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L’Arabia Saudita vuole entrare nel Tempest, il progetto dei supercaccia di Italia, Regno Unito e Giappone

Roma e Londra sarebbero favorevoli all’ingresso di Riad nel consorzio, ma non Tokyo, secondo informazioni del Financial Times. Mohammed bin Salman offre i suoi ingegneri, il suo ruolo strategico e tanti soldi
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LONDRA - L’Arabia Saudita vuole entrare nel progetto Tempest, ossia gli aerei caccia di nuova generazione ideati e prodotti da Italia, Regno Unito e Giappone. Si tratta di una novità importante e già controversa per uno dei progetti più avveniristici e cruciali del futuro della Difesa mondiale e che sta già dividendo gli “alleati”.

Secondo il Financial Times, Roma e Londra sarebbero favorevoli perlomeno a iniziare i negoziati per l’eventuale ingresso di Riad nel consorzio. Mentre l’altro partner Giappone, salito a bordo del progetto Tempest alias Gicap (Global Combat Air Programme) solo qualche mese fa, sarebbe fermamente contrario.

Del resto, già essere coinvolto nella grande produzione della sesta generazione di aere…

LONDRA - L’Arabia Saudita vuole entrare nel progetto Tempest, ossia gli aerei caccia di nuova generazione ideati e prodotti da Italia, Regno Unito e Giappone. Si tratta di una novità importante e già controversa per uno dei progetti più avveniristici e cruciali del futuro della Difesa mondiale e che sta già dividendo gli “alleati”.

Secondo il Financial Times, Roma e Londra sarebbero favorevoli perlomeno a iniziare i negoziati per l’eventuale ingresso di Riad nel consorzio. Mentre l’altro partner Giappone, salito a bordo del progetto Tempest alias Gicap (Global Combat Air Programme) solo qualche mese fa, sarebbe fermamente contrario.

Del resto, già essere coinvolto nella grande produzione della sesta generazione di aerei di combattimento è stato di per sé un grande passo per Tokyo, che storicamente si è sempre opposto all’invio di armi e non aveva mai partecipato prima a progetti internazionali così cruciali. Ma lo scorso dicembre aveva comunque deciso di entrare nel Gcap, riversandovi, dal 2024, sviluppo e tecnologia dell’F-X nipponico stealth. Entro il 2035 il Tempest dovrà sostituire il vecchio Eurofigther Typhoon.

Ora però anche i sauditi vogliono farne parte. Lo ha chiesto in persona il principe ereditario e leader de facto Mohammed Bin Salman durante la visita del primo ministro giapponese Fumio Kishida a Gedda lo scorso luglio. Dopo l’omicidio Khashoggi, per la Cia ordinato da Bin Salman in persona, la Germania ha di fatto bloccato gli export dei caccia di precedente generazione Typhoon Eurofighter a Riad. Che ora, nel suo incessante sviluppo di Difesa e armi, cerca una nuova sponda nel settore degli aerei da guerra.

Riad offre il suo parco di ingegneri, il suo ruolo strategico a livello geopolitico, ma soprattutto soldi, tanti soldi per entrare nel Gcap. Denaro che in questo momento farebbe molto comodo a tutti: il progetto Tempest costerà decine di miliardi di euro ai Paesi coinvolti, molti Paesi occidentali sono alle prese con la crisi inflazionaria, energetica e con il sostanzioso supporto finanziario all’Ucraina brutalmente aggredita dalla Russia di Vladimir Putin. L’innesto di liquidità fresche e potenzialmente enormi come quelle dei sauditi, sarebbe certamente una boccata di ossigeno, anche per l’Italia e il Regno Unito.

Tuttavia, ci sono resistenze ad ammettere i sauditi in un progetto così cruciale, non solo dei giapponesi. L’ingresso di Riad potrebbe rallentare la tabella di marcia del Tempest. Ci sono dubbi sul contributo tecnologico che l’Arabia può davvero offrire. Ma soprattutto, qualcuno teme di condividere segreti e tecnologie così avanzate con i sauditi.

Quando Italia, Regno Unito e Giappone avevano annunciato la nuova collaborazione sul Tempest nel dicenbre 2022, i leader Rishi Sunak, Giorgia Meloni e Fumio Kishida avevano detto: “Questo è un giorno importante perché crediamo nell’ordine internazionale libero, aperto e basato su regole, oggi più che mai importante in un momento in cui questi principi sono contestati e le minacce e le aggressioni sono crescenti”, facendo riferimento alla guerra della Russia in Ucraina ma anche alle mire cinesi su Taiwan.

“Dobbiamo proteggere la nostra democrazia, economia e sicurezza, oltre alla stabilità regionale, concetti più che mai importanti. Per questo, oggi c’è bisogno di una Difesa forte e di partnership di sicurezza, per creare e rafforzare un deterrente credibile. Di qui l’importanza del Gcap”.

Il Tempest e la sesta generazione di caccia saranno aerei che potranno andare con o senza pilota grazie a sensori e armi all’avanguardia (ancora non chiare, ma magari anche ipersoniche in futuro) e sistemi di dati innovativi. Perché le minacce si sono evolute, sottolineano fonti britanniche.

E così, dopo la quinta generazione di aerei stealth, ora toccherà a Tempest e ai suoi eventuali fratelli di sesta generazione, che tra le altre cose accumulano una marea di dati nella loro azione grazie all’intelligenza artificiale che gli permetteranno di operare in contesti molto complessi e pieni di nuove minacce, inclusi quelli relativi allo spettro elettromagnetico. Obiettivo: fornire una difesa aerea mai vista in passato.

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