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Una fuga di documenti rivela l'accordo tra Mosca e Teheran per la produzione di 6.000 droni in Russia

Un edificio industriale in Russia che l'intelligence Usa crede sia una fabbrica di droni

 
I russi hanno usato una base segreta nel Tatarstan per costruire le armi. Il progetto sarebbe nato da un accordo da più di due miliardi di dollari tra i due Paesi
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NEW YORK - Nella regione del Tatarstan, a ottocento chilometri da Mosca, i russi hanno realizzato una base segreta per costruire seimila nuovi droni-bomba da usare per attaccare le città ucraine. E ad aiutarli ci sarebbe l’Iran. Lo rivela il Washington Post, entrato in possesso di documenti dai quali emerge che il presidente russo Vladimir Putin ha dato il via da tempo alla produzione di armi di distruzione di massa, con l’obiettivo di ribaltare le sorti della guerra in Ucraina.

A capo del progetto è stato messo un ufficiale in pensione dei Servizi di sicurezza del Cremlino. I passaporti degli ingegneri al lavoro nell’hub sono stati sequestrati, perché nessuno lasciasse la base. Tutto segreto, un po’ come nel progetto atomico realizzato nel 1942, il Manhattan Project a cui lavorò quel fisico nucleare di Robert Oppenheimer, protagonista adesso di uno dei film più visti in America. In entrambi i casi si sono scelte località remote. La differenza è che negli Stati Uniti lavor…

NEW YORK - Nella regione del Tatarstan, a ottocento chilometri da Mosca, i russi hanno realizzato una base segreta per costruire seimila nuovi droni-bomba da usare per attaccare le città ucraine. E ad aiutarli ci sarebbe l’Iran. Lo rivela il Washington Post, entrato in possesso di documenti dai quali emerge che il presidente russo Vladimir Putin ha dato il via da tempo alla produzione di armi di distruzione di massa, con l’obiettivo di ribaltare le sorti della guerra in Ucraina.

A capo del progetto è stato messo un ufficiale in pensione dei Servizi di sicurezza del Cremlino. I passaporti degli ingegneri al lavoro nell’hub sono stati sequestrati, perché nessuno lasciasse la base. Tutto segreto, un po’ come nel progetto atomico realizzato nel 1942, il Manhattan Project a cui lavorò quel fisico nucleare di Robert Oppenheimer, protagonista adesso di uno dei film più visti in America. In entrambi i casi si sono scelte località remote. La differenza è che negli Stati Uniti lavorarono alle bombe nucleari nel caldo del New Mexico, mentre qui è nel freddo di Alabuga, nel Tatarstan, capitale Kazan.

I droni sono stati chiamati in codice “small boats” e “big boats”, piccole barche, grandi barche. Gli esplosivi, “bumpers”, paraurti o cicche nello slang, mentre Iran è diventato Ireland, Irlanda. Il progetto sarebbe nato da un accordo da più di due miliardi di dollari stipulato tra Russia e Iran per costruire 6 mila droni entro il 2025, duemila entro fine dicembre 2024, inizialmente a un ritmo di 100 al mese, da gennaio di quest’anno, poi 150-170, abbastanza per ribaltare la cronica carenza di armi dell’esercito russo nel campo dei droni. Sono state assunte centinaia di ragazze, tra i 16 e i 22 anni, per assemblare i pezzi dietro il richiamo di una “promettente carriera". Stipendio medio di partenza l’equivalente di poco più di 520 euro al mese.

La presenza della factory era già nota alle intelligence, ma il documento svelato dal Post aggiunge nuove informazioni sull’alleanza di due tra i Paesi nemici degli Stati Uniti. Mosca vuole produrre su vasta scala i sofisticati droni iraniani Shahed-136, chiamati dai russi Geran-2, capaci di viaggiare anche per più di 1500 chilometri, a una velocità di 185 chilometri orari, colpire bersagli a terra, eludendo le difese aeree. Lunghi tre metri e mezzo, pesanti duecento chili, di cui 40 di esplosivo, gli Shahed sono stati impiegati fin dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina.

Gli ingegneri adesso vogliono migliorare la tecnologia messa in campo da Teheran, e rendere i droni talmente autonomi da essere in grado di coordinare da soli un attacco verso obiettivi prefissati. Sono così veloci e volano a bassa quota da non essere intercettati in tempo dalla contraerea. Secondo ricercatori americani che lavorano per l’Intelligence, l’obiettivo dei 6 mila droni è altamente improbabile da raggiungere, ma questo non rasserena.

Gran parte dei microchip impiegati nel sistema dei droni vengono prodotti in Occidente, e in particolare negli Stati Uniti, in Massachusetts e California. Le restrizioni alla vendita, annunciate nei giorni scorsi dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden, potrebbero mettere in crisi l’asse Teheran-Mosca, ma basterà?

Chi ha passato i documenti segreti, spiega il quotidiano della capitale, lavora nella factory di Alabuga ma è contrario all’invasione dell’Ucraina. Il suo obiettivo era spingere la comunità internazionale a indurire le sanzioni nei confronti della Russia e dell’Iran. “Questa - ha detto la gola profonda - è l’unica cosa che posso fare per cercare almeno di fermare e forse creare qualche ostacolo allo sviluppo di questo progetto. E’ andato troppo in là”. I documenti coprono un periodo che va dall’inverno 2022 alla primavera di quest’anno. Secondo i ricercatori americani, il dossier è autentico. Il governo russo e quello iraniano non hanno risposto alle domande del Post.

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