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La sorpresa messicana: due donne puntano alla presidenza

Claudia Sheinbaum, Reuters/Henry Romero

 (reuters)
In attesa delle primarie per le elezioni del 2024, la sinistra lancia Claudia Sheinbaum, pupilla del presidente Obrador. Per la destra c’è l’indigena Xochitl Galvez, veterana della politica
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Due donne puntano alla presidenza. In Messico. Nel Paese dominato dal machismo. Due donne diverse, opposte, ma con eguali possibilità di affermarsi alle prossime elezioni del 2024. Una coincidenza quasi astrale. Una vera rivoluzione.

I primi segnali del cambiamento si avvertono in questi giorni di febbrili trattative nei due fronti che si misureranno sul voto. A sinistra c’è Claudia Sheinbaum, 61 anni, origini ebree, pupilla del presidente Obrador, affermata scienziata, una laurea in Scienze ambientali e, fino al 2013, membro dell’Intergovernmental Panel on Climate Change. Sindaca per tre anni di Città del Messico, esperta biologa, la sola ad aver avvertito in tempo le conseguenze del Covid obbligando tutti a indossare le mascherine e distribuendo i vaccini appena scoperti dalle industrie farmaceutiche.

Due donne puntano alla presidenza. In Messico. Nel Paese dominato dal machismo. Due donne diverse, opposte, ma con eguali possibilità di affermarsi alle prossime elezioni del 2024. Una coincidenza quasi astrale. Una vera rivoluzione.

I primi segnali del cambiamento si avvertono in questi giorni di febbrili trattative nei due fronti che si misureranno sul voto. A sinistra c’è Claudia Sheinbaum, 61 anni, origini ebree, pupilla del presidente Obrador, affermata scienziata, una laurea in Scienze ambientali e, fino al 2013, membro dell’Intergovernmental Panel on Climate Change. Sindaca per tre anni di Città del Messico, esperta biologa, la sola ad aver avvertito in tempo le conseguenze del Covid obbligando tutti a indossare le mascherine e distribuendo i vaccini appena scoperti dalle industrie farmaceutiche.

Ha le carte giuste per vincere. Ma deve ancora fare i conti interni a Morena, il Movimiento Regeneración Nacional, di cui fa parte. Ci sono altri tre candidati di peso che tra il 28 agosto e il 6 settembre si giocheranno le primarie. Sono obbligatorie anche in Messico.

A destra, la coalizione che raccoglie il Pan, il Pri e il Prd (centrosinistra) per tentare di riconquistare il potere che ha mantenuto per 70 anni, punta sulla senatrice Xochitl Galvez, 60 anni, origini indigene che non disdegna di ricordare. Non è l’ultima arrivata. Ha alle spalle un impressionante curriculum professionale: imprenditrice, ingegnere di robotica, ama indossare i grandi huilpis, l’indumento ricamato messicano. Un modo di sottolineare la sua appartenenza alla tribù Otomi.

Anche lei si è confrontata con le sfide interne. Ma ha messo in riga i cacicchi del suo Pan, il Partito di Azione Nazionale (destra) che vivono con un certo disagio e molta invidia il successo di questa donna piena di iniziative. È una veterana della politica. È cresciuta con l’allora presidente Vincente Fox come capo della Commissione dei Popoli indigeni.

È sorridente, scherza e ride con gioia. Ha successo, per questo viene ripetutamente attaccata da Amlo, come è chiamato Obrador, nelle sue consuete conferenze stampa delle 7 del mattino. La teme. Il presidente è consapevole che può battere la Sheinbaum, più contratta e seria, devota al partito, tutta concentrata sulla sfida della sua vita.

Sono diverse anche nei programmi. Galvez crede nel privato per regolarizzare mercati e salari; Sheinbaum, già acclamata “presidente” dai suoi seguaci, un titolo che incassa a rivendica tra critiche velenose, punta invece sul rafforzamento dello stato sociale. Mentre il Fronte dell’opposizione si rassegna all’indicazione emersa nei giorni scorsi, la battaglia dentro Morena si consuma in queste ore.

Obrador vuole gestire la partita del trapasso. Lo fa dietro le quinte. Ha messo mano a un regolamento macchinoso che deciderà il nome del candidato. Sarà distribuito ai messicani che dovranno esprimersi su quattro quesiti che riguardano i protagonisti della corsa alla presidenza. Elencano età, professione, difetti e pregi, programmi. Ma alla fine conterà l’ultimo capitolo del sondaggio. È la domanda chiave a cui dovranno rispondere quanti si recheranno alle urne nei prossimi giorni: “Chi preferisci come coordinatore dei comitati di difesa della Quarta trasformazione verso le elezioni del 2024?”.

È stata elaborata personalmente da Obrador, anche se lui lo nega. Non usa la parola presidente e indica le elezioni come Quarta trasformazione. È un modo di non violare le regole pre-elettorali ed evitare personalismi che potrebbero influenzare la scelta dei votanti. Ma i risultati su questo quesito saranno dirimenti per il nome finale: conteranno il 75 per cento delle preferenze. Chi ne raccoglie di più si assicura il primato della candidatura.

Claudia Sheinbaum dovrà vedersela con altri cinque candidati. Tra questi Marcelo Ebrard, ex ministro degli Esteri, Adán Augusto López, fino a poco tempo fa ministro dell’Interno e il presidente del Senato Ricardo Monreal. Nomi di peso, con grosse influenze dentro Morena.

Ma l’ex sindaca di Città del Messico esce rafforzata dall’esperienza di governo della megalopoli messicana. Ha commesso pochissimi errori. È una donna. E questo conta. Nel bene e nel male. Ci sono già precedenti in America Latina. Le figure femminili emergono e si impongono quando quelle maschili falliscono senza offrire alternative convincenti.

Diverse le prospettive per Xochitl Galvez: contenderà la leadership ad altri 11 candidati, sebbene siano rimasti tutti al palo in queste settimane di campagna. Anche lei è una donna, indigena, preparata. Può drenare voti tra le grandi tribù e le province più isolate.

Punta sul sociale, difende le conquiste sui diritti civili. È favorevole all’aborto. Questo potrebbe alienarle il voto dei conservatori e della chiesa cattolica che ha un peso consistente nel paese più religioso del continente. Ma è soprattutto di destra. Le classi povere e la stessa classe media non sono disposte a votarla. Nei sondaggi volanti la maggioranza ricorda: “La destra al governo non ha ai fatto nulla per noi”.

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