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Al via in Sudafrica il vertice dei Brics: Xi vuole un nuovo G7 a guida cinese

(afp)
Al summit dei “non allineati” Putin parteciperà ia video a causa dell’incriminazione per i reati di guerra commessi in Ucraina
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New york — L’obiettivo della Cina, e del suo vassallo russo, è chiaro: trasformare i Brics nel rivale geopolitico del G7, andando oltre i comuni interessi economici, per creare un blocco da contrapporre al potere occidentale in generale e americano in particolare. L’ambizione di allargare l’alleanza, però, rischia di diventare il boomerang che ne mette in evidenza le contraddizioni e quindi ne limita gli scopi, proprio perché manca della coesione politica, economica e culturale dei sette grandi.

Tanto il Financial Times, quanto il New York Times, hanno scritto che il presidente Xi è andato a Johannesburg di persona per il vertice in programma da oggi a giovedì, perché vuole spingere Brasile, Russia, India e Sudafrica a diventare con la Cina il nucleo fondante di un blocco rivale del G7, corteggiando in particolare il Sud globale. Il gruppo rappresenta un quarto della ricchezza mondiale e il 42% della popolazione, e quindi il primo obiettivo è salire ad una fetta di pil globale simile…

New york — L’obiettivo della Cina, e del suo vassallo russo, è chiaro: trasformare i Brics nel rivale geopolitico del G7, andando oltre i comuni interessi economici, per creare un blocco da contrapporre al potere occidentale in generale e americano in particolare. L’ambizione di allargare l’alleanza, però, rischia di diventare il boomerang che ne mette in evidenza le contraddizioni e quindi ne limita gli scopi, proprio perché manca della coesione politica, economica e culturale dei sette grandi.

Tanto il Financial Times, quanto il New York Times, hanno scritto che il presidente Xi è andato a Johannesburg di persona per il vertice in programma da oggi a giovedì, perché vuole spingere Brasile, Russia, India e Sudafrica a diventare con la Cina il nucleo fondante di un blocco rivale del G7, corteggiando in particolare il Sud globale. Il gruppo rappresenta un quarto della ricchezza mondiale e il 42% della popolazione, e quindi il primo obiettivo è salire ad una fetta di pil globale simile a quella dell’alleanza occidentale. Per riuscirci bisogna aprire la porta a nuovi membri, visto che circa 40

Paesi hanno espresso l’interesse ad entrare e 23 hanno fatto domanda. Il primo obiettivo è l’Arabia Saudita, anche perché minerebbe lo storico sistema delle alleanze mediorientali degli Usa, già scosso dalle tensioni fra il presidente Biden e il principe ereditario Mohammed bin Salman. Ma poi anche Egitto, Argentina, Indonesia o magari Iran, e qui già balza agli occhi la difficoltà di mettere Riad e Teheran allo stesso tavolo. Putin, costretto a partecipare via video a causa dell’incriminazione per i reati di guerra commessi in Ucraina, ha lo scopo immediato di dimostrare che non è completamente isolato, e quello a lungo termine di costruire qualcosa di analogo alla contrapposizione tra sfere di influenza durante la Guerra Fredda. L’indiano Modi, leader di un Paese già guida dei non allineati, non ha però così fretta di mettersi al servizio delle ambizioni egemoniche della Cina, mentre il brasiliano Lula ha dichiarato di voler creare una moneta comune, perché il suo interesse primario è smantellare il dominio finanziario del dollaro, anche se per ovvie ragioni geografiche non può e non vuole rompere con Washington. L’ospite sudafricano Ramaphosa ha avvertito alla vigilia che il suo Paese «non si lascerà trascinare in una competizione tra potenze mondiali», anche perché ha già in programma un incontro con gli Usa per discutere un accordo commerciale continentale.

A questi problemi di geometria geopolitica ne vanno aggiunti altri di natura pratica. La corsa della Cina alla crescita sta rallentando, così come quella demografica, e non mancano le voci di chi vorrebbe riorientare verso l’interno le risorse stanziate per la Via della Seta. La Russia, boicottando l’accordo sul grano con l’Ucraina, sta affamando il Sud globale che vorrebbe sedurre, e le offerte di forniture bilaterali non bastano a placare i risentimenti. I criteri di ingresso per i nuovi membri non sono ancora stabiliti, ma Brasile e Sudafrica non vogliono diluire il loro peso e chiedono adesione ai programmi della New Development Bank, più altre condizioni.

Il dipartimento di Stato dice di avere un approccio aperto, ma intanto Washington lavora alle alternative, come il vertice del fine settimana a Camp David con Giappone e Corea del Sud, o il Quad, che spinge l’India quanto meno a tenere il piede in due scarpe. Biden poi punta ad incontrare Mohammed bin Salman al G20 di Delhi, per discutere la normalizzazione dei rapporti con Israele in cambio di garanzie di sicurezza nucleari, una tentazione forte per il principe a non sbilanciarsi troppo. Dunque la sfida che Cina e Russia vogliono lanciare usando i Brics è reale e pericolosa, ma l’esito non è scontato.

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