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Effetto golpe in Niger, i jihadisti tornano a uccidere: 17 soldati morti in un agguato

(afp)
Attacco nella regione strategica di Tillaberi, situata tra Burkina Faso e Mali dove il gruppo Jnim ha isolato Timbuctu. Intanto a Niamey la situazione è in stallo in attesa del nuovo vertice di Ecowas
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TUNISI – E se la crisi aperta in Niger dal golpe militare di tre settimane fa alla fine beneficiasse soprattutto i jihadisti presenti nel vasto territorio del Paese? È quello che temono più o meno tutti. E martedì sono morti 17 soldati nigerini in un agguato, nel pieno della regione di Tillaberi, detta anche delle “tre frontiere”, perché in prossimità dei confini con il Burkina Faso e il Mali. Ed è qui che si nascondono i principali covi dello Stato islamico nel grande Sahara (Eigs).

È l’attacco più violento organizzato da quando il generale Abdourahamane Tiani ha fatto scattare il suo colpo di stato contro Mohamed Bazoum, il presidente democraticamente eletto, ancora prigioniero dei militari nella sua residenza ufficiale. Tiani ha giustificato il…

TUNISI – E se la crisi aperta in Niger dal golpe militare di tre settimane fa alla fine beneficiasse soprattutto i jihadisti presenti nel vasto territorio del Paese? È quello che temono più o meno tutti. E martedì sono morti 17 soldati nigerini in un agguato, nel pieno della regione di Tillaberi, detta anche delle “tre frontiere”, perché in prossimità dei confini con il Burkina Faso e il Mali. Ed è qui che si nascondono i principali covi dello Stato islamico nel grande Sahara (Eigs).

È l’attacco più violento organizzato da quando il generale Abdourahamane Tiani ha fatto scattare il suo colpo di stato contro Mohamed Bazoum, il presidente democraticamente eletto, ancora prigioniero dei militari nella sua residenza ufficiale. Tiani ha giustificato il golpe proprio per l’incapacità di Bazoum di risolvere i gravi problemi di sicurezza, provocati dai jihadisti, che ricattano e uccidono agricoltori, allevatori e comuni cittadini.

Ad aiutare il precedente governo, c’erano in Niger i militari francesi (1500), americani (un migliaio di soldati e una grossa base di droni nel nord del Paese), oltre a tedeschi (un centinaio) e italiani (erano 350, ma Roma ha già iniziato a evacuarli). Accusati d’inefficienza (in particolare i militari della Francia, l’ex potenza colonizzatrice), tutti questi soldati sono ora chiusi nelle loro basi. E i jihadisti (oltre a Eigs, come in tutto il resto del Sahel, c’è il Jnim, il Gruppo di sostegno all’islam e ai musulmani, affiliato ad al-Qaida) sembrano volerne approfittare.


Nelle manifestazioni a favore della nuova giunta, i nigerini invocano l’aiuto russo e di Wagner per sconfiggere i jihadisti. Ma nel vicino Mali, dove già si contano 1600 mercenari dell’organizzazione paramilitare, le cose stanno andando molto male.

Qui, dopo un colpo di Stato, i soldati francesi sono stati cacciati (gli ultimi sono andati via nell’agosto 2022). Il Paese è passato nell’orbita russa e di Wagner. Ebbene, secondo l’Ong Acled, nel 2022 il numero di civili vittime di attacchi di jihadisti hanno raggiunto, per quanto riguarda Eigs, quota 688, come dire otto volte di più rispetto alla media dei quattro anni precedenti, quelli dell’operazione Barkhane, pilotata dai francesi. E per Jnim, siamo a 590, 3,5 volte di più. Tra l’altro i mercenari di Wagner si sono rivelati molto più violenti rispetto ai francesi e ai loro alleati: tra il gennaio 2022 e il luglio 2023, i mercenari, nei loro blitz coi soldati del Mali, hanno provocato la morte di 957 civili.
Il fallimento di Wagner, d’altra parte, è ora sotto gli occhi di tutti a Timbuctu, nel nord del Paese. Talha Aboum, il comandante di Jnim nell’area, sta bloccando da alcuni giorni le strade di accesso alla città dal lato dell’Algeria e della Mauritania, da dove arriva il grosso dell’approvvigionamento di Timbuctu. I jihadisti hanno chiuso anche l'asse che arriva dal Sud, all’interno del Mali.

Timbuctu è ormai completamente isolata e sotto assedio. Aboum ha promesso una “guerra totale” contro lo Stato del Mali. Va ricordato che nel 2013 proprio l’occupazione della città da parte dei jihadisti aveva giustificato l’intervento militare francese, richiesto allora dalle autorità di Bamako, per recuperare il controllo sul nord del Paese.

Ritornando al Niger, la situazione è per il momento allo stallo. Ma oggi e domani si tiene ad Accra, la capitale del Ghana, una riunione dei capi di stato maggiore dei Paesi che fanno parte dell’Ecowas, la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest. Devono definire i dettagli dell’operazione militare minacciata dall’organizzazione, se Tiani non si farà da parte.

L’Ecowas chiede anche che liberi Bazoum e lo rimetta al potere. L’organizzazione panafricana, però, mostra divisioni e incertezze al riguardo, mentre la giunta consolida sempre più la sua presenza ai vertici dello Stato. Martedì il nuovo premier nigerino, nominato dai militari, Mahman Lamine Zeine, ha visitato il Ciad, Paese confinante. Lì ha incontrato il presidente Mahmat Idriss Deby Itno. A lui ha portato un messaggio di “fraternità” da parte della giunta. Il Ciad non fa parte dell’Ecowas e ha deciso di non partecipare a un eventuale intervento militare. Ma è anche uno dei principali alleati, pure militarmente, della Francia e degli occidentali in questa parte del Sahel.

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