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Ucraina, bombe russe al confine Nato distruggono il grano di Kiev

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Missili sui silos a pochi metri dalla Romania per bloccare la rotta sul Danubio con cui Zelensky aggira lo stop ai cereali imposto da Mosca. La carta ucraina per spingere Putin a riattivare l’intesa sull’export
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ODESSA — Un nuovo massiccio bombardamento notturno russo ha preso di mira i porti ucraini sul corso del Danubio, a poche centinaia di metri dal territorio Nato della Romania. Gli obiettivi sono civili: Mosca mira a ostacolare il piano B di Kiev per l’esportazione dei suoi cereali attraverso i canali sul Delta del Danubio in territorio romeno, dunque non attaccabili dalla Russia, colpendo le strutture con cui il grano viene caricato sulle navi nei quattro porti attivi sul fiume, in particolare a Izmail e Reni.

Ieri ha distrutto un grande silos e altre attrezzature portuali. Dunque alla vigilia del possibile incontro tra Putin ed Erdogan per tentare di rimettere in piedi l’accordo sul grano, fatto saltare da Mosca a luglio, il braccio di ferro con Kiev prosegue sempre più serrato.

Mentre la Russia attacca i porti ucraini, la nave portacontainer Joseph Schulte, battente bandiera di Hong Kong, ha lasciato il porto di Odessa e sta attraversando - è il primo vascello a farlo dallo stop…

ODESSA — Un nuovo massiccio bombardamento notturno russo ha preso di mira i porti ucraini sul corso del Danubio, a poche centinaia di metri dal territorio Nato della Romania. Gli obiettivi sono civili: Mosca mira a ostacolare il piano B di Kiev per l’esportazione dei suoi cereali attraverso i canali sul Delta del Danubio in territorio romeno, dunque non attaccabili dalla Russia, colpendo le strutture con cui il grano viene caricato sulle navi nei quattro porti attivi sul fiume, in particolare a Izmail e Reni.

Ieri ha distrutto un grande silos e altre attrezzature portuali. Dunque alla vigilia del possibile incontro tra Putin ed Erdogan per tentare di rimettere in piedi l’accordo sul grano, fatto saltare da Mosca a luglio, il braccio di ferro con Kiev prosegue sempre più serrato.

Mentre la Russia attacca i porti ucraini, la nave portacontainer Joseph Schulte, battente bandiera di Hong Kong, ha lasciato il porto di Odessa e sta attraversando - è il primo vascello a farlo dallo stop all’intesa sul’export deciso da Putin - il corridoio unilaterale temporaneo istituito dagli ucraini per mantenere connessi i suoi porti principali sul Mar Nero anche al di fuori dell’accordo del grano.

Questo perché il piano B, l’esportazione via Danubio, oltre a essere sotto tiro non ha le capacità per distribuire tutta la immensa produzione di cereali ucraini, una delle più importanti al mondo: quest’anno si stima superi i 77 milioni di tonnellate e dalle strutture sul Danubio in piena efficienza ne passerebbero solo 25-30 milioni.

L’asso della manica con cui Kiev potrebbe convincere Mosca a lasciarsi persuadere da Erdogan a rientrare nella “Black Sea Grain Initiative” è il gigantesco hub russo di esportazione di materie prime a Novorossijsk, sul Mar Nero. Con i due attacchi messi a segno il 4 agosto l’intelligence ucraina ha inviato un messaggio molto chiaro: il Cremlino avrà qualcosa di estremamente importante da perdere se proverà davvero a bloccare il grano di Kiev.

L’avvertimento della Sbu, i servizi segreti ucraini, è l’uso dell’arma segreta dei Mangura V5 – nuovi droni marittimi “made in Ucraina”, molto efficaci per portata, autonomia e difficoltà d’intercetto – inviati a centrare la nave d’assalto “Olenegorskij Gornjak” e la superpetroliera “Sig” davanti al terminal di Novorossijsk.

Credevano di essere corazze inavvicinabili, si sono scoperte ventre molle russo. Non a caso l’obiettivo di Kiev era avvertire Mosca che il blocco del Mar Nero finirebbe per essere un disastro per entrambi. “Se la Russia continua a dominare il Mar Nero e a bloccarlo con i missili, allora l’Ucraina farà lo stesso, il che è un’equa difesa: se continuano a sparare, alla fine della guerra potrebbero rimanere senza navi”, ha affermato Zelensky. E non solo senza navi.

Il presidente non può dirlo, perché si tratta di infrastrutture civili e attaccarle è un tabù per l’Ucraina vincolata da valori e precetti occidentali, ma il tenente generale Ihor Romanenko, ex vice capo di stato maggiore ucraino, ha spiegato che in ballo c’è ben altro, oltre alle navi militari.

“C’è un hub petrolifero russo vulnerabile nel mare vicino a Novorossiysk”, in cui ci sono installazioni petrolifere fondamentali per Mosca come le raffinerie e gli stoccaggi di petrolio di Naftogaz e Transnafta: “Se li attacchiamo attivamente dal cielo e dal mare, la Russia perderà più di quanto guadagnerà ritirandosi dall’accordo sul grano”.

Ecco perché Mosca potrebbe davvero rientrare nell’intesa sui cereali anche se avrebbe tutto da guadagnare bloccando l’export dell’Ucraina, principale concorrente globale di quello russo. Tanto che secondo Ankara l’accordo potrebbe essere di nuovo vicinissimo, sebbene Mosca non abbia finora ottenuto nessuna delle contropartite richieste, come il reinserimento nel sistema bancario internazionale Swift della sua banca agricola, Rosselkhozbank.

L’eventuale incontro tra Erdogan e Putin, che sarebbe in agenda "nei prossimi giorni”, potrebbe dunque rivelarsi decisivo.

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