Javier “el loco” Milei, il Grillo di destra che galvanizza l’Argentina
di Daniele MastrogiacomoAlla fine, ha vinto lui. L’uomo della motosega, quello vuole “dinamitare” tutto. Stato, ministeri, perfino la Banca Centrale. Minacce serie. La Borsa crolla. Il simbolo dell’anticasta, il conduttore di talk in tv approdato alla politica, l’economista ultraliberista picchiato in casa e bullo a scuola. Contrario all’aborto, all’educazione sessuale nelle scuole, omofobo, sogna un paese senza più pesos ma solo dollari.
Ama il privato, crede nel mercato. Di ogni tipo. Anche la compravendita di organi, bambini compresi. Ma il suo obiettivo è annientare la classe politica che “deve essere presa a calci nel culo”. Ha uno slogan con cui trascina le folle ai suoi comizi. Un grido di guerra: “La casta ha paura”.
Javier Milei, 52 anni, leader di La Libertad Avanza, classico populista di estrema destra, si gode il successo che pochi prevedevano e tutti temevano. Adesso si proietta verso il 22 ottobre con…
Alla fine, ha vinto lui. L’uomo della motosega, quello vuole “dinamitare” tutto. Stato, ministeri, perfino la Banca Centrale. Minacce serie. La Borsa crolla. Il simbolo dell’anticasta, il conduttore di talk in tv approdato alla politica, l’economista ultraliberista picchiato in casa e bullo a scuola. Contrario all’aborto, all’educazione sessuale nelle scuole, omofobo, sogna un paese senza più pesos ma solo dollari.
Ama il privato, crede nel mercato. Di ogni tipo. Anche la compravendita di organi, bambini compresi. Ma il suo obiettivo è annientare la classe politica che “deve essere presa a calci nel culo”. Ha uno slogan con cui trascina le folle ai suoi comizi. Un grido di guerra: “La casta ha paura”.
Javier Milei, 52 anni, leader di La Libertad Avanza, classico populista di estrema destra, si gode il successo che pochi prevedevano e tutti temevano. Adesso si proietta verso il 22 ottobre convinto di “vincere al primo turno” e restare nella Casa Rosada per i prossimi quattro anni.
L’Argentina esce scossa dalle primarie obbligatorie che domenica hanno attribuito una vittoria schiacciante all’uomo spuntato dal nulla. Ha ottenuto il 30,1 per cento dei voti, seguito dal candidato peronista, l’attuale ministro dell’Economia Sergio Massa che resta al 20,9 e dall’esponente dei conservatori, Patricia Bullrich, inchiodata al 17.
La destra tradizionale di Insieme per il Cambiamento non riesce nemmeno ad affermarsi come forza politica con il maggior numero di consensi. I peronisti sprofondano nel loro peggior risultato dal 2011: arrivano al 27,2.
Un terremoto. Politico, sociale e anche economico. Nessuno sa cosa potrebbe accadere in futuro. Ci sono ancora dieci settimane di tempo. La destra tradizionale paga le divisioni interne. Volevano usare i consensi che raccoglieva il ragazzo ribelle. Li avrebbero drenati alle elezioni generali. Milei ha giocato in perfetta solitudine. La sua irruzione nell’arena politica scompagina i decenni dei due blocchi contrapposti.
Alle urne si sono recati in 35 milioni ma la partecipazione è stata solo del 70 per cento: la più bassa della storia. Un grido assordante rimbombava in una Buenos Aires deserta e afflitta: “La casta ha paura”. Sembra di rivivere i tempi del Vaffa italiano, con un Movimento 5s deciso ad aprire il Parlamento “come una scatoletta di tonno”.
L’Argentina di questo inverno australe ha un’inflazione del 102 per cento, un debito di 44 miliardi di dollari. Mezzo paese soffre la fame, un terzo fatica a mangiare una volta al giorno. Con la povertà cresce la violenza, la criminalità si è affacciata con prepotenza.
Cristina de Kirchner si è eclissata. Paga la condanna per corruzione e l’esclusione dalla politica per 8 anni; Alberto Fernández ha già gettato la spugna. L’Union por la Patria, la coalizione dei peronisti, si affida al povero Sergio Massa che arriva affannato all’appuntamento elettorale senza essere riuscito a trovare una soluzione al cronico default. Raccoglie un altro 7 per cento con Juan Grabois, esponente dell’ala sinistra.
Javier Milei è apparso come l’angelo salvatore, l’emissario spedito sulla terra per ridare forza e speranze a un paese nostalgico dei suoi sfarzi. Figlio di un autista di bus e di una casalinga, il nuovo eroe cresce in una casa violenta. È stato allevato dalla nonna materna e da Karina, la sorella minore che lo ha seguito in tutta la sua cavalcata. La chiama El Jefe. Studia in una scuola cattolica, lo chiamano El Loco per come bullizza i compagni.
Gioca a calcio, suona in una band che emula i Rolling Stones. Si butta in politica. Entra alla Camera, per 18 mesi è deputato. Non promuove progetti, ma sferza i suoi colleghi per gli stipendi che incassano. Non resta in panchina, attacca la Camera. “Que se vajan todos”, canta accerchiato di suoi seguaci. Cerca conforto con i suoi cinque mastini inglesi, Conan, Murray, Milton, Roberts e Lucas: “I miei figli a quattro zampe”.
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Chiede consigli, in sogno, al più vecchio, morto nel 2017. Si definisce anarco-liberista, ha contagiato con i suoi discorsi gran parte dei migranti ma minaccia di deportarli. Conosce bene la Bibbia. E’ cattolico ma non disdegna l’ebraismo. Sente la vittoria in tasca. Ha raccolto la rabbia e la frustrazione di un’Argentina stanca di un passato che ritorna. Stufa di una classe politica che lui, Javier Milei, giura di rottamare.