Nicaragua, Ortega chiude l’università dei gesuiti. La replica: “Totalmente false le accuse di terrorismo”
di Iacopo ScaramuzziAll’esterno gli operai inviati di notte dal governo hanno staccato dall’architrave della facciata le lettere che formano la scritta “Universidad Centroamericana”. All’interno i gesuiti hanno staccato il crocifisso dall’altare centrale della cappella per evitare profanazioni.
Sono i segni tangibili del nuovo colpo di Daniel Ortega alla Chiesa cattolica del Nicaragua, inferto oltretutto ad un’istituzione educativa prestigiosa gestita dal 1960 dall’ordine religioso dal quale proviene papa Francesco. Il regime sandinista ha espropriato la Uca con l’accusa, formalizzata dal tribunale penale di Managua e respinta con sdegno dai gesuiti, che era diventata “un centro di terrorismo e criminalità organizzata”.
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Confiscati beni e conti in banca
I beni mobili e immobili dell’Università Centroamericana sono stati trasferiti allo Stato insieme ai suoi conti bancari. Al contempo, è stata approvato la creazione dell’Università nazionale …
All’esterno gli operai inviati di notte dal governo hanno staccato dall’architrave della facciata le lettere che formano la scritta “Universidad Centroamericana”. All’interno i gesuiti hanno staccato il crocifisso dall’altare centrale della cappella per evitare profanazioni.
Sono i segni tangibili del nuovo colpo di Daniel Ortega alla Chiesa cattolica del Nicaragua, inferto oltretutto ad un’istituzione educativa prestigiosa gestita dal 1960 dall’ordine religioso dal quale proviene papa Francesco. Il regime sandinista ha espropriato la Uca con l’accusa, formalizzata dal tribunale penale di Managua e respinta con sdegno dai gesuiti, che era diventata “un centro di terrorismo e criminalità organizzata”.
[[(gele.Finegil.Image2014v1) NICARAGUA-UNIVERSITY/JESUITS]]
Confiscati beni e conti in banca
I beni mobili e immobili dell’Università Centroamericana sono stati trasferiti allo Stato insieme ai suoi conti bancari. Al contempo, è stata approvato la creazione dell’Università nazionale Casimiro Sotelo Montenegro, gestita dallo Stato, che sostituirà l’ateneo confiscato.
Intervengono Onu e Stati Uniti
La Compagnia di Gesù ha reagito. È intervenuto – cosa piuttosto rara – il preposito generale in persona, il venezuelano Arturo Sosa, che ha definito le accuse “totalmente false e senza alcun fondamento”, parte di nonché una “trama” che il governo sta tessendo contro “molte opere della Chiesa cattolica e migliaia di istituzioni della società civile al fine di soffocarle, chiuderle o appropriarsene”.
Anche la Provincia centroamericana della Compagnia di Gesù ha stigmatizzato “una politica governativa che viola sistematicamente i diritti umani e che sembra essere finalizzata al consolidamento di uno Stato totalitario”. Parole di condanna sono arrivate, inoltre, dall’Alto Commissariato Onu per i diritti umani (Ohchr), secondo il quale la chiusura dell’Uca “colpisce gravemente il diritto all’istruzione, che è indispensabile per la realizzazione di altri diritti umani”.
Sulla stessa linea gli Stati Uniti: il dipartimento di Stato ha definito l’università dei gesuiti “un centro di ricerca indipendente, all’avanguardia nell’eccellenza accademica, e un simbolo di speranza per il futuro del Nicaragua” e la sua chiusura un esempio della “erosione degli standard democratici e del soffocamento dello spazio civico” nel Paese.
Il superiore dei gesuiti ha auspicato che si aprano “cammini di dialogo basati sulla verità, la libertà e il diritto alla qualità dell’educazione per i giovani e tutto il popolo del Nicaragua”. Ma il regime guidato da Daniel Ortega con la moglie Rosario Murillo è stato sin qui sordo a ogni richiamo alla ragionevolezza.
La repressione nei confronti della Chiesa
Attualmente sono 13 le università che hanno perso l’accreditamento presso lo Stato. Che colpisce, con la chiusura degli atenei indipendenti, possibili voci critiche nei confronti del governo.
In gioventù rivoluzionario sandinista, Daniel Ortega, al quarto mandato, ha poi messo da tempo la Chiesa cattolica nel mirino. Ha confiscato beni ecclesiastici, ha chiuso emittenti radiofoniche e televisive cattoliche, ha disposto l’annullamento della personalità giuridica di 101 ong legate alla Chiesa, ha vietato processioni, ed ha arrestato diversi sacerdoti e religiosi.
L’anno scorso ha espulso il nunzio apostolico, monsignor Waldemar Stanislaw Sommertag, sospendendo così di fatto i rapporti diplomatici con la Santa Sede e rendendo difficile al Palazzo apostolico intervenire per tentare di garantire la locale comunità cattolica. Insieme al nunzio anche 18 missionarie dell’ordine di Madre Teresa di Calcutta erano state espulse.
Il caso del vescovo Alvarez
Il caso più complicato è quello del vescovo Rolando Alvarez, arrestato da un anno. Protagonista del fallito tentativo di dialogo tra Governo e opposizioni nel 2018, con proteste di piazza represse nel sangue, il presule è stato accusato di “organizzare gruppi violenti, per destabilizzare lo Stato e attaccare le autorità costituzionali”. Dapprima agli arresti domiciliari, è stato condannato a 26 anni di carcere dopo che, la scorsa estate, si è rifiutato di salire sull’aereo per gli Stati Uniti organizzato dal regime per 222 oppositori.
Nei mesi scorsi la Santa Sede ha tentato di ottenerne la scarcerazione e il vescovo, a quanto si apprende, ha accettato nel corso del tempo l’idea di lasciare il paese e trasferirsi a Roma. Vi sarebbe stato anche un trasferimento del presule in vista di una sua liberazione, ma senza esito positivo. La trattativa si sarebbe complicata quando Managua ha iniziato a temere Alvarez si trasformi in un capofila dell’opposizione all’estero.
Il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha riferito che il Papa argentino gli ha chiesto di mediare con Ortega. Non è chiaro se questa rivelazione abbia ulteriormente irrigidito la posizione del regime. Che, ora, colpisce l’università dei gesuiti.