✕

L’annuncio di Kiev per sbloccare il Mar Nero: “Via libera alle navi civili”

Un nuovo corridoio marittimo, non concordato con la Russia, per sbloccare i rifornimenti alimentari. È l’ultima mossa ucraina nello scacchiere del grano dopo l’abbandono di Mosca dell’accordo
2 minuti di lettura

ODESSA — Kiev ha annunciato ieri il varo unilaterale di un corridoio marittimo nel Mar Nero, non concordato con la Russia, per la navi dirette o provenienti dai suoi porti. Una nota a ciel sereno della Marina militare ucraina ha fatto così traballare la scacchiera in cui si gioca una delle battaglie più complesse nella guerra russa in Ucraina: quella economica sull’oro della steppa, il grano, di cui entrambe dispongono in quantità enormi. E sulla sicurezza della navigazione mercantile nel Mar Nero.

In linguaggio burocratico Kiev annuncia "nuove rotte di traffico temporanee di navi civili da e per i porti marittimi ucraini del Mar Nero”, ricordando però la “minaccia militare” e il “pericolo di mine dalla Federazione Russa lungo tutte le rotte”. Chi parte, avverte, lo farà a suo rischio e pericolo. Dal 18 luglio, da quando i russi si sono ritirati dall’accordo sul grano che garantiva, pur con mille ostacoli, il passaggio in sicurezza di un certo numero di navi cariche di cerea…

ODESSA — Kiev ha annunciato ieri il varo unilaterale di un corridoio marittimo nel Mar Nero, non concordato con la Russia, per la navi dirette o provenienti dai suoi porti. Una nota a ciel sereno della Marina militare ucraina ha fatto così traballare la scacchiera in cui si gioca una delle battaglie più complesse nella guerra russa in Ucraina: quella economica sull’oro della steppa, il grano, di cui entrambe dispongono in quantità enormi. E sulla sicurezza della navigazione mercantile nel Mar Nero.

In linguaggio burocratico Kiev annuncia "nuove rotte di traffico temporanee di navi civili da e per i porti marittimi ucraini del Mar Nero”, ricordando però la “minaccia militare” e il “pericolo di mine dalla Federazione Russa lungo tutte le rotte”. Chi parte, avverte, lo farà a suo rischio e pericolo. Dal 18 luglio, da quando i russi si sono ritirati dall’accordo sul grano che garantiva, pur con mille ostacoli, il passaggio in sicurezza di un certo numero di navi cariche di cereali, i porti ucraini sul Mar Nero sono fermi.

E intanto infuria la battaglia navale con dichiarazioni minacciose di entrambe le parti. Muove per prima Mosca: annuncia che potrebbe considerare come una minaccia qualsiasi nave che forzasse il blocco navale, a prescindere dalla bandiera, perché potrebbe trasportare materiale bellico.

Kiev risponde in modo speculare, e non sono parole al vento: in due giorni colpisce e affonda la nave d’assalto anfibia “Olenegorskij Gornjak” — sventrata all’alba del 4 agosto nel portorusso di Novorossijsk, considerato impenetrabile da Mosca — e subito dopo la superpetroliera “Sig”, sanzionata e ritenuta strategica per il rifornimento militare russo in Siria.

Nel frattempo la Difesa russa mette nel mirino dei suoi missili i silos granari e le infrastrutture mercantili portuali ucraine: colpisce sul Mar Nero ma anche lungo i porti del Danubio a Izmail e Reni, così vicine alla Romania — e dunque ai confini Nato — da far tremare i polsi al mondo. E ora ecco la nuova mossa di questa delicata partita a scacchi: "Queste rotte erano già state proposte dall’Ucraina in un appello all’Organizzazione marittima internazionale (IMO)”, dice la Marina militare di Kiev rivendicando che “saranno utilizzate principalmente” per consentire di sbloccare “le navi civili ferme dall’inizio dell’invasione nei porti ucraini di Chornomorsk, Odessa e Pivdenny”. Erano ferme perché non incluse nei corridoi del grano.

Non ci avranno garanzie, ufficialmente: “Saranno autorizzate a transitare sulle rotte le navi i cui armatori e comandanti confermeranno di essere pronti a navigare nelle condizioni esistenti”, dice il comunicato ricordando che “l’ultima nave con cibo ucraino ha lasciato il porto di Odessa il 16 luglio” e “i leader mondiali, compresi i Paesi africani, hanno invitato la Russia a smettere di ricattare con il cibo”.

Nessun dettaglio sulle rotte e su cosa significhi organizzare un’operazione simile senza un accordo con i russi: "Metteremo telecamere sulle navi e trasmetteremo le immagini per mostrare che questa è una missione puramente umanitaria e non ha scopi militari”, dice la Marina ucraina.

Nei tre porti ucraini indicati ci sarebbero una sessantina di navi mercantili, bloccate perché fuori dall’accordo sul grano. “Non si tratta di un “corridoio” — spiega da Odessa l’analista militare di Prism, Hanna Shelest — ma di una notifica militare che le navi rimaste nei porti ucraini per 18 mesi possono ripartire, se lo desiderano, ma sotto il loro rischio e responsabilità. Oggi almeno una delle porta container ferme a Odessa ha rifiutato l’invito. Dicono che aspetteranno una carovana”. In questo momento le navi ferme a Odessa “sono 4 — continua Shelest — tra cui una porta container e tre navi con carico di metallo”.

Ma la mossa ucraina non è un lampo isolato: l’ambasciata degli Stati Uniti in Romania annuncia che oggi si terrà a Galața un “incontro decisivo tra Romania, Ucraina, Moldavia, Commissione europea e Stati Uniti per unire le forze dopo il brusco ritiro della Russia dall’accordo del grano”. Secondo la romena Agerpres sarà un incontro a livello di ministri.

“Nonostante la spietata distruzione da parte della Russia delle infrastrutture portuali e dei granai dell’Ucraina, rimaniamo impegnati a garantire esportazioni di grano ucraine ininterrotte per soddisfare la domanda globale”, dice l’ambasciata americana in Romania.

Leggi i commenti