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La strage dei delfini nel Mar Nero, Kiev accusa la Russia: “L’ecocidio sia riconosciuto crimine di guerra”

Il rumore dei sonar e delle esplosioni, insieme all’inquinamento dell’acqua sarebbero le ragioni della moria di animali. “Impossibili da stabilire con certezza prima della fine delle ostilità”, secondo i ricercatori
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Sono almeno 900 i delfini trovati morti sulle spiagge del Mar Nero dall’inizio della guerra in Ucraina. Un numero che rappresenta solo in minima parte la reale cifra di queste vittime collaterali del conflitto, che potrebbero essere anche decine di migliaia. A causa delle ostilità, il Mar Nero si sarebbe trasformato in un vero e proprio cimitero sommerso.

Il rumore delle esplosioni, dei razzi e dei caccia a bassa quota, insieme ai segnali sonar delle navi da guerra spaventano e confondono i delfini, che perdono l’orientamento e raggiungono zone che si rivelano mortali. Come le acque costiere, disseminate di mine.

Gli ordigni e le imbarcazioni presenti nel bacino, insieme ai rottami di strumenti bellici, lo rendono pericolosamente inquinato. Una condizione esasperata dalla distruzione della diga di Nova Kakhovka, che ha immesso trilioni di litri di acqua tossica nel fiume Dnipro.

E di questa catastrofe ambientale l’Ucraina ritiene responsabile la Russia: secondo Kiev, Mosca dovreb…

Sono almeno 900 i delfini trovati morti sulle spiagge del Mar Nero dall’inizio della guerra in Ucraina. Un numero che rappresenta solo in minima parte la reale cifra di queste vittime collaterali del conflitto, che potrebbero essere anche decine di migliaia. A causa delle ostilità, il Mar Nero si sarebbe trasformato in un vero e proprio cimitero sommerso.

Il rumore delle esplosioni, dei razzi e dei caccia a bassa quota, insieme ai segnali sonar delle navi da guerra spaventano e confondono i delfini, che perdono l’orientamento e raggiungono zone che si rivelano mortali. Come le acque costiere, disseminate di mine.

Gli ordigni e le imbarcazioni presenti nel bacino, insieme ai rottami di strumenti bellici, lo rendono pericolosamente inquinato. Una condizione esasperata dalla distruzione della diga di Nova Kakhovka, che ha immesso trilioni di litri di acqua tossica nel fiume Dnipro.

E di questa catastrofe ambientale l’Ucraina ritiene responsabile la Russia: secondo Kiev, Mosca dovrebbe essere condannata per ecocidio, un’azione non ancora riconosciuta dalla Corte penale internazionale come crimine di guerra.

Anche per questo il presidente Zelensky ha inserito nel suo piano di pace in dieci punti l’obiettivo di “un’immediata protezione dell'ambiente" . Mentre il Comitato consultivo per le atrocità commesse in Ucraina ha dedicato risorse alle indagini e al perseguimento dei crimini contro l’ambiente, “la vittima silenziosa della guerra” secondo il consigliere del Procuratore generale di Kiev Maksym Popov.

Capire l’entità del danno alla fauna marittima è però estremamente complicato: visto che il Mar Nero è una zona di battaglia, ampie sezioni della costa ucraina sono sotto l'occupazione russa e molte aree sono troppo pericolose per essere visitate a causa dei combattimenti in corso.

Per questa ragione sono stati chiusi i parchi affacciati al mare, dove gli scienziati si occupano del monitoraggio dei cetacei. Solo il parco nazionale Tuzlovsky Limany, a sud di Odessa, è rimasto accessibile. Ed è lì che si svolgono gli studi per comprendere le cause della moria di delfini.

Per risolvere il mistero il Centro scientifico ucraino di ecologia del mare opera necroscopie sugli animali arenati. Anche solo scoprire che i delfini morti avevano lo stomaco pieno, “sintomo di buona salute”, può essere un indizio importante. Ma bisognerà aspettare la fine della guerra “quando sarà possibile effettuare un'indagine su larga scala sulla vita marina nel Mar Nero” per conoscere il danno reale.

Pawel Goldin, zoologo del Centro, ha raccontato a Mongabay che i delfini sono “creature fondamentali per l’ecosistema marino”, perché tengono sotto controllo il numero di animali predatori. E ha confermato che “non è ancora possibile stimare quanti delfini siano morti come conseguenza diretta della guerra” - per alcuni potrebbero essere anche 50mila solo nel primo anno dall’invasione russa.

I funzionari ucraini intanto elaborano una strategia per il perseguimento dei crimini di guerra. “Non è ancora stata definita”, spiega Popov, “ma includerà il crimine di ecocidio”.

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