Non è stato il “vento divino”, il leggendario tifone kamikaze che ha protetto il Giappone dagli invasori mongoli. Ma nella trasvolata attraverso i continenti hanno dovuto affrontare le condizioni meteo peggiori, incluso un tifone tropicale. Certo, nel 1920 Arturo Ferrarin e Guido Masiero sono riusciti a collegare Roma e Tokyo a bordo di due biplani Sva di legno e tela. Quel precedente – l’unico - era però era un raid dimostrativo, con un viaggio durato tre mesi, mentre adesso l’Aeronautica ha realizzato in pochi giorni il primo schieramento operativo nello scenario caldissimo dell’Indo-Pacifico, il nuovo fronte della sfida tra potenze.
Rispondendo alle linee guida dell’Alleanza Atlantica, l’Italia ha trasferito sulla base nipponica di Komatsu una formazione da combattimento completa di tutti gli strumenti per gestire un’operazione militare in maniera praticamente autonoma. I quattro caccia F-35 di quinta generazione, i primi ad andare in Giappone dall’Europa, sono stati accompagnati …
Non è stato il “vento divino”, il leggendario tifone kamikaze che ha protetto il Giappone dagli invasori mongoli. Ma nella trasvolata attraverso i continenti hanno dovuto affrontare le condizioni meteo peggiori, incluso un tifone tropicale. Certo, nel 1920 Arturo Ferrarin e Guido Masiero sono riusciti a collegare Roma e Tokyo a bordo di due biplani Sva di legno e tela. Quel precedente – l’unico - era però era un raid dimostrativo, con un viaggio durato tre mesi, mentre adesso l’Aeronautica ha realizzato in pochi giorni il primo schieramento operativo nello scenario caldissimo dell’Indo-Pacifico, il nuovo fronte della sfida tra potenze.
Rispondendo alle linee guida dell’Alleanza Atlantica, l’Italia ha trasferito sulla base nipponica di Komatsu una formazione da combattimento completa di tutti gli strumenti per gestire un’operazione militare in maniera praticamente autonoma. I quattro caccia F-35 di quinta generazione, i primi ad andare in Giappone dall’Europa, sono stati accompagnati da tre cisterne Boeing KC-767 per garantire i rifornimenti in volo di carburante e da due quadrimotori Hercules pronti ad assisterli sul mare in caso di emergenze. Con loro c’era anche l’elemento più tecnologicamente avanzato delle nostre forze armate, il velivolo radar Gulfstream Caew con un sistema di intelligenza artificiale israeliano che permette il controllo totale dello spazio aereo.
Questa formazione ha percorso oltre diecimila chilometri, quasi un record per una spedizione operativa, fino a Komatsu, una città strategica sul Mar del Giappone che si trova all’altezza del confine tra la Russia asiatica e la Corea del Nord. Lì i jet italiani si sono esercitati per cinque giorni assieme ai caccia F-15 giapponesi, uno dei quali ridipinto con il tricolore e con il logo del centenario dell’Aeronautica. Una situazione senza precedenti per confrontare tattiche e condividere esperienze di volo. Con una particolarità: l’aereo radar Caew è una sorta di quartiere generale ad alta quota e permette di mantenere l’attività della squadriglia di F-35 sotto comando nazionale anche all’altro capo del mondo.
“Questa esercitazione è un pilastro della nostra collaborazione con il Giappone – ha dichiarato il colonnello Luca Crovatti, comandante della missione –: è la prova del nostro impegno a incrementare le relazioni con la Japan Air Self Defence Force e al tempo stesso l’occasione per fare squadra e condividere tecniche, addestramento e procedure”.
La trasvolata marca una rotta che sarà sempre più frequentata. Dal 2019 i piloti nipponici si formano nella scuola di volo internazionale creata dall’Aeronautica e da Leonardo, prima a Galatina in Puglia e da pochi mesi a Decimomannu in Sardegna.
Ma le relazioni militari e industriali sono destinate a diventare intense, per esplicita volontà del governo Meloni. “Una volta Indo-Pacifico e Mediterraneo erano aree considerate lontane tra loro – ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto a marzo -. Oggi, invece, il mondo è diventato sempre più piccolo, le crisi sono aumentate e probabilmente in questo decennio la situazione peggiorerà. Il futuro del Mediterraneo dipende da ciò che succede nell’Indo Pacifico e viceversa”.
Crosetto ha pronunciato queste parole durante l’incontro con il collega nipponico Yasukazu Hamada e il britannico Ben Wallace. I tre Paesi sono legati dal più ambizioso programma tecnologico militare: il Gcap, Global Combat Air Programme, per costruire un aereo da combattimento di sesta generazione. Un progetto iniziato per volontà del governo Conte I, che nel prossimo decennio richiederà investimenti per decine di miliardi, diventando il peso massimo nei bilanci della Difesa.
Oltre ai disegni nazionali, c’è la mobilitazione della Nato per il braccio di ferro con la Cina che vedrà un ruolo pure delle nostre forze armate. Il pattugliatore Morosini, la nave più moderna della
Marina, sta completando un tour in Estremo Oriente che ha toccato quindici Paesi. E all’inizio del prossimo anno ci sarà una spedizione della portaerei Cavour, l’ammiraglia della flotta, fino al Giappone.