Spagna, il politologo Vallespín: “Ormai non c’è più dubbio, la destra ha perso le elezioni”
di Alessandro OppesL’avvio della nuova legislatura spagnola sembrava avvolto da incognite. Professor Fernando Vallespín, si aspettava il sì deciso all’ultimora dagli indipendentisti di Junts per la candidata socialista alla presidenza del Congresso?
“Me lo aspettavo — risponde il politologo, docente alla Universidad Autónoma di Madrid — perché non avevano alternative. Era chiaro fin dalla notte del 23 luglio: con i pessimi risultati ottenuti alle elezioni, l’indipendentismo catalano non poteva rifiutarsi di aprire un negoziato per la formazione di un governo progressista. Il partito di Puigdemont avrebbe rischiato ulteriori, duri contraccolpi”.
Per il momento, il Psoe non ha dovuto pagare un prezzo alto per ottenere l’appoggio parlamentare di Junts. È un buon se…
L’avvio della nuova legislatura spagnola sembrava avvolto da incognite. Professor Fernando Vallespín, si aspettava il sì deciso all’ultimora dagli indipendentisti di Junts per la candidata socialista alla presidenza del Congresso?
“Me lo aspettavo — risponde il politologo, docente alla Universidad Autónoma di Madrid — perché non avevano alternative. Era chiaro fin dalla notte del 23 luglio: con i pessimi risultati ottenuti alle elezioni, l’indipendentismo catalano non poteva rifiutarsi di aprire un negoziato per la formazione di un governo progressista. Il partito di Puigdemont avrebbe rischiato ulteriori, duri contraccolpi”.
Per il momento, il Psoe non ha dovuto pagare un prezzo alto per ottenere l’appoggio parlamentare di Junts. È un buon segnale per le speranze di Sánchez di ottenere l’investitura alla presidenza, o è ancora tutto in alto mare come sostiene Puigdemont?
"Quella di Puigdemont è retorica per la gente del suo partito, ma lui sa bene di non potersi emarginare: se si dovesse andare a nuove elezioni la pagherebbe molto cara. Non ho dubbi sul fatto che Sánchez sarà confermato premier — e credo che l’investitura potrà anche arrivare in tempi rapidi, molto prima del previsto — però poi sarà proprio lui a dover affrontare i problemi più seri”.
In che senso?
“Deve fare molta attenzione nei negoziati con gli indipendentisti a non cedere su questioni molto sensibili: potrebbe avere problemi all’interno dello stesso Psoe (una parte dell’elettorato socialista, e molti leader regionali, non lo capirebbero) e in più, a seconda dei passi che farà, il leader del Pp Feijóo potrà far passare il messaggio che sta tradendo il Paese”.
Gli indipendentisti continuano a insistere su due rivendicazioni: amnistia e referendum. Che margini negoziali esistono?
"Il referendum si rinvia, non c’è molto da discutere: non è previsto nella Costituzione. Lo stesso Puigdemont sa che la speranza di poter avere uno Stato catalano resta nei desideri, ma ora non è il momento. Il tema difficile è quello dell’amnistia per gli indipendentisti incriminati dopo il referendum illegale del 2017: sarebbe un indulto generale, che è proibito dalla Costituzione, ma si può tentare di trovare una formula giuridica perché risulti come un indulto parziale. Vedremo”.
Ora la parola passa al re Felipe VI, che dovrà decidere a chi assegnare l’incarico di formare il governo. Feijóo sostiene di averne diritto, in quanto leader del partito più votato.
“Ormai non ha più senso, soprattutto dopo la rottura di ieri tra Pp e Vox, con l’ultradestra che si è rifiutata di votare la candidata popolare alla presidenza del Congresso. Non capisco la strategia del Partito popolare, che ha accelerato la spaccatura rifiutandosi di offrire a Vox uno dei posti nell’ufficio di presidenza del Parlamento. Ormai non c’è più dubbio sul fatto che il Pp abbia perso le elezioni, e lo ha capito lo stesso Feijóo”.