MOSCA - Un anno e mezzo dopo l’inizio delle ostilità in Russia è già sorto un museo dei “trofei” della cosiddetta “operazione militare speciale”. In occasione della fiera dell’industria bellica di Mosca "Army-2023" è stata inaugurata un’esposizione delle armi sottratte all’esercito ucraino, con l’intento di mostrare quanto sia estesa la geografia dei Paesi che sostengono il governo di Kiev.
Tra i numerosi mezzi messi a disposizione dall’“Occidente collettivo”, compaiono però anche dotazioni prodotte in Paesi con cui Mosca tuttora conserva rapporti amichevoli.
A partire dall’agosto dello scorso anno i militari russi hanno raccolto nel parco tematico Patriot di Kubinka carri armati, mezzi blindati, pezzi di artiglieria, armi leggere, droni e mezzi di comunicazione catturati al nemico. Per ognuna delle 870 armi esposte una tabella riporta il produttore, le caratteristiche tecniche e circostanze in cui l’Esercito russo ne è venuto in possesso.
Alcune, ancora nuove, provengono dai depositi sottratti agli ucraini. Altre sono state abbandonate dai soldati ucraini sul campo di battaglia. Tra gli oggetti esposti, anche elementi dal valore simbolico: i resti di un razzo Tochka-U caricato con bombe a grappolo, mine antiuomo “Petal”, letteratura nazionalista ucraina, una mitragliatrice dei tempi della Germania nazista MG 42 e persino una daga decorata con una svastica.
La parte principale dell’esposizione ruota però intorno ai mezzi militari. Accanto al corazzato per il trasporto personale BTR-4E in dotazione alle forze armate ucraine, sono esposti M113 statunitensi e MaxxPro e i blindati britannici Husky e Mastiff i veicoli da combattimento della fanteria svedese.
Di un corazzato da trasporto truppe australiano Bushmaster non resta che la carcassa bruciata. La corazza di un blindato finlandese Sisu porta i segni dei proiettili calibro 7,62 dei fucili automatici.
Tra i mezzi danneggiati dall’artiglieria russa, anche un carro armato svedese Cv90. Un gommato francese AMX, invece, è stato abbandonato dall’equipaggio prima di entrare in battaglia ed finito in mano ai russi perfettamente funzionante.
La tecnologia occidentale "nella realtà si è rivelata tutt'altro che impeccabile", ha dichiarato nel suo intervento al Forum il ministro della Difesa Sergej Shoigu. “Siamo pronti a condividere con i nostri partner le informazioni sui punti deboli degli armamenti occidentali”, ha aggiunto.
A metà luglio, il presidente Vladimir Putin aveva annunciato che, nonostante l'efficacia delle armi prodotte in Russia, gli esemplari occidentali sarebbero stati oggetto di studio: “Esiste un'espressione come ‘reverse engineering’”. Al Forum sono presenti oltre 80 produttori di Paesi amici della Russia. Secondo il Ministero della Difesa, quest'anno oltre 60 stati hanno inviato loro delegazioni militari ufficiali.
I prodotti dei Paesi amici sono però presenti anche tra le armi sottratte agli ucraini: lanciagranate di produzione serba, sistemi radio iraniano e sudcoreane ART-2000 e GTC-620AI. Nell’ampia sezione dedicata ai droni stranieri rientrano anche esemplari cinesi: Mugin 5 pro, Skywalker X8, Spark, DJI Phantom 4. Probabilmente, si specifica nella didascalia, Kiev li ha ottenuti "attraverso paesi terzi".