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Turchia e Grecia, il disgelo è sempre più vicino: dai confini marittimi ai migranti, il dialogo procede

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan

 (reuters)
Previsti nuovi incontri per trovare una soluzione definitiva sugli storici nodi che dividono le due rivali, a cominciare dalle isole contese
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BERLINO – A piccoli passi, ma decisi, turchi e greci stanno cercando di fare la pace. A margine del vertice Nato di Vilnius, un mese e mezzo fa, era arrivato il primo segnale serio di un disgelo tra i due storici nemici. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il premier greco Kyriakos Mitsotakis avevano segnalato un passo avanti importante nella storica disputa sui confini marittimi e i diritti di sfruttamento economici, dichiarandosi finalmente disponibili a sottoporre alcune questioni alla Corte internazionale dell’Aia.

Il premier greco Kyriakos Mitsotakis

 

Mitsotakis aveva espresso l’ambizione di definire una “roadmap” negoziale e aveva fissato l’Alto consiglio per la cooperazione a ottobre a Salonicco come prossima tappa importante per arrivare a una pace nel Mediterraneo. Ma prima di quell’appuntamento ci sarà anche un incontro tra i ministri degli Esteri dei due Paesi e un…

BERLINO – A piccoli passi, ma decisi, turchi e greci stanno cercando di fare la pace. A margine del vertice Nato di Vilnius, un mese e mezzo fa, era arrivato il primo segnale serio di un disgelo tra i due storici nemici. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il premier greco Kyriakos Mitsotakis avevano segnalato un passo avanti importante nella storica disputa sui confini marittimi e i diritti di sfruttamento economici, dichiarandosi finalmente disponibili a sottoporre alcune questioni alla Corte internazionale dell’Aia.

Il premier greco Kyriakos Mitsotakis

 

Mitsotakis aveva espresso l’ambizione di definire una “roadmap” negoziale e aveva fissato l’Alto consiglio per la cooperazione a ottobre a Salonicco come prossima tappa importante per arrivare a una pace nel Mediterraneo. Ma prima di quell’appuntamento ci sarà anche un incontro tra i ministri degli Esteri dei due Paesi e un nuovo tête-à-tête tra Erdogan e Mitsotakis a fine settembre, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu.

Le pressioni di Usa e Germania

Come anticipato a maggio da Repubblica, Atene e Ankara stanno convergendo soprattutto su impulso degli americani e i tedeschi. Alla luce della guerra in Ucraina e della crisi del gas, Washington e Berlino vogliono veder risolte una volta per tutte la questione delle frontiere economiche che continua a tenere lontani gli investitori dai giacimenti di metano e che ha spinto in passato soprattutto la Turchia ad avanzare minacce belliche e a organizzare provocatorie manovre con le navi militari.

Secondo il quotidiano Kathimerini, Atene è disposta a sottoporre alla Corte dell’Aia proprio il nodo dei confini marittimi e della zona di sfruttamento esclusiva. Ma non vuole cedere sulla smilitarizzazione delle isole, chiesta spesso da Ankara. Sui tempi, Erdogan e Mitsotakis sperano in un verdetto rapido: vorrebbero una decisione entro l’inizio dell’anno prossimo.

L’immigrazione

Freschi entrambi di una rielezione con percentuali trionfali, Mitsotakis e Erdogan hanno già mostrato all’inizio dell’estate di volersi riavvicinare anche su altro un fronte caldo: l’immigrazione. La Turchia ha ricominciato a collaborare nell’Egeo per contenere i migranti che vogliono raggiungere l’Europa. Tra giugno e luglio sono oltre 4.200 i migranti fermati nel Mediterraneo, altri sono stati bloccati nel tentativo di attraversare il fiume Evros.

Un altro eterno oggetto del contendere è Cipro. Anche da lì sembrano arrivare segnali di disgelo. Il 31 luglio Mitsotakis ha incontrato il presidente cipriota, Nikos Chritodoulides, per rinnovare l’impegno a trovare una soluzione pacifica per la zona settentrionale, occupata dal 1974 dalla Turchia. Il premier conservatore ha espresso l’auspicio che si possano “riavviare i negoziati sotto l’egida del segretario generale dell’Onu”.

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