Hawaii, la siccità ha aggravato gli incendi: almeno 55 morti. Biden dichiara lo stato di emergenza
dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK - È bastata una scintilla a trasformare il paradiso in inferno: scatenando in contemporanea ben sette incendi sulle isole a nordovest dell’arcipelago hawaiano. Ad alimentarli e propagarli la furia dei venti agitati dalla coda dell’uragano di categoria 4 Dora, passato 100 chilometri più in là: complice la vegetazione provata da mesi di siccità e l’aria particolarmente asciutta.
«Non eravamo pronti. Ci aspettavamo vento e pioggia, non fuoco», ammette la vice-governatrice Sylvia Luke, costretta a prendere in mano la situazione mentre il suo capo, il governatore Josh Green rientrava precipitosamente dalle vacanze. «Non c’erano stati incendi significavi in passato e dunque non si è mai investito abbastanza per prevenirli».
Bruciano le Hawaii, per sfuggire agli incendi le persone si gettano in mare: sembra l'apocalisse
Di sicuro Maui, la perla delle Hawaii, la più famosa isola dell’arcipelago nel Pacifico Centrale in virtù della belle…
NEW YORK - È bastata una scintilla a trasformare il paradiso in inferno: scatenando in contemporanea ben sette incendi sulle isole a nordovest dell’arcipelago hawaiano. Ad alimentarli e propagarli la furia dei venti agitati dalla coda dell’uragano di categoria 4 Dora, passato 100 chilometri più in là: complice la vegetazione provata da mesi di siccità e l’aria particolarmente asciutta.
«Non eravamo pronti. Ci aspettavamo vento e pioggia, non fuoco», ammette la vice-governatrice Sylvia Luke, costretta a prendere in mano la situazione mentre il suo capo, il governatore Josh Green rientrava precipitosamente dalle vacanze. «Non c’erano stati incendi significavi in passato e dunque non si è mai investito abbastanza per prevenirli».
Bruciano le Hawaii, per sfuggire agli incendi le persone si gettano in mare: sembra l'apocalisse
Di sicuro Maui, la perla delle Hawaii, la più famosa isola dell’arcipelago nel Pacifico Centrale in virtù della bellezza finora incontaminata della sua natura - le spiagge dalle sabbie dorate, il vulcano Halekala, la cascata Ohe’o Gulch, la panoramica Hana Highway – difficilmente tornerà rigogliosa. Almeno 12 chilometri quadrati sono ridotti in cenere e sono già stati trovati 55 cadaveri “in aree dove gli incendi sono ancora attivi”, come racconta il capo dei vigili del fuoco Ken Hara.
Numeri destinati ad aumentare nelle prossime ore, che già mettono il rogo di Maui sul triste podio dei più mortali d’America: secondo, dopo il terribile Camp Fire scatenatosi nel 2018 in California dove i morti furono 85. I nomi delle vittime non sono noti e ancora non si sa se si tratta di abitanti o turisti. Dodicimila persone - un terzo vacanzieri e fra questi pure il sindaco di San Francisco London Breed – hanno abbandonato precipitosamente case e hotel ed ora è in atto un complesso piano di evacuazione.
Lahaina, storica capitale dell’arcipelago, non esiste più: rasi al suolo 247 edifici, compresa la Baldwin Home, la casa più antica dell’isola dove nel 1835 si stabilì la famiglia del missionario Dwight Baldwin. E poi la Jod Mission, famosa per la statua gigante del Buddha. Arso pure il pittoresco “Banyan Tree”, ficus piantato nel 1873. Insieme a tutte le barche ancorate nelle acque di quel porto, dove pur di salvarsi si sono tuffate un centinaio di persone e per recuperarli è servito l’intervento di Guardia Costiera e pescherecci già in mare.
Benjamin Koenigsberg, newyorchese che d’estate lavora sull’isola come chiropratico, è al sicuro, ma al telefono con Repubblica racconta di aver avuto molta paura. «È stato apocalittico e surreale. All’alba di martedì c’era già stato un piccolo incendio ma alle 10 ci avevano detto che era sotto controllo. Nel pomeriggio ero al Kula Sandalwoods Inn dove lavoro, sono uscito all’aperto e ho visto fiammelle portate dal vento appiccare piccoli incendi tutto intorno. Abbiamo provato a buttare acqua, ma erano troppi, s’ingrandivano e siamo scappati nella macchina dove poi abbiamo passato la notte come tanti altri». Ambientalista militante, già accusa: «Cos’altro deve accadere per cambiare approccio?», dice prima di riagganciare per non consumare oltre la batteria del cellulare: «La luce va e viene, non c’è internet, non siamo affatto sicuri della situazione che ci aspetta nelle prossime ore».
Devastato è pure il nativo più celebre di questa parte di mondo, l’ex presidente Barack Obama che qui trascorre spesso parte delle sue vacanze: «È duro assistere alle immagini di devastazione di un luogo così speciale. Il pensiero mio e di Michelle va a chi ha perso i suoi cari o la cui vita è sconvolta» ha scritto.
Lo spirito dell’Aloha, il benvenuto ancestrale che qui si scambiano i nativi, ha subito preso il sopravvento: già 1200 dei 160mila abitanti si sono registrati come volontari della Croce Rossa. Rifugi sono stati improvvisati ovunque: il più grande alla Kulanihako High School, il campus da 245 milioni di dollari inaugurato solo lunedì a Kahului, nella cui palestra ieri notte hanno dormito centinaia di persone. La situazione non è ancora sotto controllo e il presidente Joe Biden ha già dichiarato lo stato d’emergenza mobilitando fondi e mezzi federali. «L’isola non tornerà come prima. La caratteristica natura di queste parti non ricrescerà rapidamente» piange in tv lo storico locale David Aiona Chang. «A pagare il prezzo più caro, saranno come sempre i nativi».