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Siria, il varco per gli aiuti all’area più povera al mondo resta chiuso: “Quattro milioni di persone a rischio”

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Proteste delle organizzazioni umanitarie. Msf: “Ospedali nelle tende e ora scarseggiano acqua e cibo”. Il valico di Bab Al-Hawa bloccato dai veti della Russia
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ROMA – Da un mese esatto i varchi che dal Sud della Turchia portano in Siria restano chiusi, affamando quel che resta di una popolazione sopravvissuta a dodici anni di guerra e due terremoti. L’Onu, per i veti plurimi che al suo interno incrostano i rapporti internazionali del regime siriano, il 10 luglio scorso non ha rinnovato l’accordo per il transito da Bab-al Hawa (è la risoluzione transfrontaliera Unscr 2672) e gli aiuti umanitari sono nuovamente bloccati.

Gli appetiti di Erdogan

In quel fazzoletto di terra frammentato e poverissimo che è la Siria nordoccidentale, sopravvivono quattro milioni di persone. Senza assistenza, con ospedali collassati – il potente sisma del 6 febbraio scorso ha cancellato o distrutto 52 tra pronti soccorso e strutture di ambulatorio – e, adesso, con le scorte di acqua e cibo razionati. L’unica mano che nutre l’area oggi è la Turchia di Recep Erdogan, che la sta trasformand…

ROMA – Da un mese esatto i varchi che dal Sud della Turchia portano in Siria restano chiusi, affamando quel che resta di una popolazione sopravvissuta a dodici anni di guerra e due terremoti. L’Onu, per i veti plurimi che al suo interno incrostano i rapporti internazionali del regime siriano, il 10 luglio scorso non ha rinnovato l’accordo per il transito da Bab-al Hawa (è la risoluzione transfrontaliera Unscr 2672) e gli aiuti umanitari sono nuovamente bloccati.

Gli appetiti di Erdogan

In quel fazzoletto di terra frammentato e poverissimo che è la Siria nordoccidentale, sopravvivono quattro milioni di persone. Senza assistenza, con ospedali collassati – il potente sisma del 6 febbraio scorso ha cancellato o distrutto 52 tra pronti soccorso e strutture di ambulatorio – e, adesso, con le scorte di acqua e cibo razionati. L’unica mano che nutre l’area oggi è la Turchia di Recep Erdogan, che la sta trasformando in un protettorato di Ankara.

“Da dodici anni queste persone soffrono e vivono in condizioni a cui nessun essere umano dovrebbe essere mai sottoposto”, scrive Medici senza frontiere, una delle ultime organizzazioni che resiste nella Siria ribelle al regime di Bashar al-Assad.

Il capo missione Msf, Sebastien Gay, spiega: “L’ultimo terremoto ha dimostrato che il numero limitato di canali di ingresso compromette la capacità di rispondere alle emergenze ed è per questo necessario diversificare i valichi utilizzabili e garantirne la sostenibilità a lungo termine. È scoraggiante vedere che l'accesso della popolazione agli aiuti umanitari sia rimasto invischiato in negoziati politici. L'incapacità di garantire una soluzione regolare e sostenibile per la fornitura degli aiuti mette a rischio la vita e la salute delle persone”.

Dopo il terremoto, per quasi tre giorni nessun convoglio umanitario internazionale riuscì ad arrivare in Siria nord-occidentale, lasciando la popolazione senza un riparo e al gelo: “Con un accesso adeguato all’area, si sarebbero potute evitare molte morti legate al terremoto”.

La battaglia alle Nazioni Unite

Il meccanismo di aiuti transfrontalieri affidati direttamente all’Onu esiste dal 2014, ma la Russia, alleata di Assad, vorrebbe riconsegnare la dittatore la potestà su questi valichi. I suoi oppositori temono che questa sarebbe l’arma definitiva per affamarli e piegarli. Nel corso del tempo il congegno umanitario ha subito notevoli battute d'arresto, tra cui la riduzione dei valichi autorizzati da quattro a uno e la riduzione della durata di validità del rinnovo da un anno a sei mesi.

Lo scorso 10 luglio, complice la tensione Russia-occidente cresciuta con la guerra in Ucraina, Russia e Cina hanno messo il voto all’accordo di estendere a nove mesi il rinnovo del transito e, di fronte, all’impossibilità di qualsiasi compromesso, il rappresentante della Russia al Consiglio di sicurezza, Vassily Nebenzia, ha detto: “Tanto vale chiudere del tutto il meccanismo di aiuti transfrontalieri". Linda Thomas-Greenfield, l’ambasciatrice americana all’Onu, ha accusato la Russia di crudeltà. La battaglia del valico è un altro rimbalzo sul Sud del mondo del conflitto russo-ucraino, come già si è visto con gli accordi continuamente disattesi sull’esportazione del grano dall’Europa orientale.

“Il canale umanitario transfrontaliero coordinato e monitorato dalle Nazioni Unite rimane l'opzione più affidabile ed efficiente in termini di costi”, spiega Msf. “Per garantire la preparazione alle emergenze, la costante minaccia del mancato rinnovo costringe le organizzazioni non governative ad accumulare scorte eccessive, con conseguenti sprechi”.

Due passaggi aperti

I valichi di Bab Al-Salama e Al-Rai, addirittura, sono fuori dalla risoluzione del consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e sono stati aperti dopo il terremoto. Restano in funzione. Bab Al-Hawa, il varco ufficialmente riconosciuto dall’Onu, è il punto di passaggio più affidabile ed economico, ma rimane inutilizzato. 

In Siria nord-occidentale poche settimane dopo il catastrofico terremoto sono ripresi, tra l’altro, i bombardamenti da parte del regime di Damasco. Il raid su un mercato nella provincia di Idlibha causato almeno 10 morti e più di 30 feriti. Spesso gli ospedali dell’area sono tende, e all’interno manca tutto. “Le strutture sanitarie sono sovraccariche e non ci sono più risorse, alimentari e cliniche”, ha fatto sapere Enrique Garcia, coordinatore del progetto Msf nel nord di Aleppo. 

Negli ultimi mesi la Siria ha riallacciato i rapporti con il mondo arabo nel tentativo di uscire da un isolamento diplomatico decennale che ha impoverito in profondità l’intero Paese. Lo scorso 7 maggio è stata riammessa nella Lega araba, ma le condizioni del suo Nord-Ovest, diviso tra filo-Assad, jihadisti vicini ai turchi e curdi attaccati da tutti, restano drammatiche.

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