Regno Unito, l’intelligence arresta tre cittadini bulgari che avevano anche passaporti italiani: “Sono spie di Mosca”
di Enrico FranceschiniLONDRA – La Gran Bretagna ha arrestato tre spie russe. L’accusa è per il momento soltanto quella di essere in possesso di documenti falsi: un largo quantitativo di passaporti britannici e di altri Paesi europei, fra cui l’Italia, che si preparavano a usare con “intenzioni inappropriate”, afferma il controspionaggio di Londra, per conto della Russia.
Si tratta di tre cittadini bulgari, tutti e tre residenti da più di un decennio nel Regno Unito, in cui erano entrati senza problemi, prima della Brexit, quando qualunque cittadino dell’Unione Europea poteva stabilirsi qui a tempo indeterminato senza bisogno di visti o permesso. I cittadini della Ue arrivati entro il 2021, quando la Brexit è entrata in vigore, hanno ricevuto il diritto di rimanerci per sempre, per cui nessuno dei tre rischiava di essere espulso.
Il loro comportamento sembra farli rientrare nella ben nota categoria dei “dormienti”, come si chiamano in codice le spie di Mosca che vanno a vivere in un Paese occidentale, non…
LONDRA – La Gran Bretagna ha arrestato tre spie russe. L’accusa è per il momento soltanto quella di essere in possesso di documenti falsi: un largo quantitativo di passaporti britannici e di altri Paesi europei, fra cui l’Italia, che si preparavano a usare con “intenzioni inappropriate”, afferma il controspionaggio di Londra, per conto della Russia.
Si tratta di tre cittadini bulgari, tutti e tre residenti da più di un decennio nel Regno Unito, in cui erano entrati senza problemi, prima della Brexit, quando qualunque cittadino dell’Unione Europea poteva stabilirsi qui a tempo indeterminato senza bisogno di visti o permesso. I cittadini della Ue arrivati entro il 2021, quando la Brexit è entrata in vigore, hanno ricevuto il diritto di rimanerci per sempre, per cui nessuno dei tre rischiava di essere espulso.
Il loro comportamento sembra farli rientrare nella ben nota categoria dei “dormienti”, come si chiamano in codice le spie di Mosca che vanno a vivere in un Paese occidentale, non intraprendono alcuna attività spionistica né commettono reati, conducendo un’esistenza apparentemente normale, fino al momento in cui un ordine li “sveglia”, inducendoli a entrare in azione. Non è chiaro se il loro arresto sia avvenuto prima o dopo questo possibile “risveglio”.
Le autorità britanniche si limitano a rendere noto che i tre sono stati arrestati nel febbraio scorso e da allora sono detenuti da Scotland Yard in base all’Official Secrets Act, la legge che regola la lotta al terrorismo e allo spionaggio. Il loro processo è previsto per il gennaio prossimo. Non si sono ancora dichiarati innocenti o colpevoli. Oltre a quelli di Regno Unito e Italia, avevano passaporti falsi di Francia, Spagna, Croazia, Slovenia, Grecia, Repubblica Ceca e Bulgaria.
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Uno dei tre, Orlin Roussev, 45 anni, risiedeva a Great Yarmouth, nella contea del Norfolk, a nord-est della capitale. Era emigrato in Gran Bretagna nel 2009. Dal suo arrivo ha lavorato come tecnico addetto alle comunicazioni per vari servizi finanziari, in particolare nel campo dell’intercettazione di comunicazioni elettroniche. Nel suo profilo LinkedIn afferma di essere stato in passato un consulente del ministero dell’Energia bulgaro.
Gli altri due, Bizer Dzhambazov, 41 anni, e Katrina Ivanova, 31, vivevano a Harrow, un quartiere nel nord-ovest di Londra, e i vicini di casa hanno raccontato alla Bbc che sembravano “una coppia”. Si erano trasferiti nel Regno Unito insieme, circa un decennio fa. Lui ha lavorato come autista per alcuni ospedali, lei come assistente di laboratorio per una clinica privata. Dirigevano anche un’associazione per familiarizzare gli immigrati bulgari “con la cultura e le norme della vita britannica”. I vicini li giudicavano educati e simpatici, anche perché regalavano torte in occasione delle feste.
Da anni il controspionaggio britannico afferma che la Russia ha intensificato le operazioni di spionaggio contro il Regno Unito, definito dal Cremlino un nemico per il sostegno che ha offerto all’Ucraina dopo l’invasione delle forze di Mosca nel febbraio di un anno e mezzo fa. Ma finora gli attacchi più clamorosi attribuiti alle spie russe risalgono a prima della guerra in Ucraina: nel 2006 un ex-agente del Kgb dissidente, Aleksandr Litvinenko, che aveva acquisito la cittadinanza britannica, è stato assassinato con il polonio radioattivo, una sostanza letale, messagli in una tazza di tè da due killer del Cremlino. E nel 2018 un altro paio di assassini venuti da Mosca hanno cercato di assassinare con il gas nervino Sergej Skripal, un ex-agente del Kgb che faceva il doppio gioco per Londra, e sua figlia Julia che era venuta a trovarlo, a Salisbury, nel sud dell’Inghilterra, dove più tardi una donna inglese è rimasta uccisa venendo per caso a contatto con il gas, nascosto in una bottiglia di profumo.