La fronda dei ribelli repubblicani che sognano di scaricare Trump
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK — Ma se alla fine fosse proprio il Partito repubblicano a scaricare Trump? D’accordo, in questo momento sembra fantascienza, perché tutti i sondaggi confermano l’inevitabilità della sua nomination alle presidenziali del prossimo anno. I mal di pancia però ci sono, iniziano a manifestarsi in pubblico, e anche se sono pochi e timidi, non si può escludere che la convenienza alla fine spinga il Gop a compiere scelte impensabili.
L’ex presidente ha annunciato che non parteciperà al primo dibattito repubblicano di domani a Milwaukee, e forse anche ai successivi, perché gli elettori lo conoscono, è in netto vantaggio e non ha interesse a dare ai rivali un’occasione per recuperare. Si capisce, è una logica seguita in passato da altri candidati, ma è comunque un pugno nella pancia del Gop: Donald in sosta…
NEW YORK — Ma se alla fine fosse proprio il Partito repubblicano a scaricare Trump? D’accordo, in questo momento sembra fantascienza, perché tutti i sondaggi confermano l’inevitabilità della sua nomination alle presidenziali del prossimo anno. I mal di pancia però ci sono, iniziano a manifestarsi in pubblico, e anche se sono pochi e timidi, non si può escludere che la convenienza alla fine spinga il Gop a compiere scelte impensabili.
L’ex presidente ha annunciato che non parteciperà al primo dibattito repubblicano di domani a Milwaukee, e forse anche ai successivi, perché gli elettori lo conoscono, è in netto vantaggio e non ha interesse a dare ai rivali un’occasione per recuperare. Si capisce, è una logica seguita in passato da altri candidati, ma è comunque un pugno nella pancia del Gop: Donald in sostanza dice che il partito è lui e farà come gli pare.
Nel 2016 i repubblicani avevano accettato di firmare questo faustiano patto col diavolo, un po’ perché non avevano alternative, in quanto i voti li aveva lui, e un po’ perché il desiderio di fermare Hillary Clinton era prioritario. Poi hanno visto che il patto includeva la cancellazione della democrazia più antica del mondo moderno, assalto al Congresso incluso, ma neanche questo è bastato a convincerli che non possono sottoscriverlo di nuovo adesso. Il problema però è pratico, perché con Trump il Gop ha perso le ultime tre elezioni, midterm 2018, presidenziali 2020 e midterm 2022, e ora rischia di perdere la quarta. Questo è il motivo per cui il senatore della Louisiana Bill Cassidy si è azzardato a dire alla Cnn che Donald dovrebbe ritirarsi: «Perderà con Biden, se guardi ai sondaggi attuali. E l’incriminazione per i documenti segreti è un caso facile per la condanna».
Cassidy aveva votato a favore del secondo impeachment e quindi è un “traditore”, però ha un ruolo ufficiale e importante nel partito. Se trova il coraggio di alzare il dito, è probabile che il numero degli scontenti silenziosi sia più alto. Il governatore del New Hampshire Chris Sununu, erede di una dinastia repubblicana tradizionale, sul New York Times si è azzardato a scrivere come Trump potrebbe essere battuto alle primarie: «Il 30% del nostro elettorato è fermamente in suo favore, ma il 60% è aperto ad altri candidati. Se dopo l’Iowa gli avversari si ridurranno a tre o quattro, sarà possibile fermarlo in New Hampshire».
L’ultimo rilevamento pubblicato a Des Moines lo dà avanti di 23 punti su Ron DeSantis, ma la specialista locale Ann Selzer dice che le distanze sono più ravvicinate, perché l’uso delle seconde scelte nei caucus potrebbe spingere i rivali. Uno studio pubblicato dall’Atlantic arriva a sostenere che in realtà le incriminazioni non hanno aiutato Trump come sembra tra i repubblicani, perché i sondaggisti hanno posto le domande sbagliate.
Perciò sullo sfondo resta il sogno che il Gop scarichi Donald e vada alle elezioni con un altro candidato, scombinando anche i piani dei democratici. È fantascienza, o suicidio, ma se i repubblicani si convincessero che con lui perderebbero comunque, potrebbero essere tentati. Trump correrebbe da indipendente, però al candidato del Gop basterebbe togliergli pochi punti per condannarlo alla sconfitta definitiva. Il partito regalerebbe la Casa Bianca ai democratici, ma tanto l’avrebbe persa lo stesso. Così invece potrebbe ricostruirsi, partendo dal merito di aver salvato la democrazia.