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Oppenheimer, la gara con i nazisti che non è mai esistita

In Germania l’uscita del film sull’inventore della bomba atomica ha riportato alla luce le registrazioni secretate fino agli anni Novanta in cui emerge che il fisico tedesco Heisenberg pensava che Hiroshima fosse una notizia falsa
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BERLINO – “Trasferisco il mio sapere ai potenti perché lo usino, e non perché ne abusino”. Bertolt Brecht fece dire queste parole al suo Galileo nel 1939, nell’anno dello scoppio della Seconda guerra mondiale, sei anni prima della prima bomba atomica a Los Alamos che cambiò il modo di fare la guerra, e del suo feroce debutto nel Secondo conflitto mondiale, a Hiroshima.

Il capo del “Manhattan Project”, l’inventore della bomba nucleare, il padre della ricerca che consentì agli americani di battere la Germania nazista nella corsa al più nefasto ordigno bellico mai concepito dall’uomo, era un fisico di origine tedesca i cui genitori erano emigrati alla fine dell’Ottocento negli Stati Uniti, Robert Oppenheimer.

In “Oppenheimer”, l’attesissimo film sul genio della fisica quantistica, il regista Christopher Nolan ha dedicato molto spazio ai “brechtiani” rimorsi del fisico per non aver impedito le catastrofi di Hiroshima e Nagasaki, ma anche alle motivazioni che lo spinsero ad accettare la …

BERLINO – “Trasferisco il mio sapere ai potenti perché lo usino, e non perché ne abusino”. Bertolt Brecht fece dire queste parole al suo Galileo nel 1939, nell’anno dello scoppio della Seconda guerra mondiale, sei anni prima della prima bomba atomica a Los Alamos che cambiò il modo di fare la guerra, e del suo feroce debutto nel Secondo conflitto mondiale, a Hiroshima.

Il capo del “Manhattan Project”, l’inventore della bomba nucleare, il padre della ricerca che consentì agli americani di battere la Germania nazista nella corsa al più nefasto ordigno bellico mai concepito dall’uomo, era un fisico di origine tedesca i cui genitori erano emigrati alla fine dell’Ottocento negli Stati Uniti, Robert Oppenheimer.

In “Oppenheimer”, l’attesissimo film sul genio della fisica quantistica, il regista Christopher Nolan ha dedicato molto spazio ai “brechtiani” rimorsi del fisico per non aver impedito le catastrofi di Hiroshima e Nagasaki, ma anche alle motivazioni che lo spinsero ad accettare la sfida degli americani a sviluppare l’atomica: il timore che i suoi maestri, i grandi fisici tedeschi capitanati da Werner Heisenberg che si erano messi al servizio di Hitler, sviluppassero la bomba prima di lui. Una prospettiva intollerabile, anzitutto per il fisico ebreo Oppenheimer.

In realtà gli storici litigano da ottant’anni sul mito dell’atomica di Hitler. E in Germania, l’uscita del film ha fatto riemergere alcune intercettazioni secretate fino agli anni Novanta e che sfatano il mito del duello tra Manhattan e Berlino: per ammissione degli stessi scienziati tedeschi che avevano lavorato al “Progetto Urano”, mancavano anni allo sviluppo di una bomba. Secondo alcuni storici, anche per volontà di Heisenberg, che sperimentava sulla spaccatura dell’atomo e sulle reazioni a catena da anni ma era arrivato alla conclusione che né gli americani né gli inglesi sarebbero mai stati in grado di costruirla.

Nel 1945 gli inglesi e gli americani, però, vogliono essere sicuri che Hitler non stia vincendo la gara infernale dell’atomica. Tra luglio e dicembre del 1945, Heisenberg e nove colleghi tedeschi - l’olimpo della fisica e della chimica dell’epoca - vengono internati in una casa di campagna vicino a Londra, Farm Hall. E’ “L’operazione Ypsilon”: la casa è piena zeppa di microspie. Gli Alleati sanno già dalla primavera che le ricerche nei laboratori tedeschi arrancano. Ma vogliono esserne certi.

Il 6 agosto, l’"Enola Gay” cade su Hiroshima. Il primo a mostrarsi sconvolto, secondo le intercettazioni, è Otto Hahn. Ha appena sentito la notizia sulla Bbc e confessa di sentirsi in colpa per la morte di centinaia di migliaia di innocenti. Nel 1938 era stato il geniale chimico e fiero oppositore del nazismo a scoprire la possibilità che l’atomo dell’urano si dividesse, il principio fondante della fisica moderna. E dell'atomica. Vinse il Nobel nel 1944. Negli anni addietro, quando aveva capito che la sua ricerca stava portando dritto dritto alla bomba, aveva già pensato al suicidio. Fu un altro grande fisico e premio Nobel, Max von Laue, a dissuaderlo: prima o poi, argomentò, qualcuno altro avrebbe dimostrato la divisione dell’atomo.

Ma la sera di Hiroshima, a Farm Hall, gli scienziati tedeschi raccolti intorno alla cena non riescono a parlare d’altro. Werner Heisenberg ha appena 44 anni e già una lunghissima carriera alle spalle: allievo di un altro grande fisico, Max Born, in cattedra dall’età di 26 anni, ha vinto il Nobel a 32. Un precursore dei suoi tempi e pioniere della meccanica dei quanti - Oppenheimer è andato ad ascoltarlo da studente - che durante il nazismo si è messo al servizio del regime ma che ritiene la bomba un miraggio, un progetto che richiederebbe a suo dire un enorme sforzo tecnico, impensabile in quel momento.

Non meraviglia dunque che a quella storica cena, Heisenberg ritenga la notizia di Hiroshima addirittura falsa. “Hanno menzionato l’urano in riferimento a questa bomba nucleare?”, riflette ad alta voce. I colleghi scuotono la testa, “no”. Heisenberg ne deduce che Hiroshima “non ha nulla a che fare con l’atomo, anche se l’equivalente di 20mila tonnellate di esplosivo potentissimo è una cosa mostruosa”. E il fisico di Wuerzburg prosegue, imperterrito: “Posso solo pensare che qualche dilettante in America, che ne capisce molto poco, li abbia convinti che ‘se la buttate, ottenete l’equivalente di 20mila tonnellate di esplosivo potentissimo’. Ma in realtà non funziona affatto”.

Otto Hahn lo interrompe, sarcastico, “in ogni caso, Heisenberg, lei è di seconda classe, può fare gli scatoloni”. Heisenberg risponde, altrettanto tagliente, “sono del tutto d’accordo”. Ma Hahn insiste: gli americani “sono 50 anni avanti a noi”. E Heisenberg non demorde: “non credo a una parola di tutta questa storia”.

L’incredulità di Heisenberg, il dolore di Hahn - che dopo la guerra divenne un promotore indefesso del disarmo e della pace - nelle intercettazioni dell’ “Operazione Ypsilon” furono uno dei tasselli fondamentali nella ricostruzione della famosa gara tra Germania e Stati Uniti nello sviluppo della bomba. Ma come scrive Carlo Revelli nel suo stupendo “Helgoland” (Adelphi) che ricostruisce l’avventura pionieristica in Germania della “Knabenphysik” (la “fisica dei ragazzi”) del gruppo di Heisenberg, “Hiroshima e Nagasaki sono annientate e duecentomila esseri umani, uomini e donne e bambini, uccisi in una frazione di secondo. Oggi viviamo con decine di migliaia di testate nucleari puntate sulle nostre città. Se qualcuno perde la testa, può distruggere la vita sulla Terra. La potenza micidiale della ‘fisica dei ragazzi’ è sotto gli occhi di tutti”

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