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Pace in Ucraina? I tre passi di Kiev verso la soluzione negoziale

Il consigliere di Zelensky Yermak non apre alla possibilità di accettare al tavolo anche i russi
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Il testo che Andriy Yermak, tra i più stretti collaboratori del presidente Zelensky, affida a Repubblica segna un passo avanti di Kiev nella ricerca della pace. Dimostra che la volontà dell’Occidente - nell’autunno 2024 stretto tra elezioni Usa e rinnovo dei vertici Ue - di chiudere il conflitto in Ucraina nei prossimi mesi nonostante mille incognite, viene accettata con serietà da Kiev.

Al G7 di Hiroshima dello scorso maggio il leader ucraino aveva annunciato un vertice per la pace a luglio. Senza i russi. Su pressione di Washington e Bruxelles, Zelensky ha poi accettato di rinviare l’appuntamento, altrimenti considerato prematuro e di facciata.

Quindi, sempre su impulso degli alleati, il 25 maggio a Copenaghen gli sherpa di Kiev riuniti con quelli del G7 hanno acconsentito a smussare il Piano per la pace in 10 punti del presidente ucraino, recepito dagli alleati come unico punto di partenza negoziale ma troppo massimalista.

Grazie a quella riunione si è arrivati alla svolta,…

Il testo che Andriy Yermak, tra i più stretti collaboratori del presidente Zelensky, affida a Repubblica segna un passo avanti di Kiev nella ricerca della pace. Dimostra che la volontà dell’Occidente - nell’autunno 2024 stretto tra elezioni Usa e rinnovo dei vertici Ue - di chiudere il conflitto in Ucraina nei prossimi mesi nonostante mille incognite, viene accettata con serietà da Kiev.

Al G7 di Hiroshima dello scorso maggio il leader ucraino aveva annunciato un vertice per la pace a luglio. Senza i russi. Su pressione di Washington e Bruxelles, Zelensky ha poi accettato di rinviare l’appuntamento, altrimenti considerato prematuro e di facciata.

Quindi, sempre su impulso degli alleati, il 25 maggio a Copenaghen gli sherpa di Kiev riuniti con quelli del G7 hanno acconsentito a smussare il Piano per la pace in 10 punti del presidente ucraino, recepito dagli alleati come unico punto di partenza negoziale ma troppo massimalista.

Grazie a quella riunione si è arrivati alla svolta, ovvero summit di Gedda del 5 e 6 agosto al quale hanno partecipato anche Cina e Global South, i paesi non allineati. Conquistare la loro fiducia significa costruire finalmente una piattaforma di pace condivisa da tutto il mondo. A Gedda gli ucraini hanno riscontrato una inedita freddezza cinese verso Mosca. E ora, con Yermak, sembrano allinearsi alle richieste emerse durante il vertice da tutti i partecipanti, occidentali e non.

Centrale dunque è la parte del testo nel quale il capo di gabinetto di Zelensky accetta di rovesciare l’impostazione ucraina spiegando che si procederà in tre fasi: prima con riunioni tra ambasciatori a Kiev e poi tra i rappresentanti diplomatici dei leader per gettare le basi di un piano concordato. E solo dopo si organizzerà un vertice per la pace dei Capi di Stato e di governo di tutto il mondo (forse tra fine 2023 e inizio 2024). Come chiesto da mesi da Washington e Bruxelles e a Gedda da cinesi e brasiliani.

Nel testo di Yermak manca tuttavia il via libera ad un’altra richiesta: accettare al tavolo anche i russi. Il punto però è teorico, visto che Putin non mostra volontà di trattare. Gli alleati speravano che la controffensiva di Kiev avrebbe spezzato la linea difensiva russa costringendo lo Zar al negoziato, ma le operazioni militari per ora non si sono rivelate decisive.

E non è detto che lo diventino entro l’autunno. Ma se Putin in assenza di una rotta sul terreno dovesse ancora sottrarsi alla diplomazia, rischia di ritrovarsi davanti a un piano globale di pace firmato anche dai suoi amici, e dunque politicamente più solo. In questo scenario, toccherà ai mediatori portare il testo al Cremlino. Poi starà alla leadership russa mostrare quella serietà nella ricerca di una soluzione diplomatica al conflitto finora del tutto assente.

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