Tecnocrate ed economista: ecco chi è Lamine Zeine, il nuovo premier di facciata scelto dai golpisti Niger
di Leonardo MartinelliTUNISI – Un personaggio “presentabile” Ali Mahaman Lamine Zeine, il nuovo premier scelto dai militari, che con un golpe hanno conquistato il potere in Niger. Tecnocrate, economista, ex ministro delle Finanze, per di più ai tempi della presidenza di Mamadou Tandja (1999-2010), personaggio rispettato e rimpianto dai nigerini, Zeine è l'uomo giusto al momento giusto.
È chiaro che Abdourahamane Tiani, nuovo uomo forte di Niamey, in questa nuova fase di apertura diplomatica, che si è aperta allo scadere dell’ultimatum dell’Ecowas (la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest), vuole sdoganarsi agli occhi degli interlocutori internazionali, che stanno cercando di trovare una soluzione al rompicapo del Niger.
L’Ecowas minaccia i golpisti di Niamey di un intervento militare, se non si faranno da parte e rimetteranno al potere Mohamed Bazoum, il presidente democraticamente eletto, che dal 26 luglio è prigioniero nella sua residenza dei militari ribelli. Ma alla mezzanotte di dome…
TUNISI – Un personaggio “presentabile” Ali Mahaman Lamine Zeine, il nuovo premier scelto dai militari, che con un golpe hanno conquistato il potere in Niger. Tecnocrate, economista, ex ministro delle Finanze, per di più ai tempi della presidenza di Mamadou Tandja (1999-2010), personaggio rispettato e rimpianto dai nigerini, Zeine è l'uomo giusto al momento giusto.
È chiaro che Abdourahamane Tiani, nuovo uomo forte di Niamey, in questa nuova fase di apertura diplomatica, che si è aperta allo scadere dell’ultimatum dell’Ecowas (la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest), vuole sdoganarsi agli occhi degli interlocutori internazionali, che stanno cercando di trovare una soluzione al rompicapo del Niger.
L’Ecowas minaccia i golpisti di Niamey di un intervento militare, se non si faranno da parte e rimetteranno al potere Mohamed Bazoum, il presidente democraticamente eletto, che dal 26 luglio è prigioniero nella sua residenza dei militari ribelli. Ma alla mezzanotte di domenica niente si è mosso. Anzi, proprio per evitare un’operazione militare, l’Ecowas ha rilanciato la carta del negoziato e i golpisti hanno accettato di giocarla. In questo momento si trova a Niamey anche un’emissaria degli Stati Uniti, Victoria Nuland, vicesegretaria di Stato, per cercare di mediare e oggi è attesa in città anche una delegazione di Ecowas. Ecco, in una fase come questa la scelta di questo premier non può essere casuale.
Zeine, 58 anni, non solo è un civile ma ha il curriculum classico dell’alto funzionario, comprese le esperienze internazionali. Il presidente Tandja lo aveva già nominato nel 2001 direttore del suo gabinetto, poi ministro delle Finanze, per risanare una situazione economica caotica. E occupò questo posto fino al 2010, quando un colpo di Stato aveva fatto crollare il regime di Tandja (che era iniziato nel 1999 con regolari elezioni presidenziali, ma che si erano tenute dopo un golpe).
Economista di formazione, Zeine è stato poi rappresentante della Banca africana di sviluppo nel Gabon, in Costa d’Avorio e ultimamente in Ciad. In gioventù aveva avuto un curriculum vitae di studente di tutto rispetto, laureato all’Ena (Ecole nationale d’administration) di Niamey, riproduzione nigerina dell’istituzione francese, fucina dell’élite, e si era anche laureato al Centre d’études financières, économiques et bancaires di Marsiglia e della Sorbona, a Parigi. Zeine aveva poi iniziato a lavorare al ministero dell’Economia e delle finanze in Niger, già nel 1991.
L’immagine del nuovo primo ministro è strettamente legata a quella di Tanja, al potere fino al 2010 e morto nel 2020. Era un personaggio austero, mai toccato da storie di corruzione, che fece della lotta alla povertà l’obiettivo principale della sua presidenza. I nigerini lo chiamano “Baba Tandja”, è il padre della nazione. Dimenticano, forse, alcuni suoi aspetti negativi.
In qualità di ministro degli Interni, nel 1990 decise una feroce repressione contro i Tuareg, nel nord del Paese, che fece 63 morti e scatenò una prima ribellione dal 1991 al ’95. Dovendo affrontare una seconda rivolta dei tuareg, in quanto presidente, dal 2007 al 2009, ancora una volta volle affrontarla con un'estrema durezza. Quando era arrivato al potere il Paese era sull’orlo della bancarotta e lui dovette varare misure d’austerità difficili da digerire per la popolazione. Ma dopo l’annullamento del debito del Niger, riuscì a finanziare una politica di infrastrutture, con la costruzione di scuole, di centri sanitari e piccole dighe per l’approvvigionamento di acqua, soprattutto nelle zone più defilate del Paese. Il suo slogan era: “Il villaggio prima, la città dopo”. Come dire: bisogna dare priorità allo sviluppo delle campagne.
Alla fine, comunque, nel 2009, per ottenere un nuovo mandato e restare al potere, Tanja volle un referendum costituzionale. Ma il Parlamento non volle e lui lo sciolse. Ne seguì un colpo di Stato. Il suo attaccamento al potere, forse, nell’attuale esaltazione del personaggio, i nigerini se lo dimenticano... In ogni caso, non stupisce che oggi i golpisti scelgano un uomo di Tanja come premier. Si vedrà se basterà solo questo a sdoganarli davvero. Anche Nuland, a capo della delegazione americana, mantiene la richiesta degli Usa e degli occidentali (per ora) che i nuovi padroni del Paese si facciano da parte e rimettano in sella Bazoum.