quando era uno giovane maoista-marxista e si ispirava a Che Guevara. Una volta diventato imprenditore, i suoi dipendenti lo chiamavano “compagno”.
Nel 2017, quando a 63 anni si è sposato in Giamaica con Jodie Evans, ex consigliera democratica diventata l’altro braccio armato del network maoista, Singham ha deciso di vendere la sua compagnia di software, incassando 785 milioni di dollari. “Ho deciso che alla mia età - furono le sue prime parole dopo la firma dell’accordo - la cosa migliore che potessi fare era impiegare la maggior parte dei miei soldi”.