✕

“Incontro Putin-Zelensky”, il sogno di Papa Francesco per la Cop28 di Dubai

Bergoglio starebbe lavorando alla pace in Ucraina in coordinamento con lo sceicco Muhammad bin Zayed
2 minuti di lettura

Un successo avrebbe del miracoloso, come si addice ai protagonisti: Papa Francesco starebbe lavorando alla pace in Ucraina in coordinamento con lo sceicco Muhammad bin Zayed. Il quotidiano libanese L’Orient Le Jour si spinge a ipotizzare che “su richiesta” di Bergoglio il leader degli Emirati Arabi Uniti ha intenzione di fare incontrare Vladimir Putin e Volodymir Zelensky al vertice internazionale del clima che si svolgerà a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre prossimi.

Dal Vaticano non arriva alcuna conferma ufficiale, ma una qualche iniziativa comune è nell’aria, sebbene non sia prevedibile fin dove potrà spingersi. È stato il Pontefice in persona a parlarne in una recente intervista al settimanale cattolico spagnolo Vida Nueva.

Un successo avrebbe del miracoloso, come si addice ai protagonisti: Papa Francesco starebbe lavorando alla pace in Ucraina in coordinamento con lo sceicco Muhammad bin Zayed. Il quotidiano libanese L’Orient Le Jour si spinge a ipotizzare che “su richiesta” di Bergoglio il leader degli Emirati Arabi Uniti ha intenzione di fare incontrare Vladimir Putin e Volodymir Zelensky al vertice internazionale del clima che si svolgerà a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre prossimi.

Dal Vaticano non arriva alcuna conferma ufficiale, ma una qualche iniziativa comune è nell’aria, sebbene non sia prevedibile fin dove potrà spingersi. È stato il Pontefice in persona a parlarne in una recente intervista al settimanale cattolico spagnolo Vida Nueva.

“Per novembre, prima che si tenga a Dubai il vertice delle Nazioni Unite sul clima, stiamo organizzando un incontro di pace con i leader religiosi ad Abu Dhabi”, ha detto: “Il cardinale Pietro Parolin sta coordinando questa iniziativa, che vuole svolgersi fuori dal Vaticano, in un territorio neutrale che inviti tutti all'incontro”.

Ad Abu Dhabi, nel 2019, Francesco firmò con il grande imam di al-Azhar una dichiarazione congiunta sulla fratellanza umana, la prima volta nella storia. Una paziente tessitura interreligiosa che, ora, il vescovo di Roma vorrebbe che portasse frutti di pace. La profezia, però, non è disgiunta dal pragmatismo.

Se nell’area del Golfo lo sceicco Muhammad bin Zayed e il principe saudita Mohammad bin Salman sono in competizione, Roma non esclude alcuna iniziativa di pace, e ha guardato con interesse al recente vertice di Gedda con la presenza della Cina, nonché del Brasile di Luis Inacio Lula da Silva, che con il Pontefice argentino ha un filo diretto.

Francesco sa che la sua “offensiva di pace”, come la chiama, deve fare i conti con la realtà. In Portogallo, dove la settimana scorsa ha presieduto la Giornata mondiale della gioventù, ha evitato di proporre un incontro tra i giovani ucraini, che ha ricevuto, e il gruppetto di ragazzi russi che pure erano presenti a Lisbona: non è tempo, si ragiona in Vaticano, per gesti che a Kiev verrebbero vissuti come un’offesa.

Anche organizzare un vertice interreligioso, in questo frangente, non è scontato. Il patriarca russo Kirill è guardato con aperta diffidenza da molti leader cristiani. Ancor più difficile immaginare che Zelensky voglia sedersi allo stesso tavolo di Putin. Ma il Papa spera che le fedi possano aprire un varco per la pace. Ha inviato il cardinale Matteo Zuppi a Mosca, Kiev, Washington, prossimamente andrà a Pechino.

Quanto agli Emirati Arabi Uniti sono un interlocutore sicuro: “Oggi abbiamo bisogno di costruttori di pace, non di fabbricanti di armi”, ha detto Bergoglio in una intervista concessa solo a luglio scorso al giornale governativo al-Ittihād: “Abbiamo bisogno di costruttori di pace, non di fomentatori di conflitti; abbiamo bisogno di gente che spegne gli incendi, non che li appicca; abbiamo bisogno di gente che invita alla riconciliazione, non che minaccia distruzione”.

Leggi i commenti