Il trionfo delle donne consacra la Spagna Paese dell’uguaglianza
di Enric Julianaepa
La vittoria della nazionale spagnola di calcio femminile ai mondiali celebrati a Sydney consente di capire meglio il risultato delle ultime elezioni politiche in Spagna dello scorso 23 luglio, quelle elezioni, tanto seguite in Italia, in cui la “formula Meloni”, l’alleanza dell’estrema destra con la destra classica, ha subito uno stop. Il calcio femminile comincia a essere realmente popolare in Spagna, dopo tanti anni ai margini. La prima squadra di calcio femminile nel Paese fu fondata a Barcellona nel 1914 e prese il nome di Spanish Club Girl’s. Fu un’esperienza brevissima. Durante la dittatura, i notiziari cinematografici del franchismo (il No-Do, il corrispettivo dell’Istituto Luce), si burlavano delle donne che giocavano a calcio in altri Paesi.
La vittoria della nazionale spagnola di calcio femminile ai mondiali celebrati a Sydney consente di capire meglio il risultato delle ultime elezioni politiche in Spagna dello scorso 23 luglio, quelle elezioni, tanto seguite in Italia, in cui la “formula Meloni”, l’alleanza dell’estrema destra con la destra classica, ha subito uno stop. Il calcio femminile comincia a essere realmente popolare in Spagna, dopo tanti anni ai margini. La prima squadra di calcio femminile nel Paese fu fondata a Barcellona nel 1914 e prese il nome di Spanish Club Girl’s. Fu un’esperienza brevissima. Durante la dittatura, i notiziari cinematografici del franchismo (il No-Do, il corrispettivo dell’Istituto Luce), si burlavano delle donne che giocavano a calcio in altri Paesi.
Il calcio femminile ricomparve solo negli anni 70, quando il regime del caudillo si avvicinava alla fine. Fino al 1983 non ricevette nessun riconoscimento ufficiale e ha incominciato a prendere forza negli ultimi 5 anni. Ancora una volta il suo centro propulsore è stato la città di Barcellona. Il 30 marzo 2022 91mila spettatori sono accorsi al Camp Nou per assistere dal vivo alla partita che vedeva le giocatrici del Barcellona fronteggiarsi con quelle del Real Madrid. È stato un boom rapidissimo: nell’agosto del 2023 la nazionale spagnola, composta per un terzo da giocatrici del Barcellona, ha portato a casa il mondiale.
Esiste un chiaro parallelismo fra il crescente successo sociale del calcio femminile e l’evoluzione della questione femminile in Spagna. Alcuni mesi fa, in occasione del Forum di dialogo Spagna-Italia, che si tiene tutti gli anni, il sociologo Claudio Pagnoncelli ha presentato a Roma un interessante studio sociologico dell’Ipsos sulle somiglianze e le differenze fra i due Paesi. Le preoccupazioni principali sono le stesse: disoccupazione, inflazione, povertà e disuguaglianza, sanità, tasse e corruzione. Nello studio compariva un’unica differenza importante: la percezione dell’uguaglianza fra uomini e donne nei due Paesi. Secondo l’Ipsos, il 72% degli spagnoli ritiene che il suo Paese abbia fatto abbastanza progressi nel riconoscimento dell’uguaglianza per le donne; in Italia, solo il 49% pensa la stessa cosa.
La questione dei diritti delle donne occupa un ruolo centrale nel dibattito pubblico spagnolo da vent’anni a questa parte. Fu il dirigente socialista José Luis Rodríguez Zapatero a premere sull’acceleratore della politica femminista nel 2004, accompagnata da un coraggioso riconoscimento dell’omosessualità. Vent’anni fa migliaia di persone manifestarono per le strade di Madrid contro la legalizzazione del matrimonio gay. Due decenni dopo, essere invitati a un matrimonio fra due uomini o due donne è diventato un evento sociale apprezzato dalla borghesia spagnola. Le coppie omosessuali possono adottare figli senza nessun ostacolo legale. L’ampliamento della legge sull’aborto, osteggiato dalla destra, è appena stato convalidato da una sentenza favorevole del Tribunale costituzionale.
Tuttavia, abbiamo assistito anche a un movimento di reazione. Il vettore di questa reazione si chiama Vox, il partito amico di Fratelli d’Italia, la formazione che Giorgia Meloni avrebbe gradito veder salire al governo in Spagna. Vox ha contestato duramente il discorso femminista, negando che le aggressioni contro le donne possano essere definite «violenza maschilista»: secondo la formazione di estrema destra, si dovrebbe parlare di «violenza intrafamiliare». Non è un dibattito puramente razionale, è qualcosa di istintivo: Vox si è trasformato nell’espressione politica di un orgoglio maschile ferito dalla velocità dei cambiamenti in Spagna.
Il voto delle donne e dei catalani è stato decisivo nelle ultime elezioni legislative spagnole. Le donne votano in maggioranza il Psoe e Sumar, gli uomini il Partito popolare e Vox. Fra le donne, Sánchez ha dieci punti percentuali di consensi in più che tra gli uomini. Si calcola che a livello nazionale siano 750mila le donne di classe media fra i 40 e i 60 anni che alle elezioni locali di maggio avevano votato il Pp (centrodestra tradizionale) ma a luglio hanno dato il loro consenso ai socialisti, per paura che Vox entrasse nel governo e riducesse i loro diritti.
È in questo contesto che è arrivata la vittoria del calcio femminile spagnolo ai mondiali di Sydney. Un vero e proprio evento nazionalpopolare, con manifestazioni di gioia in tutto il Paese. Un successo offuscato da un gesto mascolino che appartiene al passato. Per festeggiare la vittoria, il presidente della Federazione calcio spagnola, Luis Rubiales, ex calciatore oggi trasformato in funzionario del pallone, ha baciato sulla bocca la giocatrice Jenni Hermoso senza il suo consenso. Tutta la Spagna si è indignata e molti chiedono le sue dimissioni. È stata la macchia sulla nobile impresa. Il vecchio che non si decide a morire mentre il nuovo, l’uguaglianza della donna, si consolida. Oggi è impossibile comprendere la Spagna senza tener conto della vitalità del suo impeto femminile.
Enric Juliana è vicedirettore de “La Vanguardia”
(Traduzione di Fabio Galimberti)