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Incendi alle Hawaii, la testimonianza di un insegnante romano: “Abbiamo perso i contatti con un’altra famiglia italiana a Lahaina”

Il racconto di Filippo Lippi che si è trasferito sull’isola di Maui con moglie e figlio nel 2020: “Ci sono 1.000 dispersi, ma molte zone sono ancora isolate”
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NEW YORK – «Noi stiamo bene, ma siamo preoccupati per un'altra famiglia italiana che ha un ristorante a Lahaina. Li ho cercati al telefono più volte ma niente... Non voglio essere allarmista: quell’area è ancora isolata, non c’è campo, non c’è rete, non c’è elettricità, me lo confermano in molti. Però, certo, l’ansia resta. Anche perché girano voci incontrollate. Una persona mi ha detto che i morti sarebbero addirittura più di trecento. Il governatore Josh Green ha parlato di 1.000 dispersi ma anche ripetuto: le comunicazioni sono difficili. Queste persone potrebbero semplicemente avere i cellulari scarichi o essere in aree dove non c’è linea. Sentiamo di nuovi ritrovamenti ogni ora». Il numero ufficiale, per ora, è di 67 corpi ritrovati.
Filippo Lippi, 49 anni, romano, si è trasferito a Maui nel 2020, poco prima dell’inizio della pandemia con la moglie americana Laura e il figlioletto Leonardo di 5 anni. La coppia insegna alla Seabury Hall School di Makawao – lei inglese, lui tec…

NEW YORK – «Noi stiamo bene, ma siamo preoccupati per un'altra famiglia italiana che ha un ristorante a Lahaina. Li ho cercati al telefono più volte ma niente... Non voglio essere allarmista: quell’area è ancora isolata, non c’è campo, non c’è rete, non c’è elettricità, me lo confermano in molti. Però, certo, l’ansia resta. Anche perché girano voci incontrollate. Una persona mi ha detto che i morti sarebbero addirittura più di trecento. Il governatore Josh Green ha parlato di 1.000 dispersi ma anche ripetuto: le comunicazioni sono difficili. Queste persone potrebbero semplicemente avere i cellulari scarichi o essere in aree dove non c’è linea. Sentiamo di nuovi ritrovamenti ogni ora». Il numero ufficiale, per ora, è di 67 corpi ritrovati.
Filippo Lippi, 49 anni, romano, si è trasferito a Maui nel 2020, poco prima dell’inizio della pandemia con la moglie americana Laura e il figlioletto Leonardo di 5 anni. La coppia insegna alla Seabury Hall School di Makawao – lei inglese, lui tecniche di produzione video – medie e liceo. Vivono nello stesso comprensorio. Al telefono con Repubblica, la voce di Lippi è ancora concitata: «Martedì ci siamo presi una bella paura. I responsabili della sicurezza ci hanno svegliato alle cinque del mattino dicendo che dovevamo evacuare urgentemente. Un focolaio era proprio nei pressi della scuola e avanzava rapidamente».

Com’è andata?

«Non è stato un bel momento. Eravamo confusi, convinti che stavamo per perdere tutto. Ho preso con me solo i documenti essenziali: il passaporto, i certificati di nascita. Li tengo sempre pronti perché comunque questa è un’area spazzata dagli uragani. Cercavamo soprattutto di non spaventare il bambino con le nostre angosce e di tenerlo calmo, perché era sovreccitato. Ci hanno fatto andare in un paese vicino, a Pukalani, dove un primo centro raccolta era stato allestito alla buona nei pressi della piscina pubblica. Siamo stati fra i primi ad arrivare perché eravamo i più vicini al fronte: ma per fortuna i vigili del fuoco, che qui stanno facendo un lavoro davvero incredibile, sono riusciti a fermare le fiamme nella nostra area. In realtà non so se il “nostro” focolaio sia già spento, ma ieri sera ci hanno permesso di tornare a casa e dunque presumo di sì, ma dalla finestra vedo ancora moltissimo fumo».

Come avete passato la giornata da evacuati?

«Cercando di renderci utili: abbiamo fatto tutto il giorno panini per i vigili del fuoco, impegnati senza sosta. Cercando allo stesso tempo di capire come andavano le cose nel resto dell’isola. Ora, da casa, stiamo contattando amici e colleghi: due di loro hanno perso la loro casa nell’incendio di Kula. La nostra scuola si è subito attivata. Siamo una comunità molto ampia, 600 studenti e 100 insegnanti: la preside, donna straordinaria, ha già messo in piedi un sistema per mettere in contatto chi ha perso la casa con chi può ospitare».

Com’è la situazione ora?

«È arrivata una leggera pioggia e il vento si sta placando, sono elementi positivi. Ma non si capisce ancora bene quale sia la situazione reale. Nella nostra zona l’allarme è rientrato ma restiamo in allerta. Anche perché non si è capito nemmeno cosa abbia scatenato una tale devastazione: il vento potrebbe aver buttato giù un palo della luce, scatenando la scintilla che il terreno reso arido dalla siccità ha subito alimentato. Le case, qui costruite come scatole di fiammiferi, con compensato leggero, hanno fatto il resto. Ma c’è pure chi teme un incendio doloso. Ma è troppo presto per saperlo».

È già stato nell’area più colpita dell’isola?

«Ancora no. Vorrei andare a dare una mano, ma c’è una sola strada ed è bloccata, possono passare solo mezzi di soccorso e credo stiano stanno ancora evacuando residenti e turisti sulle navette».

Gli altri italiani come stanno? Quanti siete?

«Non ho notizie del ristoratore di cui le ho detto. Non so esattamente quanti siamo io ne conosco una trentina, ma forse siamo 50, 60. Non abbiamo un consolato dedicato sull’arcipelago: prima ce n’era uno a Honolulu, gestito da un avvocato ma dopo la pandemia non ha riaperto. Ora dipendiamo da quello di San Francisco molto, troppo distante. Non ci sono occasioni di incontro e scambio se non casuali».

Dopo un’esperienza così pensate ancora di restare a Maui?

«Eravamo venuti qui in cerca di una vita più semplice e di tanta natura: e l’avevamo trovata. Ora non sappiamo come sarà il futuro sull’isola e nemmeno se si riprenderà a breve. Da ieri ne discutiamo: ci chiediamo cosa fare. È evidente che anche qui i cambiamenti climatici stanno facendo il loro corso e sarà sempre più pericoloso. Ci hanno detto che le temperature hanno iniziato a cambiare già 10 anni fa. Il clima è più secco, soprattutto nell’area di Lahaina, dove infatti è bruciato tutto. Oggi non ci sentiamo più al sicuro come prima. Ma allo stesso tempo: c’è ancora un posto sicuro sulla Terra?».

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