La difficile sfida dei Brics: una moneta unica contro il dollaro
di Eugenio OccorsioVolano alte le ambizioni dei Brics (il club di Cina, Russia, Brasile, India e Sudafrica): uno dei due principali punti all’ordine del giorno del summit che inizia oggi a Johannesburg, oltre all’allargamento dell’intesa (ben 23 i candidati), è una nuova moneta comune creata espressamente per opporsi allo “strapotere” del dollaro (e in misura molto minore dell’euro e allo yen) sui mercati globali.
«Multipolarità, libertà economica, nuovo ordine economico mondiale improntato a correttezza ed equità», recitano le comunicazioni ufficiali con cui viene presentata l’iniziativa. Sulla cui attuabilità però pesano molte incognite: «Una moneta ha bisogno di una banca centrale e non si ha idea di dove piazzarla con uno dei Paesi in guerra, e India e Cina perennemente in conflitto per i loro mille chilometri di frontiera himalaya…
Volano alte le ambizioni dei Brics (il club di Cina, Russia, Brasile, India e Sudafrica): uno dei due principali punti all’ordine del giorno del summit che inizia oggi a Johannesburg, oltre all’allargamento dell’intesa (ben 23 i candidati), è una nuova moneta comune creata espressamente per opporsi allo “strapotere” del dollaro (e in misura molto minore dell’euro e allo yen) sui mercati globali.
«Multipolarità, libertà economica, nuovo ordine economico mondiale improntato a correttezza ed equità», recitano le comunicazioni ufficiali con cui viene presentata l’iniziativa. Sulla cui attuabilità però pesano molte incognite: «Una moneta ha bisogno di una banca centrale e non si ha idea di dove piazzarla con uno dei Paesi in guerra, e India e Cina perennemente in conflitto per i loro mille chilometri di frontiera himalayana con tanto di scontri armati», obietta Brunello Rosa, docente alla London School of Economics.
«È la più velleitaria delle iniziative che si possono immaginare», taglia corto Paolo Guerrieri, che insegna a Science Po. «Se pensiamo che l’euro ha richiesto vent’anni di preparativi e non è ancora un processo del tutto compiuto, quale convergenza si può trovare?», chiosa Giampaolo Galli, economista della Cattolica. Oltretutto le politiche economiche dei candidati alla moneta comune non potrebbero essere più diverse: la Russia, per esempio, sta alzando i tassi per risollevare il rublo, la Cina li abbassa per rilanciare la crescita.
Eppure i Paesi del Brics prendono molto sul serio l’idea e continuano a rilasciare dichiarazioni per smentire che si tratti di un ballon d’essai. Lo stesso Putin, a guerra in corso, ha sostenuto la necessità di una nuova moneta per sottrarsi al giogo americano. E ha cominciato a vendere petrolio ai cinesi per bypassare le sanzioni, accettando in pagamento i renmibi. «Il pericolo, del quale probabilmente gli altri non si rendono conto, è di creare un nuovo blocco incentrato sulla Cina, che non a caso parla di “un nuovo G7” spostato a Oriente», commenta l’economista tedesco Daniel Gros. «Da una potenza dominante a un’altra, per di più dotata di una buona dose di assertività, non capisco quale possa essere il vantaggio», dice Gros. Peraltro, scorrendo l’elenco dei candidati ad aderire al “nuovo G7” e quindi in prospettiva alla moneta unica, si trovano i più disparati alleati ora dell’uno ora dell’altro sullo scacchiere mondiale, compresi alcuni Paesi interessati in tempi recenti a una “dollarizzazione” dell’economia: Argentina, Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Siria, Messico, Nigeria, fino ad alcuni degli antichi “non allineati” quali Cuba ed Egitto. Tutti invitati a Johannesburg.
I tentativi in passato non sono mancati, e ancora recentemente l’Argentina ha rilanciato l’esperimento con il Brasile del “Sur”, già più volte fallito. Nell’universo Brics, a ben vedere qualche sinergia esiste, per esempio le risorse naturali di Russia e Brasile possono combinarsi con la capacità industriali della Cina. Ma il vero elemento che accomuna questi Paesi è l’insofferenza per il ruolo di riferimento del dollaro. Per la verità, di “esorbitante privilegio” della moneta Usa, quale usciva dagli accordi di Bretton Woods nel dopoguerra, parlava già Keynes, che infatti propose una moneta alternativa globale chiamata Bancor. Ma anche lui fallì: e se non ci è riuscito Keynes, difficilmente ce la faranno Putin, Lula e Xi Jinping.