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Il richiamo della Dolce Vita, così Roma è diventata la nuova capitale degli 007

(ansa)
Dalle defezioni nordcoreane alle trame portoghesi: la città offre reti e coperture cruciali per l’intelligence
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C’era una volta Vienna: la città del “Terzo Uomo” sospesa sulla Cortina di Ferro, luogo prediletto per incontri discreti in zona neutrale. Con la caduta del Muro, il suo fascino si è dissolto e per qualche anno il circo degli 007 si è trasferito più a Est: a Budapest, meta di vacanzieri russi e nuovi imprenditori cinesi.

È durata poco e dalla fine degli anni Novanta Roma si è imposta come capitale internazionale delle spie. «Semplicemente perfetta, perché non c’è bisogno di nascondersi. — ricorda un ex operativo della Cia — Avete presente quelle trattorie dove i camerieri fanno sedere a caso gli stranieri uno accanto all’altro in lunghe tavolate? Sono l’ideale per stabilire contatti o scambiare documenti».

Il grande gioco dei servizi nell’U…

C’era una volta Vienna: la città del “Terzo Uomo” sospesa sulla Cortina di Ferro, luogo prediletto per incontri discreti in zona neutrale. Con la caduta del Muro, il suo fascino si è dissolto e per qualche anno il circo degli 007 si è trasferito più a Est: a Budapest, meta di vacanzieri russi e nuovi imprenditori cinesi.

È durata poco e dalla fine degli anni Novanta Roma si è imposta come capitale internazionale delle spie. «Semplicemente perfetta, perché non c’è bisogno di nascondersi. — ricorda un ex operativo della Cia — Avete presente quelle trattorie dove i camerieri fanno sedere a caso gli stranieri uno accanto all’altro in lunghe tavolate? Sono l’ideale per stabilire contatti o scambiare documenti».

Il grande gioco dei servizi nell’Urbe gode di opportunità uniche. Ci sono triplici rappresentanze diplomatiche — Italia, Santa Sede e Fao — che moltiplicano l’occasione di dare copertura agli agenti. C’è un flusso ininterrotto di turisti in cui confondersi. E un vortice di attrazioni culturali e appuntamenti goderecci che contagia chiunque, pure i funzionari forgiati nelle scuole di regime, spingendo ad abbassare la guardia per fare spazio alle tentazioni. Qui — per citare un maestro delle spy story come Graham Greene — è il fattore umano a prevalere sull’ideologia.

Le priorità geopolitiche si sono modificate, dal contrasto agli Stati canaglia alla lotta contro il terrorismo jihadista, dalla riscoperta della minaccia russa alla sfida con Pechino, ma Roma è rimasta il cuore delle trame. Il riscontro viene dalla serie di casi finiti sotto i riflettori: eccezioni in un mondo dove il segreto è il bene supremo e pertanto indicative del tourbillon di affaire conclusi sui Sette Colli.

La manovra più spettacolare resta quella messa a segno dai nostri servizi quattro anni fa, che hanno gestito la defezione di un alto dirigente nordcoreano, forse la preda massima nel carniere delle intelligence occidentali. Jo Song-gil non era solo l’ambasciatore reggente: faceva parte della cerchia ristretta del dittatore Kim Jong-Un. È sparito assieme alla moglie, mentre la figlia diciassettenne sarebbe stata riportata in patria.

Nel 2016 è stato registrato un altro primato: tra i tavolini di Trastevere c’è stato l’esordio della nuova Guerra Fredda. In mezzo a ignari gitanti è stato arrestato Frederico Carvalhao Gil, figura di spicco degli apparati di sicurezza portoghesi: lo hanno bloccato mentre vendeva documenti top secret della Nato agli emissari di Mosca, da poco tornata ad essere nemica dopo l’occupazione della Crimea.

Numerose partite sono rimaste nell’ombra. Come l’operazione che ha sventato un ricatto sessuale contro un prelato venezuelano in visita al Vaticano: un tentativo di screditare la Chiesa che si opponeva al regime bolivariano di Caracas.

E quanto sia intenso il via vai di spie nella nostra Penisola lo testimonia pure l’ultimo drammatico episodio: il naufragio dello scorso 28 maggio nel Lago Maggiore, con la morte di tre agenti. L’epilogo di una missione congiunta italo-israeliana di contro-proliferazione per fermare il traffico di armi apocalittiche: un’operazione condotta con rigore, salvo la scelta di festeggiarne l’esito alzando i calici in un ristorante stellato.

Neppure i veterani del Mossad hanno resistito al richiamo della Dolce Vita, lo stesso che vent’anni prima aveva portato Aldrich Ames — la più famosa talpa russa nella Cia — a comprare una Jaguar per esibirsi dentro Roma: un lusso che ha smascherato i pagamenti di Mosca al traditore.

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