Niger, Occidente diviso. Una delegazione Usa a Niamey
di Leonardo MartinelliTunisi — Alla mezzanotte di domenica è scaduto l’ultimatum contro i golpisti di Niamey: l’Ecowas (la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest) aveva minacciato un intervento militare per obbligare il nuovo padrone del Niger, Abdourahamane Tiani, a rimettere in sella il presidente democraticamente eletto, Mohamed Bazoum, ancora prigioniero dei militari. Ma in realtà, passata la fatidica scadenza, non si è mosso nessuno. Anzi, le parti, sia l’Ecowas che la giunta nigerina, hanno preferito rilanciare la carta diplomatica. Intanto, anche gli Usa, a lungo prudenti dinanzi a questa crisi, dove era la Francia a fare ostinatamente la voce grossa contro i golpisti, hanno mandato una delegazione a Niamey nel tentativo di mediare.
La chiusura dello spazio aereo
Poco prima dello scadere dell’ultimatum, la giunta nigerina ha chiuso lo spazio aereo «fino a nuovo ordine», invocando «una minaccia che si precisa a partire dai Paesi vicini». Ma da quelli non si è materializzata ness…
Tunisi — Alla mezzanotte di domenica è scaduto l’ultimatum contro i golpisti di Niamey: l’Ecowas (la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest) aveva minacciato un intervento militare per obbligare il nuovo padrone del Niger, Abdourahamane Tiani, a rimettere in sella il presidente democraticamente eletto, Mohamed Bazoum, ancora prigioniero dei militari. Ma in realtà, passata la fatidica scadenza, non si è mosso nessuno. Anzi, le parti, sia l’Ecowas che la giunta nigerina, hanno preferito rilanciare la carta diplomatica. Intanto, anche gli Usa, a lungo prudenti dinanzi a questa crisi, dove era la Francia a fare ostinatamente la voce grossa contro i golpisti, hanno mandato una delegazione a Niamey nel tentativo di mediare.
La chiusura dello spazio aereo
Poco prima dello scadere dell’ultimatum, la giunta nigerina ha chiuso lo spazio aereo «fino a nuovo ordine», invocando «una minaccia che si precisa a partire dai Paesi vicini». Ma da quelli non si è materializzata nessuna aggressione. Anzi, l’Ecowas ha convocato un nuovo vertice dei dirigenti dei paesi, che ne fanno parte, giovedì ad Abuja, la capitale della Nigeria, per esaminare «i recenti sviluppi in Niger». Intanto, diversi media, tra cui Radio France International, riportano indiscrezioni su una delegazione dell’organizzazione che nei prossimi giorni, probabilmente prima del vertice, verrà a parlare con i golpisti a Niamey. Lunedì mattina Tiani avrebbe accettato questa possibilità, lo stesso che aveva snobbato un’altra missione della Comunità, venuta in giovedì tra giovedì e venerdì scorso.
L’Ecowas sconta divisioni e incertezze al suo interno sulla possibilità di far scattare l’intervento militare. Bola Tinubu, il più convinto ad agire, presidente della Nigeria, che sarebbe la locomotiva dell’operazione, è sempre più contestato su questa iniziativa all’interno del suo Paese. L’Algeria non fa parte dell’Ecowas, ma condivide con il Niger mille km di frontiera ed è un Paese influente nell’area. Il presidente Abdelmadjid Tebboune ha definito il possibile intervento dell’Ecowas «una minaccia diretta» per Algeri, aggiungendo minaccioso: «Non ci sarà nessuna soluzione senza di noi». Insomma, non stupisce che Tinubu e i più belligeranti abbiano messo il piede sul freno.
L’invito alla moderazione
Anche dal fronte occidentale sono arrivati chiari inviti a una pragmatica moderazione. Finora si era fatta sentire quasi esclusivamente la Francia di Emmanuel Macron, con una posizione durissima e di appoggio all’intervento dell’Ecowas, senza alcuna concessione al dialogo con la giunta militare. La Francia è l’ex potenza colonizzatrice, presente sul posto con 1500 soldati (ce ne sono anche un migliaio di americani, 350 italiani e un centinaio di tedeschi). Ieri Germania e Italia hanno riportato l’attenzione sulla necessità di negoziare, prima di ogni azione militare. «Gli sforzi di mediazione sono solo agli inizi», ha sottolineato un portavoce del ministero degli Esteri tedesco. «Continuiamo a sperare – ha aggiunto – che i golpisti risponderanno in maniera positiva a questi sforzi».
Una delegazione Usa a Niamey dovrebbe lavorare mano nella mano con quella dell’Ecowas. Gli Usa temono, nel caso le cose precipitassero, di essere coinvolti dai francesi, di cui non si fidano, in un’operazione come quella in Libia del 2011, un vero spauracchio ai loro occhi. Anche rispetto agli aiuti finanziari e per lo sviluppo per il Niger, gli americani hanno assunto una posizione diversa dalla Francia e dall’Unione europea, che li hanno sospesi in blocco: hanno fermato solo alcuni progetti, ma non gli aiuti considerati “vitali”, umanitari e alimentari. Intanto, più media del Sahel hanno rilanciato ieri la voce di una prossima nomina come primo ministro da parte della giunta in Niger di Lamine Zeine, economista, già ministro delle Finanze e oggi responsabile della filiale della Banca africana di sviluppo: un civile e personaggio assolutamente “presentabile”. Notizia confermata nella tarda serata dal colonnello Amadou Abdramane, portavoce della giunta golpista. Ci si comincia a chiedere se dopo le mediazioni future la giunta alla fine sopravviverà. Tutto, ormai, diventa possibile.